Al Castello Ducale, per “Arièl a Castello”, il giornalista e scrittore ha presentato il volume dedicato alle vittime del lavoro e ai familiari rimasti ad attendere verità e giustizia. Il video integrale dell’incontro chiude il percorso iniziato con Stefano Tamburini e Paolo De Chiara.
Dietro ogni morte sul lavoro c’è una persona che quella mattina è uscita di casa pensando di tornarci. C’è una famiglia che aspetta. Ci sono figli, mogli, mariti, madri e padri che, dopo la tragedia, rimangono spesso soli davanti a una domanda elementare e terribile: si poteva evitare?
È da questa ferita che nasce “Corpi al macello. Il silenzio dei morti sul lavoro e la sofferenza dei superstiti”, il libro di Giovanni Mancinone, protagonista dell’incontro ospitato domenica 30 agosto al Castello Ducale di Casoli, nell’ambito della dodicesima edizione del Festival letterario dannunziano “Arièl a Castello”.
A dialogare con Mancinone è stato Franco Spina.
WordNews.it propone ora il video della presentazione, un confronto che porta al centro una delle emergenze più gravi e, nello stesso tempo, più facilmente assorbite dalla ripetitività della cronaca italiana.
IL VIDEO INTEGRALE
Una Repubblica fondata sul lavoro nella quale si continua a morire lavorando
Il volume nasce da una ricerca costruita attraverso documenti, atti giudiziari, archivi, giornali e l’incontro con i familiari delle vittime. Il libro insiste su un principio: la morte sul lavoro non può essere considerata una fatalità quando alla base emergono omissioni, mancata formazione, assenza di protezioni, precarietà, sfruttamento, subappalti, lavoro nero o sottovalutazione dei rischi.
“Corpi al macello” attraversa una lunga parte della storia del lavoro.
Il primo incidente ricostruito nel volume risale al 1874, l’ultimo al 2023. Nel mezzo c’è oltre un secolo di conquiste sociali, legislazione, Costituzione, organizzazione sindacale e progresso tecnologico. Eppure il muro delle vittime non è stato abbattuto.
Nelle pagine torna anche la tragedia di Marcinelle, l’8 agosto 1956, quando nell’incendio della miniera di Bois du Cazier morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani. Tra le storie ricostruite c’è quella di Giuseppe Mancino, morto nel 2015 durante i lavori nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Pietracatella. Secondo la ricostruzione riportata nel volume, l’operaio non aveva ricevuto la formazione necessaria per quel lavoro e precipitò da un’altezza di circa dieci metri; due colleghi rimasero feriti.
Casalbordino, una ferita che parla anche all’Abruzzo
Nel libro trova spazio anche la tragedia di Casalbordino del 13 settembre 2023, quando un’esplosione provocò la morte di tre lavoratori. La vicenda è accompagnata anche da una testimonianza di Emilio Di Cola, storico esponente sindacale della Cgil.
“Corpi al macello” e il Premio Pier Paolo Pasolini
Alla seconda edizione del Premio Nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini, tenuta a Venafro il 6 giugno 2026, “Corpi al macello” ha ricevuto una Menzione speciale.
Prima di Mancinone: Stefano Tamburini e “L’Italia dei favori”
Sabato 29 agosto il primo protagonista era stato Stefano Tamburini con “L’Italia dei favori”, pubblicato da Il Foglio Letterario Edizioni. A dialogare con lui Paolo De Chiara.
Il libro, vincitore della seconda edizione del Premio Pier Paolo Pasolini, analizza i meccanismi attraverso i quali favori, clientele, interessi economici e potere politico finiscono per deformare i rapporti tra cittadino e istituzioni.
Durante l’incontro è emerso con forza anche il tema dell’informazione. Tamburini ha sintetizzato una questione centrale nella frase che ha dato il titolo all’approfondimento pubblicato da WordNews.it: «Una società non informata è fuori dalla democrazia».
Guarda e leggi l’approfondimento su Stefano Tamburini a Casoli
Paolo De Chiara e “Una vita contro la camorra”
Il secondo appuntamento di sabato aveva portato il tema delle mafie e dei testimoni di giustizia.
Paolo De Chiara ha presentato “Una vita contro la camorra”, edito da Bonfirraro, dialogando con Alessio Di Florio, giornalista, scrittore e vicedirettore di WordNews.it.
Al centro la storia del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto e soprattutto una domanda: che cosa succede realmente a chi denuncia?
L’incontro ha raccontato il prezzo pagato da chi decide di affidarsi allo Stato e denunciare la criminalità organizzata: libertà limitata, difficoltà lavorative, isolamento e, in alcuni casi, persino l’impossibilità di raccontare pubblicamente la propria storia.
Guarda e leggi l’approfondimento su “Una vita contro la camorra” a Casoli
Da potere e mafie alle morti sul lavoro: il filo civile di Casoli
Tre incontri, tre libri e tre angolazioni apparentemente differenti.
Con Stefano Tamburini il potere che trasforma i diritti in favori. Con Paolo De Chiara il potere criminale e la solitudine di chi sceglie di denunciarlo. Con Giovanni Mancinone il lavoro che, quando sicurezza e dignità vengono subordinate alla produzione e al profitto, può trasformarsi in un luogo di morte.
Il filo comune è la necessità di rompere l’indifferenza.



