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L’inchiostro degli ipocriti: tutti ricordano Denise, pochi l’hanno difesa quando era viva

Dopo la morte della figlia di Lea Garofalo si moltiplicano articoli, post e messaggi. Ma la memoria senza responsabilità rischia di diventare l’ultima forma di violenza contro due donne tradite dalle istituzioni, dal silenzio e dall’indifferenza.

by Paolo De Chiara
12 Settembre 2026
in Il "Moscone", la rubrica del Direttore
Reading Time: 25 mins read
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Dopo la morte di Denise Cosco si moltiplicano articoli e messaggi di cordoglio. Ma il silenzio, gli oltraggi alla memoria di Lea Garofalo e gli omaggi ai suoi assassini raccontano l’ipocrisia dell’antimafia celebrativa.

Da morta, Denise ha ritrovato improvvisamente un Paese intero. Da viva, quel Paese le aveva tolto quasi tutto.

In questi giorni stanno scorrendo fiumi d’inchiostro. Molte parole sono inutili, vuote, senza alcun significato. Tutti – giustamente – ricordano la figlia di Lea Garofalo. Tutti, nel Paese delle commemorazioni – ne celebrano il coraggio. Tutti, nell’Italia senza memoria, raccontano la donna che accusò il padre e contribuì alla condanna degli assassini di sua madre. Parole, fotografie, commemorazioni. Il solito corteo che arriva, puntuale, quando non serve più.

Naturalmente non tutti sono ipocriti. Ci sono persone che hanno “sostenuto” Denise. Il vero dolore (autentico) non ha bisogno di essere esibito. Accanto a quel dolore c’è, purtroppo, anche altro. C’è l’inchiostro degli ipocriti: quello di chi oggi celebra Denise e ieri ha voltato la testa; di chi pronuncia il nome di Lea durante le cerimonie e poi rimane in silenzio davanti agli oltraggi; di chi usa le vittime delle mafie come medaglie da appuntare sul petto, mentre nei territori continua a tollerare inchini, ambiguità e segnali devastanti.

Su WordNews.it abbiamo raccontato questa morte ponendo una domanda precisa: possiamo chiamarlo soltanto suicidio?

Oggi dobbiamo aggiungerne altre: dove erano tutti questi uomini e tutte queste donne mentre Denise cercava di sopravvivere?

Dov’erano quando le due donne erano in vita?

Dov’erano quando Lea Garofalo scrisse una lettera al presidente della Repubblica, sei mesi prima della sua morte violenta?

Dov’erano quando le due donne, in vita, cercavano un aiuto economico?

Dov’erano quando il figliuol prodigo Carlo Cosco – condannato all’ergastolo – è ritornato al paesello?

Dov’erano quando Curcio (condannato all’ergastolo per il massacro di Lea Garofalo) è ritornato, da morto (dicono per suicidio, in carcere), trionfante nella sua terra?

Dov’erano quando le istituzioni hanno partecipato al funerale festoso dell’ergastolano (Curcio)?

Dov’erano quando la sorella di Curcio ha minacciato la nostra testata?

Dov’erano quando un’amministrazione comunale omaggiò con i manifesti funebri la morte di Curcio?

Dov’erano quando abbiamo portato in Tribunale la sorella di Curcio (condannata in primo grado) per le sue minacce contro l’informazione libera?

Dov’erano le istituzioni (prefettura, questura, la chiesa, ect.) quando è stato organizzato il funerale festoso di Curcio?  


Denise è morta a 35 anni. Possiamo chiamarlo soltanto suicidio?


Denise celebrata dopo essere stata lasciata sola

Denise ha parlato, ha testimoniato, ha affrontato gli assassini di sua madre. Ma una volta terminati i processi, che cosa è rimasto intorno a lei? La protezione non può essere soltanto una nuova carta d’identità, uno spostamento geografico, un nome inventato. Proteggere significa accompagnare una persona nel tempo, curare le ferite, garantire sostegno psicologico, affetti, lavoro e futuro.

Nel Paese del giorno dopo il magistrato Salvatore Dolce (il primo a raccogliere la testimonianza di Lea Garofalo a Catanzaro), solo dopo l’assassinio di Lea, disse pubblicamente: “Lo Stato con Lea Garofalo ha sbagliato”. 

