Patteggiamento a un anno e quattro mesi e messa alla prova. È quanto proposto ieri mattina, durante l’udienza preliminare dai legali dei due accusati per l’incendio dell’auto di Catia Di Fabio, sindaca di Monteodorisio, avvenuto un anno fa.
La notte tra il 28 e il 29 maggio 2025 l’auto di Catia Di Fabio, sindaca di Monteodorisio, fu distrutta da un incendio. Il mezzo era parcheggiato nel cortile dell’abitazione accanto al muro della stessa. Era stato uno dei figli che, nel cuore della notte, aveva visto le fiamme e il fumo. Il piccolo piangendo era corso nella camera da letto dei genitori e dato l’allarme.
Le indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Cupello, guidata dal luogotenente Leonardo Farina, hanno portato a formulare accuse nei confronti due persone. A.M., 20 anni, è stato accusato di essere l’autore materiale mentre per una quarantenne, residente a Monteodorisio, pende l’accusa di favoreggiamento (avrebbe reso alcune dichiarazioni che, secondo gli inquirenti, non corrisponderebbero a quanto riscontrato in fase di indagine dalle forze dell’ordine).
Si è tenuta ieri mattina l’udienza preliminare presso il Tribunale di Vasto. Il pubblico ministero Miriam Manfrin aveva chiesto il rinvio a giudizio per i due accusati. Antonino Cerella e Francesco Tascione, i loro legali, hanno chiesto per A.M. il patteggiamento a un anno e quattro mesi con pena sostitutiva e la messa alla prova presso i servizi sociali per la 40enne.
Nel pomeriggio di ieri, dopo cinque ore di camera di consiglio, il gup Fabrizio Pasquale si è riservato la decisione sull’accoglimento della richiesta della difesa, rinviando l’udienza al 15 ottobre, in attesa di parere dell’Ufficio esecuzione penale esterna e dei servizi sociali. Parere necessario di valutazione della richiesta di pena sostitutiva per il 20enne e dell’idoneità alla messa alla prova per la 40enne.
La sindaca di Monteodorisio Catia Di Fabio si è costituita parte civile nel procedimento.
«È un fatto grave che ha creato anche allarmismo, le parti in qualche maniera hanno ammesso la loro responsabilità, mi auguro che sia anche di monito per il futuro, restiamo in attesa dell’esito di ottobre per la conclusione del procedimento» ha dichiarato Guido Giangiacomo, legale della Di Fabio.
«Ho fiducia nella giustizia, sono dispiaciuta per questi giovani, ma credo che sia cruciale riflettere sul ruolo delle famiglie – la riflessione della prima cittadina – È nostro dovere, come genitori e comunità, educare, sostenere e non lasciare i ragazzi senza guida. Crescere un figlio significa esserci per davvero».
A.M., 20enne residente a Casalbordino, era stato arrestato – disposti i domiciliari con braccialetto elettronico – a fine gennaio in quanto accusato di un furto insieme ad un altro soggetto in un’abitazione, sempre a Monteodorisio. A.M. è stato anche accusato nei mesi scorsi di aver il 22 marzo dell’anno scorso colpito violentemente, speronandola, un’Alfa 147 sulla strada provinciale 182 che collega San Salvo e Cupello e di essere fuggito senza prestare soccorso.
L’incendio dell’auto è stato un «vile attentato, perpetrato davanti a un’abitazione dove vivono quattro bambini, che poteva trasformarsi in tragedia» sottolinearono l’anno scorso l’assessore regionale Tiziana Magnacca e il consigliere regionale Francesco Prospero.
Il giorno stesso dell’incendio all’auto il sindaco Di Fabio fu convocata d’urgenza in prefettura a Chieti e fu disposta la sorveglianza attiva da parte dei Carabinieri a tutela della sicurezza e incolumità personale e familiare.
Questa l’intervista che ci rilasciò al ritorno a Monteodorisio.
«I vigili del fuoco e i carabinieri stanno lavorando assiduamente dalla notte, non abbiamo ancora una perizia definitiva. Ho sporto immediatamente denuncia – ovviamente contro ignoti perché allo stato attuale non posso minimamente avere idea su chi potrebbe essere stato – ai Carabinieri, giunti sul posto da Vasto e da Cupello, stazione competente anche per il territorio di Monteodorisio. In queste ore sto cercando di mettere tutto a fuoco, è difficile. Il mio primo stato d’animo in questi momenti è di proteggere i miei figli. È stato un atto molto intimo e familiare, arrivare fin quasi al portone d’ingresso di casa è un atto di vigliaccheria, un gesto che va oltre ogni misura. Se è stato doloso volevano mandarmi probabilmente un messaggio molto pesante, toccando quanto è più importante per me ovvero i miei figli».
In piena notte, nel momento in cui ha visto l’auto avvolta e distrutta dalle fiamme, il suo primo pensiero?
«Il mio primo pensiero è stato quello di mettere in sicurezza i miei figli e rassicurarli. La paura sopraggiunge in questi momenti. Ma quello che gli ho voluto insegnare la notte scorsa è stato di non arrendersi mai. Questo ho cercato di insegnare stanotte ai miei figli: stare tranquilli e non avere paura perché il bene ripaga sempre, il male invece lo vediamo sotto i nostri occhi e chi è stato la pagherà. Se l’incendio è stato doloso e c’è qualcuno che lo ha appiccato confido nelle indagini dei Carabinieri che sono al lavoro dalle ore immediatamente successive e non ci hanno mai lasciati soli. sono una persona che esprime liberamente il proprio pensiero perché credo molto nella democrazia e nella libertà delle idee e dei pensieri. Quando agisco da sindaco, da madre, da donna, da cittadina cerco di essere il più possibile sincera e trasparente. Facendo così a volte si dicono o si fanno cose che non piacciono a tutti».
«Stiamo cercando di riprenderci, di essere forti e di andare avanti –ha dichiarato nel pomeriggio del 1° giugno Di Fabio – sicuramente per i miei figli è stata una lezione importante di vita, positiva perché ho spiegato loro che il bene vince sempre, che il bene non brucia e che queste persone saranno presto assicurate alla giustizia».
«I carabinieri stanno sicuramente svolgendo un ottimo lavoro, sono sempre al mio fianco e sono sempre qui a vigilare su di me e la mia famiglia, come è stato disposto giovedì dal prefetto – sottolineò la prima cittadina con riferimento alle misure di sicurezza adottate dal prefetto – è stata attivata la sorveglianza dei carabinieri a mia e nostra tutela».
«Continuiamo ad andare avanti, a testa alta, con la speranza che gli autori possano essere presto assicurati alla giustizia» concluse Di Fabio.





