«Tua mamma è scema, non capisce nulla» «La testa nel bagno ti metto prima o poi» «Ha rotto, poi si lamentano dei femminicidi» «Se uno è arrivato a quel punto un motivo ci sarà, sta esasperato, non è che gli uomini sono matti, la televisione e la politica hanno stufato». Franca, dopo anni di botte, occhi neri, lividi, urla, insulti, si è ribellata e ha allontanato l’ex dalla casa comune. Ha dei figli piccoli e, dopo quella che ha considerato una ribellione al suo potere di padre-marito-padrone, lui con insulti irriferibili e frasi come queste ogni giorno parla tenta di denigrarla con i figli. E ogni giorno, ogni occasione in cui si incrociano lui continua ad urlare insulti di ogni tipo contro lei, la sua famiglia e gli amici di lei.
Ilenia era diciassettenne quando ebbe due colloqui e subì tentativi di abusi sessuali. E per due volte si è imbattuta in fidanzati che hanno diffuso online foto e video intimi. Nel momento in cui ha denunciato è stata letteralmente processata da chi ha raccolto la denuncia e poi dai compaesani, l’epiteto meno grave è stato strega. Oltre ad escrementi che vicini di casa le hanno gettato sulla cassetta della posta o di fronte l’uscio di casa.
Liliana venne dal Brasile e finì vittima delle reti della tratta. Riuscì a liberarsi e iniziò a costruirsi una nuova vita. Finché finì prigioniera di un aguzzino che, in nome della gelosia e del possesso maschile, la riempiva di botte e la rinchiudeva in casa. È finita al Pronto Soccorso con il naso spaccato, il volto sanguinante e fratture in varie parti del corpo.
Adele si è ritrovata l’ex camminando per strada. Lui ha tentato di picchiarla, scagliandosi anche contro la figlia piccola, per poi investirla con l’auto a folle velocità.
Brigitta è riuscita a fuggire dopo anni in cui periodicamente si recava al Pronto Soccorso, accompagnata dal suo carnefice-carceriere, che ogni volta raccontava di cadute in ogni angolo di casa.
Paolina scoprì una domenica pomeriggio, ricevendo centinaia di messaggi, che sue foto per strada e in luoghi all’aperto erano state ritoccate, “sessualizzate”, era stata “denudata” e data in pasto (insieme al suo numero di cellulare) al branco dei depravati e dei perversi che alimentano le piattaforme online dello stupro virtuale.
Queste sono storie di alcune sopravvissute alla violenza maschile contro le donne di cui abbiamo avuto notizia in questi anni. I nomi e alcune circostanze sono stati modificati per motivi di sicurezza. E che debbano essere le vittime a nascondersi e non i carnefici rende plasticamente il livello che quest’asocietà sta vivendo.
«La violenza di genere riguarda tutti noi. I dati del Ministero dell’Interno ci dicono che ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio partner o ex partner: donne del Nord e del Sud Italia, giovanissime o anziane, in condizioni di disagio o meno. Anche l’Istat mostra che il 31,5% delle donne dichiara di aver subito, nel corso della vita, una violenza fisica o sessuale – ha sottolineato in occasione dello scorso 25 novembre, Giornata pe l’eliminazione della violenza maschile contro le donne, Anna Bosco, assessora alle politiche sociali del Comune di Vasto – Questi numeri nascondono storie diverse, ma tutte segnate dallo stesso modello culturale: un modello che legittima il potere degli uomini sul corpo e sulle scelte delle donne. Un modello che dobbiamo smantellare attraverso una rivoluzione culturale, da avviare fin da quando i nostri bambini sono piccoli. Per questo ringrazio tutte le associazioni che con l’Amministrazione Comunale ed il CAV, le forze dell’ordine e la Asl stanno portando avanti importanti attività di sensibilizzazione».
«Troppe donne ancora subiscono discriminazioni, ingiustizie e violenze. Troppi diritti vengono messi in discussione, a partire da quello del lavoro: il nostro paese è l’ultimo in Europa per occupazione femminile: Il 2024 ha chiuso infatti con l’occupazione femminile al 53%, contro una media Ue del 69,3%: il valore più basso tra i 27 dell’Unione (dati Istat-Cnel) – ha sottolineato Bosco in occasione dello scorso 8 marzo – la differenza di genere riguarda non solo l’accesso al mondo del lavoro, ma si riverbera sulle tipologie di contratti e di ruoli una volta in azienda». «Il rispetto non si regala una volta all’anno: si pratica, ogni giorno – proseguì la riflessione dell’amministratrice vastese – Spesso, chi vive queste situazioni non ha la forza di denunciare da solo e ha bisogno del nostro supporto, della nostra attenzione e della nostra volontà di agire. Il silenzio non protegge: mette solo a rischio altre vite».
Un gesto concreto di impegno a sostegno delle donne vittime e per l’eliminazione della violenza maschile è avvenuto dall’Amministrazione vastese proprio il 25 novembre di quest’anno. «Un passo decisivo per la tutela e la sicurezza delle donne che subiscono violenza perché la Giunta comunale di Vasto ha approvato l’istituzione della Casa Rifugio, ovvero una struttura che sarà operativa dal 2026 e che offrirà protezione, accoglienza e sostegno alle donne, e ai loro bambini, che vivono situazioni di maltrattamento – ha sottolineato l’assessora Anna Bosco – un impegno concreto, un luogo sicuro, lontano dalla paura, in cui poter ritrovare dignità, autonomia e la possibilità di ricominciare. Come amministrazione, abbiamo il dovere di rafforzare la rete di prevenzione e protezione già attiva sul territorio. Questo nuovo servizio sarà un tassello fondamentale, in collaborazione con il Centro Antiviolenza, le forze dell’ordine, il tribunale, l’ASL e tutte le istituzioni coinvolte. Ricordiamo sempre che la violenza di genere non è un fatto privato, ma è un problema sociale! E come tale va affrontato, con responsabilità e con azioni concrete».
La violenza contro le donne è in aumento, un crimine maschile e non certo una questione femminile da relegare a benzina per le chiacchiere retoriche di due giorni l’anno. Ma questa consapevolezza appare mancare, c’è necessità di impegni molto più grandi, veri, profondi. «I dati riportati dall’Istat nel 2025 parlano di oltre 6 milioni di persone che dichirano di aver subito violenza fisica o sessuale tra i 15 ed i 75 anni. La violenza non inizia con un femminicidio: il femminicidio e l’atto finale, il culmine della violenza nella grande percentuale dei casi. È l’ultimo atto di un processo fatto di controlli, dipendenza, stereotipi, molestie, violenza psicologica e fisica – ha sottolineato l’assessora Bosco – spesso la radice del problema è uno stereotipo accettato troppo presto».
Il 25 novembre è ormai passato, il calendario è andato avanti, cammina a passo spedito verso un altro 25 del mese, il giorno di Natale. A cui seguiranno le feste per l’arrivo del nuovo anno e l’Epifania. Il dilagare di battute sessiste, di denigrazione di donne, sfruttando la figura della Befana fa capire quanto impegno culturale quotidiano è necessario. E ci sono tante, troppe donne, che non vivranno questi giorni di festa. Perché uccise o perché per loro saranno giorni di inferno, violenza, prigionia come tutti gli altri. Ecco perché, settimane dopo la “Giornata” e mesi prima la “Festa” dell’8 marzo è necessario continuare a parlarne, denunciare, impegnarsi, essere parte attiva della decostruzione del «modello che legittima il potere degli uomini sul corpo e sulle scelte delle donne», di ogni privilegio, pretesa, violenza che ne è avvelenato, criminale e anche mortale conseguenza.