E con sua figlia Denise come si è comportato lo Stato? 

Come si sono comportate le associazioni antimafia?

Come si è comportata la Chiesa? 


Denise, il coraggio di una figlia contro la ’ndrangheta


Il Paese che onora Lea e accoglie i suoi assassini

L’ipocrisia diventa ancora più insopportabile quando la memoria viene confrontata con i fatti.

Nel 2023, a Petilia Policastro, furono affissi manifesti funebri firmati dal sindaco e dall’amministrazione comunale per la morte di Rosario Curcio, condannato all’ergastolo per aver partecipato all’omicidio e alla distruzione del corpo di Lea Garofalo.

Un’assessora partecipò al funerale e si dimise soltanto dopo la nostra denuncia pubblica. Il sindaco parlò di una “prassi” utilizzata per tutti i cittadini deceduti. La Prefettura definì quei manifesti “inopportuni”. La risposta del Viminale arrivò dopo anni, senza sciogliere i principali interrogativi sollevati da WordNews.it. (LEGGI – Il caso dei manifesti per Rosario Curcio)

Da una parte Lea Garofalo, bruciata per giorni e ridotta in migliaia di frammenti. Dall’altra uno degli uomini condannati per quel massacro, salutato con manifesti istituzionali e un funerale partecipato (anche dai rappresentanti istituzionali). E Denise? Denise era ancora viva. Ha visto rendere omaggio a uno degli uomini condannati per aver distrutto il corpo di sua madre.


«Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco»: tornano di drammatica attualità le parole di Carmine Venturino


I permessi agli ergastolani e i ritorni al paese

Anche Carlo Cosco, condannato all’ergastolo come mandante ed esecutore dell’omicidio di Lea, è tornato più volte a Pagliarelle grazie a permessi autorizzati. Cosa significa il ritorno di un capomafia nel proprio territorio? Può diventare un segnale di presenza, di forza, di continuità. Soprattutto quando viene accolto con calore da una parte della comunità.

WordNews.it lo ha denunciato più volte, spesso in una solitudine assordante. (LEGGI – Il ritorno di Carlo Cosco a Pagliarelle, Ergastolo e permessi: Lea Garofalo è morta due volte)

Mentre l’assassino tornava nel suo paese, Denise continuava a vivere nascosta. Oggi molti scoprono il dolore di Denise. Ieri, quando denunciavamo quei rientri e ponevamo domande, prevalevano il silenzio, l’indifferenza e persino le minacce.

Lea trasformata in una bandiera

Lea è stata riconosciuta soltanto dopo la sua morte violenta. Da viva ha chiesto aiuto, ha denunciato con forza le sue condizioni (e quelle di Denise). Ha cercato protezione per sé e per sua figlia. L’hanno considerata inattendibile (la chiamavano “tossica”, “pentita”, “prostituta”), l’hanno lasciata sola, senza sostegno.

Dopo, solo dopo, essere stata massacrata è diventata un simbolo nazionale. Una fotografia da esporre. Una bandiera da sventolare. Sono arrivate le targhe, le panchine, i giardini (come quello milanese, totalmente abbandonato), le strade, gli spettacoli, i film, le fiction e i discorsi ufficiali.

“In memoria di Lea Garofalo: il giardino della vergogna”
A Milano, lo spazio dedicato alla testimone di giustizia è devastato da incuria, vandalismi e silenzi istituzionali.

Pubblicato il 24 novembre 2025.

Leggi l’articolo su WordNews.it

La memoria non è pronunciare un nome durante una cerimonia. È assumersi la responsabilità di ciò che non è stato fatto. Lea non aveva bisogno di una medaglia dopo essere stata bruciata. 

Denise aveva bisogno di non essere lasciata sola.

Tita Buccafusca e Maria Concetta Cacciola

Le storie di Tita Buccafusca e Maria Concetta Cacciola dovrebbero averci insegnato qualcosa.

