Si è tenuto nel pomeriggio di oggi, 22 agosto, un momento di raccoglimento, memoria, riflessione a Punta Penna nel quarto anniversario della morte di Jois Pedone. Presenti la mamma Mary, la nonna Pia, l’avvocato Francesco Bitritto – a cui la nonna del ragazzo si è rivolta per chiedere di riaprire le indagini – e gli amici che non hanno dimenticato Jois.
Eravamo presenti anche noi, per ribadire il cammino accanto alla famiglia, all’associazione Penelope Abruzzo – sempre vicina in questi anni nella vicenda giudiziaria e nell’impegno per verità e giustizia – e a tutti coloro che non si arrendono al passare del tempo e al buio calato su questa vicenda, sulla morte di un ragazzo che non si è ucciso ma è stato ucciso. Troppe le ombre, su quella notte e sulla setta, satanici ed esoterici. Ombre sulle minacce, sui tentativi di intimidazione della famiglia, sulla profanazione della tomba, su tanti, troppi segnali che coinvolgono Vasto e non solo. «Succedono cose strane, è pieno di sette» è la denuncia pubblicata in un commento facebook da un cittadino dopo la scoperta di volantini inquietanti per Vasto. È stato uno dei capitoli della nostra inchiesta, iniziata all’indomani dell’archiviazione giudiziaria e nei giorni della profanazione della tomba.
Un caldo sole ha accolto i partecipanti alla cerimonia. C’era il sole anche quattro anni fa quando, a mezzogiorno del 22 agosto, mentre la città era ancora immersa nelle atmosfere del Jova Beach Party, ed arrivò la notizia del ritrovamento del corpo di Jois Pedone. Era scomparso la sera del 19 agosto. Poche ore e già si mise in moto la catena di eventi che lo uccise, che strappò alla vita e agli affetti delle persone care un ragazzo giovanissimo. Non il primo in città morto per mani altrui, non l’ultimo. Circostanza che dovrebbe far riflettere, inquietare le coscienze, smuoverle, mobilitare.
C’è una cappa, di caldo, in questi giorni anche su Vasto. Cappa che avvolge forte e prepotente. Come la cappa, di buio, di silenzi, che da quattro anni avvolge la morte di Jois Pedone.
«Quattro anni fa, il 22 agosto, l’acqua ti ha portato via da noi, lasciandoci in un dolore immenso e senza risposte. Jois il tuo ricordo vive in ogni battito dei nostri cuori. Siamo ancora sconvolti per una verità che non vuole emergere ma la tua famiglia che il tuo nome non sarà mai dimenticato e che la luce della giustizia dovrà prima o poi illuminare questo buio» ha scritto sui social la nonna Pia Regina.
Quel buio in questi quattro anni si è provato tante volte a squarciarlo, ad illuminarlo, a portare a galla quel che tanti hanno cercato di soffocare, nascondere, annegare nel mare dell’indifferenza e del silenzio. E troppe volte nel ventre molle di questa città indifferenza e voglia di dimenticare, di non parlare, di far trionfare verità di comodo che non sono verità sono stati tratti caratteristici. In una città, parafrasando Pasolini, che troppe volte si ostina ad apparire senza memoria in cui tutti sanno tutto ma nessuno sa nulla e vigono il ponziopilatismo, l’amichettismo e tanto altro. Quando è iniziata la nostra inchiesta, quando abbiamo iniziato il cammino comune accanto alla famiglia e all’associazione Penelope c’è chi ci ha sconsigliato di farlo, di lasciar perdere e non invischiarci in una vicenda intricata. A lor signori abbiamo risposto che se non è impegnato in una vicenda come la morte di Jois cos’è il giornalismo? Cosa le coscienze civili? Impegnarsi sul territorio ed essere cittadini? A lecchinare? A balletti e saltarelli? A artisti da quattro soldi che non artisticano un bel niente? A ripetere le cazzate di personaggi di quint’ordine che si credono grandi statisti, amministratori e politici ma sono incapaci capaci di tutto? A ripetere chiacchiere morte sputate sui social senza costrutto, coscienza e conoscenza, per l’onanismo dei mediocri? Per stupidaggini ottuse e, appunto, al massimo onaniste? Il pronismo lo lasciamo ad altri.
