Dalla mafia dei colletti bianchi a Gaza, dalla crisi del diritto alla responsabilità di giornalisti, magistrati e cittadini. L’intervento di Roberto Scarpinato diventa una riflessione durissima sui meccanismi del potere e sulla necessità di scegliere da che parte stare.
Un intervento che parte dalla mafia e arriva fino a Gaza, attraversando i colletti bianchi, i depistaggi, le istituzioni, il potere politico ed economico, la crisi del diritto internazionale e il ruolo dell’informazione.
Nel suo intervento, Roberto Scarpinato, magistrato ed ex procuratore generale di Palermo, oggi senatore, racconta innanzitutto il proprio personale «risveglio»: l’esperienza maturata lavorando con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e attraverso le indagini sui grandi delitti politico-mafiosi e sulle stragi gli avrebbe mostrato, sostiene, una mafia ben diversa da quella ridotta esclusivamente ai boss e alla manovalanza criminale. Una realtà capace di intrecciarsi con settori delle istituzioni, della politica, dell’economia e della finanza.
Da qui Scarpinato allarga il ragionamento alla Palestina e alle riflessioni di Francesca Albanese, sostenendo che Gaza abbia costretto una parte dell’opinione pubblica mondiale a guardare ciò che per molto tempo non aveva voluto o saputo vedere. Nel suo intervento parla apertamente di una crisi profonda delle regole internazionali e denuncia quelle che considera le responsabilità e le complicità dei governi e dei grandi interessi economici.
Scarpinato richiama una frase letta anni fa in una chiesa di Buenos Aires: «Il mondo si divide tra oppressori e oppressi. Tu da che parte stai?».
Una domanda che rivolge direttamente anche ai giornalisti, ai magistrati e ai cittadini: accettare le narrazioni del potere oppure esercitare fino in fondo la propria responsabilità?