Tita aveva deciso di allontanarsi dalla schifosa famiglia Mancuso e di raccontare ciò che sapeva. Tornò a casa e morì poche settimane dopo. La sua morte, inizialmente indicata come suicidio, fu successivamente oggetto di un’inchiesta per omicidio. Maria Concetta aveva collaborato con la giustizia contro la propria famiglia e la schifosa cosca dei Bellocco. Tornò a Rosarno per “tutelare” i suoi figli. Subì pressioni, minacce, ricatti e violenza perché ritrattasse. Dieci giorni dopo morì, bevendo acido muriatico. Anche in quel caso si parlò inizialmente di suicidio.

Ora è morta Denise. Le tre vicende pongono lo stesso interrogativo: che cosa accade alle donne che rompono il vincolo mafioso quando lo Stato e l’opinione pubblica smettono di guardarle?

Il silenzio di ieri non si cancella con il cordoglio di oggi

Adesso tutti scrivono. Scrivono quelli che c’erano e quelli che non c’erano. Quelli che hanno combattuto e quelli che hanno taciuto. Quelli che hanno difeso la memoria di Lea e quelli che non hanno trovato una parola quando quella memoria veniva calpestata. Scrivono persino coloro che, con i propri gesti, hanno contribuito a comporre una delle pagine più vergognose contro Lea e Denise. Il cordoglio non cancella i fatti.

Una dichiarazione pubblica non strappa i manifesti dedicati a un assassino. Una corona di fiori non annulla i ritorni festeggiati degli ergastolani. Una fotografia condivisa sui social non restituisce a Denise gli anni trascorsi senza nome. Una commemorazione non assolve chi ha preferito il silenzio.

Chi oggi pronuncia il nome di Denise dovrebbe prima rispondere a una domanda molto semplice: quando Denise era viva, da che parte stava?

La morte non rende tutti amici delle vittime. L’antimafia non si misura dal numero dei comunicati pubblicati dopo una tragedia.

Il silenzio di ieri non può essere lavato dall’inchiostro di oggi.



1. Denise Cosco: la morte e gli ultimi approfondimenti

  • 11 settembre 2026 – «Dovevamo ammazzare anche Denise Cosco»: tornano di drammatica attualità le parole di Carmine Venturino
  • 10 settembre 2026 – Denise è morta a 35 anni. Possiamo chiamarlo soltanto suicidio?
  • 10 settembre 2026 – Denise, il coraggio di una figlia contro la ’ndrangheta

2. Il dossier di denuncia: funerale di Rosario Curcio, politica e istituzioni

  • 26 febbraio 2026 – Due funerali, due Stati: a Torino lo stop al rito di potere, a Petilia lo Stato lasciò sfilare la vergogna
  • 10 febbraio 2026 – Tre anni dopo, una risposta che lava tutto: il caso dei manifesti per Rosario Curcio
  • 21 novembre 2025 – Minacce alla stampa, il Tribunale di Isernia ammette Dioghenes APS come parte civile nel processo a Elisa Curcio
  • 31 luglio 2025 – Lea Garofalo due volte uccisa: insegna abbandonata a Petilia e silenzio del Governo sui manifesti per Curcio
  • 15 maggio 2025 – Curcio, funerali tra applausi e minacce: a processo chi ha minacciato