L’avvocato Francesco Bitritto si sta impegnando a cercare di riaprire il caso giudiziario, la famiglia non si arrende, «Jois non si è ucciso ma è stato ucciso» continuiamo a ribadire insieme alla famiglia. Ma neanche le ultime notizie paiono aver smosso coscienze e provocato reazioni. Mentre ci si balocca e si scatenano polveroni per amenità che non meriterebbero più di 3 secondi sotto l’ombrellone.
È stato depositato un mazzo di fiori e si sono tenuti alcuni minuti di raccoglimento lì dove sorgerà un murales. Per ricordare Jois, per dare voce imperitura alla richiesta di giustizia e verità, per non arrendersi al passare degli anni.
«Jois non si è ammazzato, l’hanno ammazzato» ribadisce costantemente la famiglia, sostenuta in questi anni dall’Avv. Federica Benguardato e dalla sezione abruzzese di Penelope presieduta da Alessia Natali.
Tanti i dubbi, gli interrogativi, i punti oscuri della vicenda, dalla setta al satanismo, mai sciolti. E che aumentano ancora di più alla luce delle circostanze, che abbiamo fatto emergere in un’inchiesta giornalistica nel 2024, sulla profanazione della tomba. Avvenuta in giorni di fasi lunari e di ricorrenze importanti del satanismo e un mese prima del “Natale satanico”.
“I figli della luna”, uno dei gruppi telegram a cui Jois Pedone era iscritto su cui si sono concentrate molte attenzioni, è stato chiuso poco dopo la sua morte. Perché? Cosa ne è stato del gruppo? Gli appartenenti sono rimasti in contatto e legati tra loro? Tre anni dopo la morte del ragazzo vastese cosa ne è oggi dei “figli della luna”? Altri gruppi telegram a cui era iscritto Pedone erano “Comunità stregonesca italiana”, “Unione satanisti italiani gruppo ufficiale”, “Tarocchi&Incantesimi”, “The name of Satan”, “La Libreria Esoterica” e “In Romine Excelsi Channel”. Abbiamo provato a cercare questi canali ma non risultano rintracciabili ad eccezione di “The name of Satan”, nome di sette gruppi diversi. Perché non sono rintracciabili? Sono stati cancellati e, se così fosse, perché?
La profanazione della tomba è avvenuta in una settimana particolare per il mondo satanista, i giorni in cui viene venerata la “Dea Regina dell’Inferno”, e in cui ci fu una particolare fase lunare. Esattamente come la notte in cui la vita di Jois fu spezzata. “I figli della luna”, era il nome della chat telegram a cui Jois era stato iscritto e che fa riferimento a tal mondo occulto. Lilith è la «luna dei Tarocchi, dea dell’Oscurità che invita nel suo Mondo». Settantadue ore dopo il «Giorno della Grande Madre», la «Dea Regina dell’Inferno e di questo mondo» Lilith appunto, il calendario satanista riporta la venerazione del demone Crocell che i satanisti associano all’acqua che addirittura lui potrebbe riscaldare. Duca del Jinnestan, un grande settore principale dell’inferno, Crocell governerebbe ben 48 legioni di demoni. Un mese dopo il ciclo si conclude con Yule, il «Giorno della Rinascita», il «Natale satanico». È la celebrazione di Satana, della sua “rinascita” dimostrando “il suo valore” dopo essere caduto come angelo secondo sette e satanisti. «Vista l’enfasi con cui i vari culti Satanisti la rivendicano e l’importanza che le danno, in questa data, e nei giorni subito precedenti, sono probabili azioni dimostrative, messe nere, ed altre attività correlate come furto di simboli sacri dalle chiese o vilipendio degli stessi, a fine rituale o preparativo per una messa nera da effettuare questa notte – sottolineò cinque anni fa il criminologo F. Delicato, direttore di Criminiseriali – nella notte più lunga dell’anno, nell’oscurità prolungata, il culto Satanico mette le radici, ed eventuali comportamenti devianti correlati sono possibili, e finanche probabili».
