Dopo la stagione delle stragi, la mafia non è scomparsa ma ha cambiato forma. All’eclatante violenza, preferisce oggi lavorare lontano dai grandi riflettori. In questo libro, Maurizio de Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo, e Salvo Palazzolo, giornalista con una lunga esperienza in tema di mafia, ricostruiscono attraverso le intercettazioni ai membri di Cosa nostra la metamorfosi dell’organizzazione criminale: da una politica violenta e arrogante a una silente ma pervasiva infiltrazione negli apparati politico-economici del Paese.
Attraverso un glossario delle parole chiave usate dai boss e dagli investigatori, gli autori svelano così l’allarmante capacità di adattamento della mafia alla modernità finanziaria e tecnologica. L’interesse dei padrini si è ormai spostato sempre di più verso le criptovalute, il darkweb e l’uso di chat criptate per coordinare a distanza le estorsioni e i grandi traffici internazionali di droga, che rimangono il bancomat principale dei vari mandamenti e il collante per alleanze con altre organizzazioni nazionali e straniere.
La mafia che cambia. Dalle stragi ai bitcoin, Cosa nostra oggi offre un manuale accessibile per comprendere, tra tradizione e modernizzazione, il passato recente e la storia attuale della mafia nel nostro Paese. Ma non solo: è anche un accorato appello alla società civile tutta, per non cedere all’illusione che la mafia sia sconfitta e per dare nuovo slancio a una battaglia che non possiamo permetterci di perdere.
Estratto libro
«Le stragi di Capaci e di via d’Amelio, così come tutti gli altri delitti di mafia che hanno insanguinato Palermo, restano una ferita aperta per l’intero Paese. Eppure di mafia si parla ancora troppo poco, quasi non fa più notizia. Nonostante il fenomeno resti preoccupante, non solo nelle regioni meridionali: la strategia del silenzio che i padrini hanno scelto per curare al meglio i propri affari non è meno allarmante del fragore dei kalashnikov che spaventava Palermo negli anni Ottanta. L’organizzazione mafiosa è solo cambiata nei modi, ma resta sempre la stessa. Però è importante cogliere il cambiamento che sta portando i mafiosi ancora più dentro la società, l’economia, i palazzi delle istituzioni, come non accadeva da tempo.
Oggi, più che mai, l’impegno per la lotta alla mafia deve essere di tutti, diventando un pilastro fondamentale per la costruzione della nostra società. Come non smette di ricordare il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella: il 3 settembre 2023, in occasione del quarantunesimo anniversario della strage in cui furono uccisi a Palermo il prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo, ha scritto che «tutta la società italiana deve sentirsi coinvolta nell’impegno rispetto alla lotta alla mafia: le istituzioni, le agenzie educative, il mondo delle associazioni».
Parole che rappresentano un invito a rafforzare percorsi comuni di partecipazione. Ma per realizzare tutto ciò è importante innanzitutto conoscere il problema da affrontare. Ecco che allora abbiamo pensato di tornare a raccontare, in modo semplice ma organico, cosa sia diventato il fenomeno mafioso a Palermo, ma non solo. A partire dalle parole che utilizzano i mafiosi, quelle colte nelle intercettazioni che restano uno strumento indispensabile per portare avanti le indagini.
Oggi, c’è da svelare una strisciante subcultura mafiosa che avanza, non solo nei quartieri popolari, ma anche in ampi pezzi della cosiddetta buona borghesia. E dopo aver svelato le parole della mafia, c’è da costruire un linguaggio nuovo dell’antimafia, per recuperare parole di impegno vero sui territori.»