La vicenda Curcio: tutti gli articoli del 2023

  • 2 settembre 2023 – Funerali del mafioso Curcio, la nota del Comitato: «Lo Stato deve intervenire»
  • 21 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, per la Prefettura i manifesti sono stati “inopportuni”
  • 19 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Traina: «Il prefetto di Crotone deve intervenire per dare un segnale forte»
  • 18 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Luana Ilardo: «Un gesto penoso»
  • 17 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla don Algemiro: «Una persona che uccide va contro Dio»
  • 15 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Ravidà: «Il Comune di Petilia Policastro deve essere commissariato»
  • 11 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla il consigliere Fico: «Chi ha partecipato deve dimettersi»
  • 10 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, l’ODG Molise: «Una volgare aggressione per WordNews.it e il direttore Paolo De Chiara»
  • 8 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: «Vi dovevate dimettere già da tempo»
  • 7 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla il capogruppo della minoranza: «Hanno combinato un pasticcio»
  • 6 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, interviene Salvatore Borsellino: «C’è soltanto da vomitare»
  • 5 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio, parla Pino Cassata: «Un cattivo esempio per i giovani»
  • 4 agosto 2023 – Funerali del mafioso Curcio: non potevano mancare le inutili minacce
  • 3 agosto 2023 – Il caso in Parlamento: ci sarà una risposta del Governo per i manifesti e i festosi funerali dell’assassino Curcio?
  • 31 luglio 2023 – Funerale del mafioso Curcio: restiamo in attesa delle risposte del vicesindaco di Petilia
  • 30 luglio 2023 – Funerali del mafioso Curcio: era presente anche il vicesindaco di Petilia?
  • 29 luglio 2023 – Funerali del mafioso Curcio, per Gennaro Ciliberto «un segnale di potenza»
  • 28 luglio 2023 – Funerali del mafioso Curcio: le reazioni social dopo le dimissioni dell’assessora Berardi
  • 27 luglio 2023 – Funerali Curcio, parla il sindaco in Consiglio comunale: «Una enorme bufera mediatica»
  • 27 luglio 2023 – Funerali Curcio: è caduta la prima testa
  • 26 luglio 2023 – Vicenda Curcio, parla Brugnano: «Se il sindaco non vuole dimettersi, rimuova l’assessora»
  • 23 luglio 2023 – Petilia, la presenza dell’assessora al funerale del killer Curcio approda in Consiglio comunale
  • 22 luglio 2023 – Funerale festoso per il killer, Piera Aiello: «Vergognatevi e andatevene a casa»
  • 21 luglio 2023 – E se Curcio, ergastolano ’ndranghetista, non si fosse suicidato?
  • 20 luglio 2023 – Funerali Curcio, Stefania Ascari: «Una vergogna, presenterò un’interrogazione parlamentare»
  • 19 luglio 2023 – Parla il prete che ha celebrato il funerale di Curcio: «Nessun divieto da parte della diocesi»
  • 17 luglio 2023 – Manifesti funebri per il massacratore di Lea Garofalo, Angela Napoli: «Sono indignata»
  • 16 luglio 2023 – Il video del funerale di Curcio, l’ergastolano condannato per la distruzione del cadavere di Lea
  • 14 luglio 2023 – Manifesto per la morte del killer Curcio: dopo la tempesta arrivano le scuse del sindaco
  • 13 luglio 2023 – Omicidio Lea Garofalo: i festosi funerali per l’ergastolano Curcio
  • 3 luglio 2023 – Dopo il suicidio di Curcio parla l’ex legale: «Non si è potuto rifiutare»
  • 30 giugno 2023 – Omicidio Lea Garofalo: si è impiccato nel carcere di Opera l’ergastolano Rosario Curcio
  • 30 giugno 2023 – Il filo rosso che collega gli infarti e i suicidi

3. Il ritorno di Carlo Cosco e i permessi agli ergastolani

  • 10 gennaio 2026 – Ergastolo e permessi, gli assassini saranno liberi tra poco? Lea Garofalo è morta due volte
  • 1° dicembre 2023 – La “bestia” Carlo Cosco, mafioso, assassino ed ergastolano, è nuovamente rientrata al paesello
  • 6 settembre 2022 – Carlo Cosco, l’ergastolano parlante: non fate demagogia pietosa
  • 24 luglio 2022 – La rabbiosa reazione dei Cosco
  • 22 luglio 2022 – Carlo Cosco, la “bestia”, si sta riorganizzando sul territorio
  • 16 luglio 2022 – Il ritorno della “bestia” Carlo Cosco
  • 10 luglio 2022 – Una montagna di sterco

