Cosa c’è di tremendo dentro i file del caso Epstein? Quale ricatto hanno i sionisti per allargare il conflitto e farci rischiare una guerra atomica per l’utopia della grande Israele?
Gli USA non possono perdere contro l’Iran e la possibilità di usare l’atomica è sempre più concreta. Se lo fanno loro sarà sdoganata questa possibilità anche per Cina ( Taiwan) e Russia ( Ucraina).Se qualcuno, ed in particolare il popolo americano, riesce a far desecretare i file ed eliminare questo ricatto che ci può precipitare nel baratro, sarebbe cosa buona e giusta.Noi possiamo solo boicottare tutto ciò che viene dallo Stato sionista e razzista che ci sta portando tutti alla rovina.Una regia satanica guida in questo momento la storia ed i nani e ballerine che ci governano sono del tutto inadeguati ad evitare il disastro.Stiamo scherzando con il fuoco e l’incendio può scoppiare da un momento all’altro
Nelle parole durissime di Lucio Pastore, il caso Epstein, i presunti ricatti internazionali, l’escalation contro l’Iran e il ruolo di Israele si intrecciano in un quadro inquietante, dove il rischio di una guerra atomica non appare più come una fantasia.
È da questo nodo politico, morale e internazionale che prende forma il ragionamento di Pastore, affidato a un testo che non cerca la mediazione. Sceglie l’accusa frontale, un linguaggio netto, una denuncia radicale.
Nel suo intervento, il riferimento ai file del caso Epstein diventa il simbolo di una zona oscura del potere, di forti complicità e condizionamenti che potrebbe incidere sugli equilibri internazionali. Pastore pone una domanda brutale: cosa c’è davvero dentro quei file e fino a che punto eventuali segreti, ricatti o compromissioni possono influenzare le scelte delle grandi potenze?
L’altro fronte è quello dell’Iran. Per Pastore, l’escalation militare non può essere letta come un semplice episodio o come uno scontro circoscritto. Rappresenta uno dei punti più delicati e pericolosi dell’attuale scenario mondiale. Il rischio denunciato è che gli Stati Uniti, una volta trascinati fino a un certo livello di coinvolgimento, ritengano di non potere più arretrare senza subire una sconfitta politica, strategica e simbolica. Proprio questa logica, secondo Pastore, rende terrificante lo scenario.
Nel testo emerge un timore preciso: l’uso dell’atomica, oggi ancora relegato all’estremo dell’impensabile. Pastore avverte che una rottura avrebbe conseguenze irreversibili. Se una potenza occidentale arrivasse a oltrepassare quella soglia, verrebbe meno anche l’ultimo argine morale e strategico che ha finora impedito una piena normalizzazione dell’opzione nucleare. Altre potenze potrebbero sentirsi autorizzate a fare altrettanto in altri teatri di crisi, da Taiwan all’Ucraina, aprendo una stagione di destabilizzazione globale senza precedenti.
Pastore individua in Israele uno degli attori più pesanti e controversi della fase attuale. Attribuisce allo Stato israeliano una spinta verso l’allargamento del conflitto e verso una politica di guerra sempre più aggressiva.
La denuncia non si ferma ai singoli governi o ai singoli conflitti. Colpisce anche la qualità della classe dirigente occidentale. Pastore descrive un mondo guidato da figure politiche incapaci di reggere il peso storico del proprio ruolo, subordinate alle logiche di potenza, prive della lucidità necessaria per evitare il peggio. Il mondo, per Pastore, è nelle mani di poteri irresponsabili e di leader inadeguati.
Rompere il silenzio su ciò che può essere nascosto nei file Epstein significherebbe spezzare una possibile catena di ricatti e condizionamenti che pesa sulle scelte internazionali. La desecretazione dei documenti può assumere un valore politico enorme, un tentativo di togliere ossigeno a quei meccanismi opachi che alimentano la spirale del conflitto.
Resta la proposta del boicottaggio come forma di opposizione civile. Davanti a un ordine mondiale percepito come corrotto, manipolato e pericoloso, l’unica risposta possibile, sarebbe quella di sottrarre consenso e legittimazione ai soggetti politici ritenuti corresponsabili dell’escalation.
Nelle parole di Lucio Pastore non c’è spazio per l’ottimismo, per le rassicurazioni o per il lessico anestetizzato delle cancellerie. C’è l’idea di un mondo che sta giocando con il fuoco e che potrebbe scoprire troppo tardi di non essere più in grado di controllare l’incendio.
Fino a che punto i conflitti in corso, le alleanze strategiche, i segreti di potere e la debolezza della politica stanno spingendo il pianeta verso una soglia da cui non si torna indietro?
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