Il Molise torna a fare i conti con la sua fragilità infrastrutturale e stavolta il conto è pesantissimo. Dopo il crollo del ponte sul Trigno lungo la Statale 16, nel pieno di un’ondata di maltempo che ha colpito duramente il Centro-Sud, il Partito Comunista dei Lavoratori del Molise affonda il colpo e punta il dito contro il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, accusato di offrire risposte tampone davanti a un dissesto che viene da lontano e che oggi esplode in tutta la sua evidenza.
Il ponte crollato ha spezzato un collegamento strategico tra Molise e Abruzzo, mentre proseguono le ricerche dell’auto che potrebbe essere stata travolta dal cedimento e la Procura di Larino indaga per crollo colposo, ipotizzando anche l’omicidio colposo nel caso in cui venga confermato il coinvolgimento del veicolo disperso.
La misura annunciata dal Ministero è stata immediata: esenzione totale del pedaggio sull’A14 tra Vasto Sud e Termoli, attivata dal 2 aprile 2026 per garantire la continuità dei collegamenti in un territorio improvvisamente spezzato in due. Il MIT ha presentato il provvedimento come una risposta urgente e ha anche annunciato la nomina di un commissario straordinario per la ricostruzione del ponte. Ma per il PCL Molise tutto questo non basta. Nella lettura del partito, il pedaggio gratuito diventa il simbolo di una politica che interviene solo quando il danno è già avvenuto, senza affrontare in modo strutturale i problemi di sicurezza, manutenzione e pianificazione del territorio.
Secondo il Partito Comunista dei Lavoratori del Molise, mentre il territorio franava sotto il peso della pioggia e delle sue vulnerabilità storiche, la politica nazionale e regionale ha continuato a ignorare le opere realmente utili per la collettività: la messa in sicurezza dei tratti più esposti, il rafforzamento dei collegamenti interni, la riapertura delle arterie interrotte e l’ammodernamento delle direttrici fondamentali per la mobilità tra costa e aree interne. La denuncia del partito è netta: invece di concentrare risorse su viabilità, prevenzione e manutenzione, si continua a inseguire progetti ritenuti costosi, impattanti e scarsamente giustificabili.
Nel mirino finisce soprattutto il Lotto Zero di Isernia, che nella nota politica del PCL viene descritto come l’emblema di una spesa sbagliata e di una gerarchia capovolta delle priorità. I dati ufficiali del portale governativo Osserva Cantieri indicano per l’opera uno sviluppo di circa 5,49 chilometri, con tre svincoli, otto viadotti e due gallerie naturali, per un valore di investimento di 175 milioni di euro. Una cifra enorme per un’infrastruttura che il partito considera inutile rispetto alle emergenze vere della regione. È su questo punto che la critica politica del PCL si fa frontale: mentre si trovano centinaia di milioni per quest’opera, sostengono, il Molise continua a rimanere esposto a frane, interruzioni, crolli e isolamento.
In Molise, secondo il quadro emerso nelle ultime ore, oltre 30 strade risultano chiuse per inondazioni e smottamenti, mentre altre sono interessate da frane e restano percorribili solo con difficoltà. Il crollo del ponte sul Trigno non è dunque un episodio isolato, ma il punto più drammatico di una crisi più ampia, che riporta al centro il tema della vulnerabilità del territorio e della fragilità dei collegamenti. In questa cornice, la denuncia del PCL Molise prova a trasformare l’emergenza in una questione politica: non solo calamità naturale, ma fallimento di una visione che ha trascurato il bene pubblico e la sicurezza collettiva.
Il bersaglio polemico principale resta Salvini, che il partito accusa di rappresentare una politica delle infrastrutture fatta di annunci, grandi opere controverse e interventi simbolici, mentre il tessuto reale del Paese si sfalda. Il ragionamento del Partito Comunista dei Lavoratori è lineare e affilato: non si può parlare di modernizzazione quando ponti, strade e collegamenti secondari restano esposti a ogni ondata di maltempo; non si può sbandierare la gratuità temporanea di un tratto autostradale come soluzione, quando intere comunità pagano da anni il prezzo dell’abbandono; non si può continuare a finanziare opere contestate senza prima garantire la sicurezza minima della rete esistente.
Nel comunicato del partito emerge anche un’accusa più profonda, che va oltre il singolo crollo e oltre il singolo ministro. Per il PCL Molise, quanto sta accadendo rappresenta l’effetto di un modello che piega le infrastrutture alla logica del profitto, del cemento e delle convenienze politiche, invece che a quella della pianificazione pubblica e della tutela del territorio.
Il Molise ha bisogno di una strategia seria.





