Nel suo intervento Baldo denuncia l’uso delle querele contro l’informazione, richiama la ricerca della verità sulle stragi del 1992-1993, affronta la tragedia di Gaza e rilancia il sostegno a Sigfrido Ranucci e alla squadra di Report.
La verità come terreno di scontro con il potere. Il giornalismo d’inchiesta come argine. Le querele, le pressioni economiche e gli attacchi pubblici come strumenti capaci di intimidire chi cerca di raccontare ciò che altri preferirebbero lasciare nell’ombra. È questo il filo conduttore dell’intervento di Baldo, che nel video affronta alcuni dei nodi più delicati del dibattito pubblico italiano e internazionale.
Un intervento duro, politico e civile, che parte dalla libertà di stampa e arriva alle stragi del 1992 e 1993, passando per Gaza, il ruolo della società civile, le scelte della politica e le recenti vicende che coinvolgono magistratura e giornalismo d’inchiesta.
Le querele e il rischio di soffocare l’informazione
Baldo concentra innanzitutto l’attenzione sull’utilizzo delle azioni giudiziarie e delle richieste di risarcimento nei confronti dei giornalisti e delle testate, indicando come esempio la richiesta da 250 milioni di euro nei confronti del Fatto Quotidiano.
Nella sua lettura, cifre di questa portata rischiano di trasformare il ricorso alla giustizia in qualcosa che va molto oltre la tutela della reputazione: un potenziale strumento capace di mettere in pericolo la stessa sopravvivenza economica di una testata.
Per Baldo, l’occultamento della verità non passa soltanto attraverso il silenzio, ma anche attraverso la delegittimazione di chi indaga, le pressioni e gli attacchi contro chi continua a parlare di vicende ancora controverse della storia repubblicana.
Via D’Amelio e la ricerca dei mandanti esterni
Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda la strage di via D’Amelio e la necessità, secondo Baldo, di continuare a indagare su eventuali responsabilità esterne a Cosa Nostra.
Il riferimento è alle piste investigative riguardanti ambienti della destra eversiva, apparati dello Stato e possibili convergenze di interessi che negli anni sono entrate, a vario titolo, nel dibattito giudiziario, storico e giornalistico sulle stragi.
Baldo critica duramente la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo e contesta quelle che considera interpretazioni riduttive delle stragi del 1992-1993.
Nello stesso contesto richiama le querele rivolte a Saverio Lodato e a Jamil El Sadi, considerate nell’intervento come il segnale di un clima particolarmente difficile per chi continua a porre domande sui cosiddetti mandanti esterni delle stragi.
L’Agenda rossa di Paolo Borsellino
Torna inevitabilmente anche uno dei grandi misteri italiani: la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino dopo l’esplosione del 19 luglio 1992.
Per Baldo, la società civile dovrebbe continuare a esercitare pressione sulle istituzioni affinché venga raggiunta una verità completa sulle stragi del 1992 e 1993, senza accontentarsi delle ricostruzioni già consolidate.
Una battaglia che viene collegata alla memoria dei familiari delle vittime che hanno trascorso una vita chiedendo giustizia.
Nell’intervento vengono ricordati Vincenzo Agostino e Augusta Schiera, genitori dell’agente Nino Agostino, Giovanna Chelli, Gino Manca e i familiari degli uomini delle scorte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Gaza, boicottaggio e disobbedienza civile
L’intervento allarga poi lo sguardo alla guerra nella Striscia di Gaza.
Baldo richiama il rapporto della relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese e indica nel boicottaggio economico e nella pressione esercitata dai cittadini sui propri governi strumenti di mobilitazione contro le politiche israeliane.
Il suo giudizio nei confronti di Benjamin Netanyahu e Donald Trump è durissimo, così come quello sul ruolo dei governi occidentali.
Baldo richiama anche il caso del medico palestinese Hussam Abu Safiya, divenuto uno dei simboli della drammatica condizione del personale sanitario palestinese.
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