Era il gennaio di quasi dieci anni fa quando l’Abruzzo fu colpito da una violenta tormenta di neve. I giorni della valanga di Rigopiano, di un black out che colpì vasti territori, di una nevicata come non ce ne furono più e non avveniva da cinque anni. Il primo giorno di neve una collega della TGR RAI Abruzzo intervistò un signore per le strade di Chieti. Un breve spezzone di servizio giornalistico che divenne leggenda e Giustino da Chieti divenne un personaggio che entrò nell’olimpo dei miti abruzzesi. Bastarono poche parole diventate poi meme e riadattate nelle occasioni più diverse.
«La nev l’ha sembr fatt’». In inverno la neve l’ha sempre fatta. Così come l’estate gli incendi ci sono sempre stati. L’ultima settimana ne è stata una drammatica conferma, vastese tra gli epicentri di giornate tragiche e criminali.
Sarebbe ora (sempre comunque troppo tardi) di andare oltre il fatalismo, ci sono domande che è inaccettabile, squallida, vergognosa e vigliacca l’indecenza di questa regione di non porsele. Se la neve cade dal cielo e nulla si può fare gli incendi non sono una fatalità improvvisa, per la neve nulla si può fare, per il fuoco sicuramente qualcuno ha fatto. Quanto accaduto da giovedì 27 a sabato 29 agosto non è frutto del fato, è stato l’ennesimo attacco criminale e violento contro interi territori, è stato terrorismo puro. Causato da mani umane, da criminali senza scrupoli. Quali interessi dietro quelle mani piromani? A chi interessa devastare e distruggere? Il fuoco ha svelato ancora una volta quanto questo sia territorio di abbandono indiscriminato di rifiuti, ci sono vere discariche abusive bruciate, in cui sono riaffiorati rifiuti di ogni tipo. E altri, probabilmente, sono nascosti chissà dove. Ci sono “voci” che risalgono a decenni fa sulle sponde del Trigno. Una sporca storia affonda le radici negli anni novanta (la raccontammo la prima volta nei nostri primi mesi del 2020), c’è l’inciviltà di troppi. E ci sono due inchieste della Direzione Investigativa Antimafia di Campobasso, come abbiamo sottolineato in passato, che coinvolge questo territorio. Ma mai si è saputo come e se i traffici di rifiuti hanno avuto come approdo finale scorci del vastese.
Neanche la pioggia, caduta lunedì 31 agosto per breve tempo tra Guilmi e Carpineto Sinello, ha fermato la necessità del lancio di acqua dagli elicotteri dei Vigili del Fuoco. Una circostanza che dimostra l’emergenza vissuta nel vastese.
Un inferno di fuoco, su cui è praticamente certo c’è dietro la mano di uomini senza scrupoli che hanno volutamente perpetrato atti di terrorismo piromane.
Solo nel pomeriggio del 1° settembre, dopo quattro giorni dai primi allarmi, si è vista la luce in fondo al tunnel. Ma alcuni focolai erano rimasti accesi tra Guilmi e Carpineto. Quattro giorni di inferno che avevano già avuto un prologo nelle precedenti ore con roghi in tutta la provincia di Chieti, detriti e fumo anche alle porte del capoluogo e almeno quattro ampi incendi.
È stato un attacco deliberato da parte di taluni, il terrore seminato in un territorio ferito gravemente dalle fiamme sabato scorso.
I territori più colpiti nello scorso drammatico fine settimana sono stati tra Carpineto Sinello e Guilmi e Cupello.
Per tutta la giornata di lunedì i Vigili del Fuoco e i volontari della Protezione Civile hanno continuato le operazioni di spegnimento dell’incendio tra Carpineto Sinello e Guilmi, per il terzo giorno consecutivo elicotteri dei Vigili del Fuoco hanno solcato i cieli dei due comuni del vastese e lanciato acqua per spegnere le fiamme residue. Un incendio ormai circoscritto, azzerato il pericolo per la popolazione ma ultimi residui ancora presenti.
