L’elenco dei preti pedofili spostati, delle denunce che hanno cercato di insabbiare, dei casi ignorati, è enorme. Dietro la tolleranza zero, sbandierata da anni da Vaticano e vescovi italiani, spesso le vittime si son ritrovati davanti ad una realtà ben diversa.
Ha destato scalpore il gesuita Rupnik così come le vicende di don Rugolo a Enna. Ma sono molte altre. In provincia di Chieti, nonostante la vicenda sia stata resa nota da due quotidiani nazionali (Repubblica e un’inchiesta di Federica Tourn sul Domani), è caduta nel vuoto la denuncia anni fa che un prete (preside di una scuola privata) partecipava a videochat con un ragazzo abusato da un prete siciliano. Abbiamo dedicato vari articoli alla vicenda ma nulla, tutto caduto nel vuoto.
Ad inizio febbraio di quest’anno è morto don Marino Genova, condannato con sentenza passata in giudicato per gli abusi perpetrati contro Giada Vitale. Don Marino, nonostante la condanna penale, fino a poco tempo prima della morte ha celebrato Messa e ha potuto continuare “serenamente” il suo ministero. La vita di Giada è, invece, segnata dal dramma e dalla devastazione degli abusi subiti. È un copione che si ripete, negli anni, per tante vittime: vedere il proprio abusatore che continua “serenamente” la propria vita ecclesiastica, a volte con solo brevi stop (don Marino ha scontato la condanna con alcuni anni di carcere), e non ridotto allo stato laicale neanche dopo condanne definitive mentre loro rimangono segnati per sempre.
Tre anni fa il primo report della CEI fu oggetto di pesanti critiche e la realtà dietro il paravento delle apparenze fu smontato da Rete L’Abuso, Coordinamento ItalyChurchToo e alcune inchieste giornalistiche indipendenti.
Rete L’Abuso lo scorso 23 ottobre ha diffuso il secondo Report, inviato per conoscenza a tutti i Garanti regionali per l’infanzia. Riportiamo i paragrafi relativi ad Abruzzo e Molise.
L’Abruzzo registra un totale di 36 casi di cui; 4 nella provincia di Chieti; 12 in quella de L’Aquila; 10 in quella di Pescara; 10 in quella di Teramo.
Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 113 di cui 18 donne, 95 uomini. Di queste 4 sono adulti vulnerabili, 1 persone con disabilità, 108 di queste sono minorenni.
Le categorie di casi; 36 sono sacerdoti.
Per quanto riguarda la situazione penale, su 36 casi; 29 è il sommerso; 0 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 4 condannati in via definitiva; 1 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.
Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 3 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 32 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.
Il Molise registra un totale di 16 casi di cui; 8 nella provincia di Campobasso; 8 in quella di Isernia.
Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 146 di cui 7 donne, 139 uomini. Di queste 11 sono adulti vulnerabili, 0 persone con disabilità, 135 di queste sono minorenni.
Le categorie di casi; 14 sono sacerdoti; 0 è suora, 2 sono catechisti, 0 sono laici, 0 scout.
Per quanto riguarda la situazione penale, su 16 casi; 13 è il sommerso; 1 attualmente denunciati; 1 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 0 condannati in 1° grado; 0 condannato in 2° grado; 1 condannati in via definitiva; 0 prescritti; 0 reo confesso; 0 pregiudicato; 0 condannato in sede civile; 0 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 0 sono stati archiviati.
Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 2 avviati; 1 mai avviati; dei restanti 13 non si hanno dati; 0 risultano condannati in sede canonica.





