Il pestaggio di un migrante avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 aprile nel centro storico è soltanto un episodio isolato oppure il segnale di qualcosa di più profondo, di più malato, di più pericoloso?
A porre il tema è il Partito Comunista dei Lavoratori – Molise, che collega l’aggressione avvenuta a Isernia ad altri episodi di violenza contro i migranti registrati in Italia, richiamando in particolare i fatti di Taranto e Modena.
Secondo quanto emerso, l’aggressione contro il giovane migrante sarebbe stata compiuta da tre giovani isernini, due dei quali minorenni. Un fatto che ha provocato indignazione in città e che, secondo il PCL Molise, dimostra anche la tenuta civile di una comunità che non intende voltarsi dall’altra parte. Ma proprio questa indignazione non può bastare. Il PCL Molise chiede infatti se si sia trattato di un fatto casuale o se, invece, la vittima sia stata colpita anche perché straniera, perché migrante, perché percepita come più debole, più sola, più esposta.
Nella nota viene richiamato il caso di Taranto, dove un branco avrebbe agito, secondo la ricostruzione richiamata dal PCL, “a caccia di migranti”. Un contesto drammatico che avrebbe portato alla morte del bracciante Sako, lavoratore sfruttato e colpito mentre si recava al lavoro. A Isernia, fortunatamente, la vittima non ha avuto lo stesso tragico destino. Ma il parallelismo, secondo il PCL Molise, impone comunque una riflessione: da dove nasce questa barbarie contro un migrante in una città dove episodi simili appaiono, almeno finora, abbastanza inediti?
Il comunicato richiama anche il caso di Modena, dove un cittadino di seconda generazione, con problemi mentali, si è reso autore di un grave atto criminale. Ma qui il PCL Molise introduce una distinzione fondamentale: se un migrante delinque, non si può criminalizzare un’intera comunità. Allo stesso modo, se un isernino commette un reato, non tutti gli isernini possono essere considerati delinquenti. Il PCL Molise attacca duramente quello che definisce lo “sciacallaggio” delle destre, in particolare della Lega di Matteo Salvini, accusate di alimentare un linguaggio pubblico sempre più ostile, aggressivo e disumanizzante nei confronti dei migranti.
Il PCL Molise parla di “teste vuote” e invita a comprendere se questi comportamenti siano una conseguenza diretta o indiretta della propaganda xenofoba che, secondo il partito, viene alimentata da settori della destra e dell’estrema destra. Una propaganda che punta sull’ignoranza, sulla paura, sulla rabbia sociale indirizzata contro chi ha meno, contro chi è più fragile.
Questo tragico episodio è un segnale che anche Isernia si sta infestando con tale virus?
Se sì, è bene iniziare ad alzare la guardia, per isolare e mettere in condizione di non nuocere chi fomenta l’odio indiscriminato verso i migranti, anche per prevenire simili degenerazioni, incrementare le attività di conoscenza reciproca e di relazione con i migranti nell’ambito della comunità locale (anche facendo conoscere le loro storie individuali), in primis tentando di rieducare alla civiltà i ragazzini di Isernia che cadono nella trappola di queste idiozie xenofobe e fasciste.
L’assenza di giuste politiche dell’accoglienza genera ulteriori degradi in combinato disposto con le criminalità organizzate dal capitale e i padroni che ne approfittano.
L’assenza di politiche dell’accoglienza giuste e strutturate, secondo la nota, produce degrado e abbandono. E in quel vuoto si inseriscono lo sfruttamento, le criminalità organizzate, i padroni che approfittano della vulnerabilità dei lavoratori migranti e la guerra tra poveri. Una guerra utile soltanto a chi trae profitto dalla divisione, dalla paura, dalla solitudine.
Per il PCL Molise, isernini e migranti possono vivere insieme in pace. Una convivenza che va costruita, difesa, scelta ogni giorno. Il pestaggio del migrante a Isernia non può essere trattato come una rissa qualunque. È un campanello d’allarme.
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