La digitalizzazione ha rivoluzionato i comportamenti in molti ambiti tra i quali è significativo l’impatto prodotto nell’interazione con i servizi finanziari. In Italia i pagamenti digitali hanno, infatti, superato il contante in termini di valore delle transazioni, segnando un cambiamento significativo nelle abitudini dei cittadini, con una crescente diffusione di strumenti come wallet digitali, applicazioni di pagamento e servizi bancari online che rendono le operazioni più rapide e accessibili, ma richiedono nuove competenze per essere utilizzati in modo sicuro e consapevole, soprattutto in relazione ai rischi legati alla protezione dei dati, alla sicurezza informatica e alle truffe online.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale
Siamo tutti consapevoli di quanto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale stai trasformando il settore finanziario con una velocità senza precedenti. Sul versante delle opportunità, le applicazioni sono già oggi numerose e concrete: i sistemi di robo-advisory consentono di offrire consulenza finanziaria personalizzata a costi accessibili anche a chi non dispone di patrimoni elevati, abbattendo una barriera storica all’accesso ai mercati; gli algoritmi di machine learning analizzano in tempo reale enormi moli di dati per individuare anomalie, prevenire frodi e valutare il merito creditizio con criteri più granulari e potenzialmente più equi rispetto ai modelli tradizionali. Più in generale, l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre i costi di intermediazione, migliorare la qualità e la tempestività delle informazioni disponibili agli investitori e rendere i mercati finanziari più efficienti.
Accanto alle opportunità, tuttavia, si profilano rischi e interrogativi di grande rilievo che non possono essere sottovalutati. Il primo riguarda la trasparenza e l’interpretabilità degli algoritmi: quando una decisione finanziaria – la concessione di un credito, la valutazione di un rischio assicurativo, la composizione di un portafoglio – viene affidata a un modello opaco, il cittadino perde la capacità di comprenderla, di contestarla e di esercitare un controllo consapevole.
Il secondo concerne il rischio di bias algoritmici: i modelli di IA sono addestrati su dati storici che riflettono le disuguaglianze del passato e possono quindi perpetuare o amplificare discriminazioni sistemiche nelle decisioni di credito, assicurazione e investimento, colpendo in misura sproporzionata le categorie già svantaggiate.
Il terzo riguarda la concentrazione del potere: l’intelligenza artificiale tende a favorire gli operatori dotati di grandi infrastrutture di dati e di calcolo, rischiando di ridurre la concorrenza e di accentrare il controllo sui mercati finanziari in poche mani.
Vi è poi la questione della stabilità sistemica: modelli di IA ampiamente adottati possono generare comportamenti correlati su larga scala – tutti vendono o acquistano negli stessi momenti, seguendo le medesime segnalazioni algoritmiche – amplificando la volatilità e il rischio di crisi improvvise, come emerso in alcuni episodi di flash crash sui mercati azionari.
Infine, la proliferazione di contenuti generati dall’IA – analisi, previsioni, raccomandazioni di investimento – pone il problema della veridicità e dell’affidabilità dell’informazione finanziaria circolante, esponendo gli investitori meno esperti a rischi di disinformazione e manipolazione.
Rafforzare la cultura finanziaria come strumento di autonomia
È in questo quadro che la cultura finanziaria, come evidenziato da Gian Luca Trequattrini vice Direttore generale della Banca d’Italia nel convegno Dalla polis ai mercati digitali: storia, incertezza e responsabilità educativa promosso dalla Banca d’Italia lo scorso 9 giugno all’Auditorium a L’Aquila, assume una funzione nuova e più esigente rispetto al passato*.
Non basta più saper leggere un rendiconto o comprendere il funzionamento di un fondo comune: occorre sviluppare una capacità critica nei confronti degli strumenti algoritmici, saper riconoscere quando una raccomandazione automatizzata merita fiducia e quando invece richiede verifica, comprendere i limiti e i presupposti dei modelli che orientano le decisioni finanziarie.
In altri termini, la diffusione dell’intelligenza artificiale nella finanza rende più urgente – non meno necessaria – la formazione di cittadini finanziariamente alfabetizzati: chi non possiede gli strumenti concettuali per orientarsi non è semplicemente escluso dall’innovazione, è esposto in misura crescente ai suoi effetti indesiderati.
Sotto questo profilo, l’intelligenza artificiale applicata alla finanza deve tradursi non solo nella opportunità di rendere i servizi finanziari più accessibili, efficienti e personalizzati ma anche nella responsabilità di garantire che tale trasformazione avvenga in modo trasparente, equo e comprensibile per tutti, e non solo per chi dispone già delle competenze e delle risorse per trarne vantaggio.
E’ oggi ineludibile il dovere di rafforzare la cultura finanziaria come strumento di autonomia, inclusione e cittadinanza, attraverso il confronto, la partecipazione e la condivisione della conoscenza, nella consapevolezza che istituzioni, scuola, università, sistema bancario e società civile devono lavorare insieme per diffondere competenze economiche di base e promuovere una cultura della responsabilità.
*Gli atti del convegno, cui sono stata invitata a partecipare, sono veramente molto interessanti.
Chi volesse consultare la versione integrale il link è: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2026/20260609-trequattrini/trequattrini-09062026.pdf