Tanti gli interrogativi e i punti oscuri di tutta la vicenda, dalle persone all’ingresso del porto all’auto nera su cui la sera della scomparsa salì Jois Pedone, dai gruppi telegram satanisti al significato per il satanismo delle date della scomparsa e della profanazione della tomba, dai punti in contatto con altre vicende ai precedenti satanisti a Vasto e in altre zone d’Abruzzo ai “messaggi” ricevuti dalla famiglia.
Il campanello di casa suonato alle 4 del mattino, la nonna riferisce di aver visto un uomo e che è stato lasciato un segno tipo un drago, telefonate minatorie già nelle settimane successive alla morte di Jois in cui si imitava il verso della civetta, una civetta morta con un filo di erba al collo trovata sulla tomba di una familiare nelle ore in cui Jois era all’obitorio.
«Chi dimentica cancella, noi non dimentichiamo» ha sottolineato la sezione abruzzese dell’associazione Penelope, presieduta da Alessia Natali, in un post – relazione elaborata da Claudia Mambella, socia Penelope Abruzzo – pubblicato sulla sua pagina facebook nel marzo di quest’anno.
Questa la ricostruzione di quelle ore pubblicata dall’associazione.
«La notte del 21 agosto 2022, Jois Pedone termina il suo turno di lavoro presso il trabocco “Le Cungarelle”, a Vasto, in provincia di Chieti, e rientra nell’abitazione dove viveva con la madre e il fratello minore. Una volta a casa comunica alla madre che di lì a poco sarebbe uscito per incontrare alcuni amici. Durante la notte la donna prova più volte a contattarlo, ma il telefono risulta irraggiungibile; contattati telefonicamente, gli amici dichiarano di non avere alcun appuntamento con Jois per quella sera.
Nel tardo pomeriggio del 21 agosto, non vedendolo rientrare e constatando che non si era presentato al lavoro, la madre si reca dai Carabinieri per denunciarne la scomparsa. Le ricerche si concentrano fin da subito nella zona della spiaggia di Punta Penna, poiché l’ultima cella telefonica agganciata dal cellulare del ragazzo risultava localizzata proprio in quell’area».
Il giorno dopo ci fu la tragica scoperta proprio sulla spiaggia, prosegue il racconto di Penelope Abruzzo.
«Il corpo senza vita di Jois viene ritrovato in mare il 22 agosto. Alla caviglia il ragazzo aveva un borsone pieno di sabbia legato con una corda da marinaio, corda che — secondo gli accertamenti — avrebbe acquistato lui stesso».
In tribunale a Vasto tutto è stato archiviato, la morte del ragazzo è stata considerata dai magistrati un suicidio, sottolinea l’associazione, «decisione che la famiglia non ha mai accettato e che continua a contestare, ritenendo che permangano elementi non chiariti e incongruenze meritevoli di ulteriori approfondimenti. Approfondimenti che ancora sta portando avanti».
«Il volto di Jois sarà raffigurato in un murales, non diventando solo un omaggio ma un vero e proprio segno di sensibilizzazione nella città di Vasto: un richiamo collettivo affinché la vicenda di Jois non venga dimenticata e perché la comunità resti consapevole dell’importanza di vigilare, sostenere le famiglie e chiedere verità» ha concluso la recente pubblicazione Penelope Abruzzo.
Nell’ottobre scorso è stata pubblicata sull’albo pretorio online del Comune di Vasto la delibera di giunta con cui l’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Francesco Menna ha concesso il patrocinio all’iniziativa. Che mira «a lasciare un segno duraturo e condiviso, capace di custodire la memoria» e a «trasmetterne il valore a tutta la comunità cittadina, con particolare attenzione alle giovani generazioni» si legge nella delibera approvata dalla giunta comunale. Iniziativa «dall’alto valore simbolico, sociale e culturale» che non si limitano «ad un atto di memoria» ma si configurano «anche come messaggio di sensibilizzazione civica» hanno sottolineato gli amministratori vastesi.
Abbiamo pubblicato inchieste e approfondimenti sul satanismo, sulle sette, su abusi sessuali e omicidi a sfondo satanico. Alla morte di Jois Pedone, anche nei giorni scorsi, stiamo dedicando un’inchiesta iniziata quasi due anni fa. E che proseguirà.



