Il dibattito sulla possibile annessione della provincia di Isernia all’Abruzzo riguarda l’identità territoriale, la sanità, l’accesso ai servizi. Ma anche la rappresentanza democratica dei cittadini nelle istituzioni regionali.
A sollevare il problema è il Partito Comunista dei Lavoratori – Molise, che in una nota mette in guardia contro il rischio di una progressiva marginalizzazione politica della provincia di Isernia. Uno scenario che, secondo il PCL, potrebbe arrivare persino alla sua completa esclusione dal futuro Consiglio regionale dell’Abruzzo.
Il PCL Molise: «Non è una questione di campanilismo»
Il PCL Molise ricorda di aver già affrontato, in precedenti documenti, le ragioni storiche, sociali e democratiche che portarono alla conquista dell’autonomia regionale molisana. Tra i settori maggiormente esposti vengono indicati la sanità, l’accesso ai servizi pubblici e la tutela delle fasce sociali più deboli. Questa volta, però, il partito concentra l’attenzione sullo spazio rappresentativo che la provincia pentra avrebbe all’interno dell’assemblea abruzzese.
«Pur essendo lontani da questioni campanilistiche e ponendo al primo posto la linea politica di classe dell’eletto, è comunque necessario garantire l’espressione delle varie realtà territoriali».
La domanda posta dal PCL è chiara: quale peso avrebbe la provincia di Isernia nel Consiglio regionale abruzzese, le cui sedute si svolgono all’Aquila o a Pescara?
Da quattro rappresentanti a un solo consigliere?
Il sistema elettorale molisano prevede attualmente una circoscrizione unica regionale. La presenza di sole due province, tuttavia, consente secondo il PCL una forma di rappresentanza territoriale di fatto. Nell’attuale Consiglio regionale del Molise, composto dal presidente e da venti consiglieri, gli eletti riconducibili al territorio della provincia di Isernia sarebbero quattro. Si tratta di circa il 19 per cento dell’intera assemblea regionale.
La normativa elettorale abruzzese vigente prevede invece liste presentate nelle quattro circoscrizioni provinciali di L’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti, all’interno di un Consiglio composto complessivamente da 31 membri. La disciplina delle circoscrizioni è contenuta nella legge regionale abruzzese n. 9 del 2 aprile 2013.
In caso di annessione, sostiene il PCL, sarebbe necessario modificare la legge elettorale per introdurre anche una circoscrizione provinciale di Isernia. Considerando una popolazione di circa 78mila abitanti rispetto agli oltre 1,2 milioni dell’attuale Abruzzo, il territorio pentro potrebbe ottenere, secondo la stima politica contenuta nella nota, un solo consigliere regionale.
Il peso della provincia passerebbe quindi dall’attuale quota di circa il 19 per cento nel Consiglio regionale del Molise a poco più del 3 per cento nell’assemblea abruzzese.
«Non si tratta di poltrone, ma di spazi di democrazia rappresentativa negati o compressi per un intero territorio».
Il rischio del collegio unico regionale
La preoccupazione del Partito Comunista dei Lavoratori aumenta davanti alla proposta di riforma della legge elettorale abruzzese, al centro del dibattito politico regionale nel corso del 2026. Tra le ipotesi discusse figura il passaggio verso un collegio unico regionale, superando o ridimensionando l’attuale articolazione provinciale. L’esistenza del confronto sulla riforma e sul collegio unico è confermata anche dagli interventi pubblicati dal Consiglio regionale dell’Abruzzo, sebbene il contenuto definitivo della normativa dipenda dall’esito dell’iter legislativo.
Per il PCL, un sistema interamente fondato sul collegio unico potrebbe rendere ancora più debole la posizione della provincia di Isernia:
«Dato il numero esiguo dei suoi elettori rispetto a quello dell’intero Abruzzo, la provincia di Isernia potrebbe non eleggere alcun consigliere e rimanere esclusa dalla rappresentanza nel Consiglio regionale».
«Il malcontento non giustifica soluzioni peggiorative»
Il PCL Molise non nega l’esistenza di un profondo malcontento nei confronti della gestione della Regione Molise. Contesta, però, l’idea che l’annessione all’Abruzzo rappresenti automaticamente una soluzione ai problemi del territorio. Secondo il partito, il confronto sull’autonomia del Molise deve svilupparsi attraverso dati, analisi e valutazioni concrete delle conseguenze sociali, economiche, amministrative e democratiche.
«Il dibattito sull’autonomia molisana, ancorché interessante e salutare, deve svolgersi su basi e dati seriamente analizzati e non attraverso slogan superficiali che, facendo leva su un reale malcontento, spingono verso soluzioni peggiorative».
Per il PCL, la strada da seguire non è quella di cancellare o ridimensionare l’autonomia regionale, ma di contrastare le politiche che hanno prodotto l’attuale impoverimento del territorio, il peggioramento della sanità e la riduzione dei servizi.



