Dal passaggio disinvolto tra i partiti alla necessità di una rivoluzione non violenta: una riflessione sulla degenerazione della politica e sul ruolo decisivo delle nuove generazioni.
La transumanza è una migrazione di greggi e mandrie, con a capo i pastori, che si muovono tra la pianura e la montagna alla ricerca di pascoli migliori.
Immagine bucolica che trovo assolutamente poetica.
Vergognosamente offuscata dal ceto politico di questo Paese, i cui affiliati — il termine “affiliato” non è casuale — trasmigrano da un partito a un altro alla ricerca del “pascolo” per loro più conveniente in un determinato momento elettorale.
Ideali, valori, progetti e programmi di ampio respiro nell’interesse collettivo: non pervenuti!
Conta solo l’interesse personale, il proprio “particulare”, come diceva Guicciardini.
Ho in mente una serie di squallidi personaggi, del tutto inaffidabili, che nel giro di pochi anni hanno attraversato tutto l’arco costituzionale, da destra a sinistra, passando per il centro, con una sfacciataggine priva di alcuna vergogna.
Il guaio maggiore è che continuano a essere votati da un elettorato a loro immagine e somiglianza, alla ricerca esclusiva del favore e del privilegio, spesso illeciti.
In tanta putrida melma ho nostalgia della presa della Bastiglia, del mese di ottobre del 1917, di una nuova Resistenza.
In ogni caso, occorre una Rivoluzione.
Come più volte ho detto, continuerò a dialogare con i giovani, affinché siano essi protagonisti di una vera Rivoluzione non violenta, che parta da nuovi Valori e da una nuova Consapevolezza.
Non mi rassegno. MAI!



