Siamo fantasmi intrappolati in una burocrazia che uccide la dignità prima ancora che lo facciano i clan», esordisce il testimone.
Al centro della denuncia ci sono le gravissime carenze del Servizio Centrale di Protezione, con particolare riferimento al buco nero del cambio delle generalità, un meccanismo che dovrebbe garantire una nuova vita e che invece si traduce in una paralisi totale della persona su tre fronti fondamentali:
Il calvario lavorativo: Il mancato o tardivo allineamento dei dati tra la vecchia e la nuova identità impedisce l’accesso ai concorsi, l’assunzione nel settore privato e la continuità contributiva. Chi ha denunciato si ritrova senza passato professionale e senza possibilità di futuro.
Le difficoltà burocratiche nel trasferimento dei fascicoli sanitari sotto la nuova identità creano vuoti terapeutici inaccettabili. Curarsi, ottenere prescrizioni o accedere a visite specialistiche diventa un percorso a ostacoli che mette a rischio la salute stessa dei protetti.
L’abbandono psicologico completa il tutto.
Il trauma dello sradicamento, la perdita della propria storia e la paura costante non trovano un supporto psicologico adeguato e continuativo da parte dello Stato. L’assistenza è frammentaria, spesso inesistente, lasciando intere famiglie nell’isolamento più assoluto.
Il prezzo altissimo che pagano i figli dei testimoni di giustizia resta una ferita che mai si potrà rimarginare.
L’appello al Presidente del Consiglio
Dal testimone parte un attacco frontale all’ipocrisia delle celebrazioni ufficiali:
Presidente del Consiglio, è diventato del tutto inutile, anzi offensivo, commemorare ogni anno le vittime di mafia con discorsi solenni, se poi lo Stato abbandona i testimoni di giustizia vivi. La lotta alla mafia non si fa con le corone di alloro, ma garantendo la dignità e la sicurezza di chi ha creduto nelle istituzioni. Oggi il sistema di protezione è fallito da anni.
Soldi buttati per una falsa protezione, un sistema che sulla carta è perfetto ma nell’applicazione fa acqua da tutte le parti.
Il silenzio dall’attuale Commissione parlamentare Antimafia è il sigillo sul l’abbandono dei testimoni di giustizia.
Usa e getta, questo è il timbro che viene messo sui fascicoli al Ministero dell’Interno.
Ormai in pochissimi denunciano, e chi lo fa viene condannato a una morte civile. Se il ricorso ai testimoni rischia l’estinzione, la colpa è della politica che ci ha dimenticati».
Ed oggi questa politica ha un nome Molteni.
Un Presidente della Commissione ex art 10 che sta finendo di distruggere i testimoni di giustizia, dalle mancate audizioni previste per legge alle valutazioni punitive in termini di reinserimento sociale.
Il governo ci ha messo la firma sulla distruzione della figura del testimoni di giustizia.
39 articoli, zero risposte: Colosimo celebra, i Testimoni di Giustizia aspettano