L’impegno per lo spegnimento degli ultimi focolai si è concentrato soprattutto sulla parte più alta del territorio, quella più montuosa, in cui l’incendio non era ancora del tutto spento.
Le operazioni sono state coordinate nella scuola di Guilmi in cui è stato allestito il campo base dei Vigili del Fuoco.
La devastazione causata dagli incendi, i segni lasciati dal fuoco, erano già ampiamente visibili a emergenza ancora in corso, ferite al territorio e duro colpo all’agricoltura e alle attività economiche.
Da domenica 30 agosto fino a martedì 1° settembre in località Monte Sorbo a Carpineto Sinello l’emergenza più grave. Nel comune del vastese sono proseguiti i lanci d’acqua dei canadair dei Vigili del Fuoco. Le quindici persone costrette ad allontanarsi dalle loro abitazioni sono riuscite a trovare sistemazione autonomamente, hanno trascorso la notte tra sabato e domenica da parenti e amici. Ieri sera sono potute rientrare nelle loro abitazioni.
Tra Carpineto Sinello e Guilmi sono oltre 150 gli ettari andati in fumo in totale. Bilancio ancora più drammatico a Cupello. Le lacrime e la disperazione degli agricoltori che hanno visto devastati i campi, tra cui uliveti e vigneti frutto del lavoro di generazioni, sono emblematiche della situazione. Gli ettari colpiti dalle fiamme a Cupello sono almeno 500.
La distruzione di uliveti e vigneti è giunta alla vigilia della raccolta, della vendemmia, che sono le attività agricole prevalenti nel territorio di Cupello.
Incendi su cui l’origine dolosa è molto più di un sospetto. È stata «un’emergenza incendi resa più dolorosa e amara nell’apprendere che, a detta di coloro che si sono prodigati nello spegnerli, i roghi avrebbero avuto origine da più focolai, a dimostrazione che ancora una volta non sarebbe da escluderne l’origine dolosa» ha dichiarato Tiziana Magnacca, assessore regionale alle attività produttive e presidente del consiglio comunale di San Salvo.
«È un’ipotesi la mia, ma fatico a credere che possa essere stata una sigaretta gettata per sbaglio da un’auto ad accendere la vegetazione lungo la strada alle 4 e mezzo del mattino. E poi, poco dopo, un altro incendio a Furci, allo stesso modo», ha dichiarato la sindaca di Cupello Graziana Di Florio il pomeriggio del 29 agosto, nel bel mezzo di una vera e propria emergenza vissuta dalla sua comunità.
Non si può e non si deve dimenticare che, come ha denunciato il sindaco Giovanni Giammichele, Dogliola da marzo è tornata (dopo quasi vent’anni) nell’incubo piromani e, in occasione dell’incendio finora più grave, sono stati trovati ben cinque inneschi.
Il rogo a Cupello, divampato in contrada Cerreto, ha poi coinvolto tre contrade. L’allarme è scattato poco dopo anche tra Furci e San Buono. A Cupello il rogo è stato circoscritto prima che provocasse l’evacuazione di case e fattorie. Ma ha avuto comunque il tempo di provocare danni ingentissimi all’agricoltura: 500 ettari sono stati divorati dalle fiamme, con centinaia di ulivi carbonizzati, frutteti, arnie e campi ridotti in cenere.
Vigili del fuoco e volontari della Protezione civile hanno lavorato per ore, con l’aiuto dall’alto dei lanci di due elicotteri. Allo stadio comunale è stato sistemato un vascone mobile per rifornire i mezzi aerei. Mentre il vento spingeva fumo e cenere verso la costa, fino a Vasto e San Salvo, costringendo i residenti dei nuclei abitati più esposti a tenere chiuse le finestre.
«Abbiamo rischiato l’evacuazione dell’intero paese» il grido di dolore e rabbia nel pomeriggio del 29 agosto del sindaco di Carpineto Sinello Antonio Colonna. Quindici persone sono state costrette a trascorrere la notte tra sabato e domenica fuori casa, alloggiati da parenti o amici.












