Meter e don Fortunato Di Noto nella rovente estate 2025, mentre la quasi totalità delle persone si baloccava solo con relax e riposo, balneazione e feste, ha denunciato – ultima di una lunga serie iniziata molti anni prima – l’esistenza di un gruppo pedopornografici i cui traffici hanno raggiunto cifre più che considerevoli e proseguiva riaprendo dopo ogni chiusura.
Un gruppo che si diffonde sul web, soprattutto su piattaforme di messaggistica come Telegram, in cui la perversione più violenta, brutale e disumana è all’ordine del giorno. Denunciato varie volte negli anni, finito anche all’attenzione del Parlamento Europeo dopo la denuncia di una ragazza raccolta dall’eurodeputata Isabella Tovaglieri, nel 2021 Lorenzo Rotella – giornalista di “Libera Stampa l’Altomilanese” – fu minacciato, minacce estese anche a amici.
«Ho ricevuto minacce e insulti su Instagram a mio avviso pesanti – denunciò Rotella – Dopo che ho postato una foto del titolo del mio articolo su Instagram (solita routine per divulgare il mio lavoro sui social), un utente (che nel mentre ha cambiato nominativo e foto profilo) ha cominciato a seguirmi sul social e commentare il mio post dandomi del “tumorato di merda”, “ciucciacazzi nullafacente” e del “finocchietto ritardato”, aggiungendo che “con i soldi che facciamo compriamo la tua casa di merda e quella di tua nonna – il racconto di Rotella riportato in un articolo di Graziella Di Mambro sul sito di Articolo21 – Sono in seguito apparsi altri due profili su Instagram.
Il primo si chiamava “dipreistixscelta”, recava una mia foto come immagine del profilo e tre foto di amici e amiche prese dal mio profilo pubblico. Il suddetto ha commentato il mio post su Instagram minacciandomi in maniera non troppo velata. Il secondo profilo, “imperodipreista”, è stato creato con una mia foto come immagine del profilo: l’utente dietro al profilo ha poi caricato un video, taggando me e altri amici, in cui si masturbava sulla fotografia di una amica. La stessa che è stata il giorno stesso postata sul canale Telegram ‘Dipreisti Per Scelta’ con la scritta in chat: ‘Mando 50 euro Paypal a chi la tributa e manda foto’.
Tutti i profili sono stati segnalati, bloccati e per ora cancellati dai social. Io, nel frattempo, ho levato da Instagram tutte le foto extra lavorative per scongiurare ulteriori furti e ho cancellato quasi interamente le mie fotografie su Facebook, lasciando solo quelle essenziali o che comunque inquadrano soltanto me, senza così correre il rischio che altre persone vengano coinvolte. Ho inoltre sporto denuncia presso i Carabinieri e intendo recarmi anche presso la Polizia Postale».
Raccogliendo una segnalazione giunta da Meter documentammo (unici, la denuncia fu girata ad altri che se ne lavarono le mani, non è un caso che finora tutti gli articoli abruzzesi hanno un’unica firma, la mia) che questi gruppi erano attivi anche sull’Abruzzo. Messaggi raccapriccianti: c’è chi ha chiesto foto di ragazze di Pescara, Lanciano, Silvi e Miglianico (comuni di tre province diverse su quattro in totale), chi si è vantato di continuare ad abusare la figlia di dieci anni nonostante le denunce di Meter e chi ha “confessato” di fingersi babysitter per produrre video pedopornografici aggiungendo che paga bene.
A Gennaio denunciammo, proseguendo la nostra inchiesta, che in un canale che definisce religione la diffusione di questo materiale dato in pasto alle depravazioni e alle perversioni dello stupro online contiene un solo messaggio. In cui si afferma di avere l’intento di «far piegare il governo», parole testuali di un messaggio (l’unico in questo canale pubblico) del 2022. L’autore del messaggio si propone di creare una «Legione» (testuale) che raccolga foto di ragazze che si afferma sarebbero state caricate in un «canale aperto a tutti dove tutti potranno vedere tutte». Una raccolta che si propone di ricattare lo Stato: «Chiediamo il riscatto di 100.000$ in Bitcoin o entro la fine del 2023 il canale privato avrà il quantitativo di oltre 200.000 ragazze italiane. È ora che paghi lo Stato» si legge nel messaggio.
Non abbiamo riscontri e non ci sono state notizie che tale reato sia mai stato, alla fine, realmente perpetrato. Ma un messaggio del genere è più che indicativo del livello di spregiudicatezza, efferatezza e squallore dei soggetti che animano questa rete pedopornografica.
L’estate 2023 è stata segnata dallo stupro del branco di Palermo, ispirato da video porno e i cui accusati hanno rivendicato in diversi messaggi tale ispirazione e il livello della brutalità disumana: «cento cani su una gatta» e «una cosa così l’avevo vista solo nei porno» vi si legge. Nei giorni successivi allo stupro è emerso che c’erano chat, canali e gruppi i cui utenti affermavano di averne il video e poterlo inviare. Una chat telegram che contava 15.000 iscritti, riporta Il Giornale d’Italia il 23 agosto 2023 in un articolo, in cui era partita la «caccia al video dello stupro» (citiamo testualmente) si chiamava esattamente come la «public room» da noi individuata nel recente monitoraggio e il cui nome rimanda al gruppo (anzi i gruppi visto il proliferare negli anni) che stiamo denunciando.
A Ottobre 2025 e Gennaio 2026 monitorammo, tramite una banale ricerca sul principale motore di ricerca e sulla principale piattaforma di messaggistica utilizzata, la presenza di questi pedocriminali. Sette mesi dopo, ad un anno dall’ultima denuncia di Meter, l’abbiamo ripetuta in queste ore.
Il gruppo appare quasi scomparso o comunque nascosto nella sua totalità o quasi. Su Telegram ci sono ricerche che non portano nessun risultato o a gruppi apparentemente inattivi da anni, dal principale motore di ricerca utilizzato in Italia molti link – anche su instagram – risultano non più attivi, un sito web che appare come una sorta di raccolta porta a risultati di 3 anni fa.
Se stanno scomparendo, dopo anni, può essere solo un risultato positivo dell’indignazione e della denuncia, dell’impegno costante di chi non si arrende all’esistenza della pedofilia e della pedopornografia e li combatte costantemente. Una lotta, quella di Meter, che come abbiamo sottolineato nei giorni scorsi smuove coscienze e riflettori dalla Polonia al Canada ma non si vede mai in prima serata televisiva o sulle prime pagine dei grandi colossi dell’informazione, circostanza su cui si dovrebbe ampiamente riflettere. Se dopo anni di efferate e spregiudicate rivendicazioni di forza si stanno inabissando può significare che stanno in profonda difficoltà, nonostante censure e omissioni delle denunce, e quindi denunciare, lottare, documentare, combattere, non essere indifferenti è doveroso e non è inutile in questa indifferente e troppo spesso complice società.