4. Lea Garofalo: memoria, denunce e approfondimenti

  • 6 luglio 2026 – “Donna del Sud”, la canzone per Lea Garofalo: quando la musica diventa memoria e denuncia
  • 5 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani, la verità che brucia ancora: Armando D’Alterio a WordNews.it
  • 5 maggio 2026 – Lea Garofalo, la donna che lo Stato non seppe salvare: a Campobasso la ’ndrangheta provò a rapirla
  • 4 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani: questa sera su WordNews.it la verità torna al centro
  • 3 maggio 2026 – Lea Garofalo e Giancarlo Siani: WordNews.it ospita Armando D’Alterio
  • 24 aprile 2026 – Lea Garofalo non è una bandiera da sventolare
  • 27 febbraio 2026 – Lea Garofalo, il coraggio che la mafia non è riuscita a distruggere
  • 9 dicembre 2025 – “Io sono Lea”: il monologo di Paolo De Chiara squarcia il silenzio nella Sala dei Quadri di Cremona
  • 8 dicembre 2025 – Marisa Garofalo al Cimitero Monumentale: «La vera condanna la scontiamo noi»
  • 6 dicembre 2025 – Quando una donna rompe il silenzio, lo Stato deve esserci: il sindaco Virgilio e la lezione di Lea
  • 4 dicembre 2025 – Marisa Garofalo rompe il silenzio: la verità negata su Lea e lo Stato che non l’ha protetta
  • 3 dicembre 2025 – «Se Lea Garofalo è morta è perché qualcosa non ha funzionato»: la lezione della procuratrice Alessandra Dolci
  • 24 novembre 2025 – Marisa Garofalo: «Non c’è stata giustizia per mia sorella»
  • 24 novembre 2025 – In memoria di Lea Garofalo: il giardino della vergogna
  • 24 novembre 2025 – Una fimmina calabrese: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
  • 19 novembre 2025 – Lea Garofalo, il coraggio che non muore
  • 5 settembre 2025 – Lea Garofalo e il coraggio dimenticato e ritrovato: a Petilia torna l’insegna della memoria
  • 17 luglio 2025 – “Una fimmina calabrese”: la storia di Lea Garofalo nell’intervista a Paolo De Chiara
  • 21 maggio 2025 – Lea Garofalo tradita due volte, dallo Stato e dall’indifferenza: la denuncia di Marisa
  • 18 maggio 2025 – 30 minuti con Marisa Garofalo: la voce di Lea, la memoria che resiste
  • 15 maggio 2025 – Marisa Garofalo a “30 minuti con WordNews.it”: memoria, giustizia e verità
  • 22 marzo 2025 – “Una fimmina calabrese” a Palmi: la lezione di legalità di Paolo De Chiara e del procuratore Di Palma
  • 20 marzo 2025 – Paolo De Chiara a Stalettì: due incontri su Lea Garofalo e la lotta alla ’ndrangheta
  • 19 marzo 2025 – Lea Garofalo e la sfida alla ’ndrangheta: l’esempio di coraggio in “Una fimmina calabrese”
  • 7 dicembre 2024 – Stefano Mormile
  • 5 dicembre 2024 – Giovanni Impastato: «Tanti punti in comune tra la storia di mio fratello e quella di Lea Garofalo»
  • 1° dicembre 2024 – Nino Melito Petrosino
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  • 29 novembre 2024 – Giuseppe Tarantino
  • 24 novembre 2024 – Giovanni Impastato
  • 21 novembre 2024 – Uno schiaffo in faccia alla schifosa ’ndrangheta
  • 20 novembre 2024 – Lea si è ribellata a un sistema mafioso e ha pagato con la sua vita
  • 2 agosto 2024 – “Una fimmina calabrese” ritorna in Calabria
  • 23 febbraio 2024 – Lea Garofalo è viva
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  • 25 novembre 2023 – In morte di Lea, 14 anni dopo
  • 5 maggio 2023 – Lea Garofalo: 14 anni fa il tentato sequestro di Campobasso
  • 7 aprile 2023 – Marisa Garofalo: «Non sono una mafiosa, denuncio la serie The Good Mothers»
  • 10 marzo 2023 – Quando verrà riposizionata la panchina dedicata a Lea?
  • 1° marzo 2023 – Una storia di Calabria, una storia di Milano
  • 3 febbraio 2023 – “Una fimmina calabrese”: così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta
  • 5 dicembre 2022 – A Lea
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  • 3 dicembre 2022 – Il silenzio urla il tuo nome, Lea
  • 3 dicembre 2022 – “Una fimmina calabrese”: l’intervista con Paolo De Chiara
  • 27 novembre 2022 – Lettera a Lea
  • 26 novembre 2022 – Ingiustizia
  • 26 novembre 2022 – Il sindaco di Petilia Policastro: «Non abbiamo dimenticato Lea»
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  • 22 novembre 2022 – Lettera a Denise
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  • 12 novembre 2022 – Lea Garofalo, 13 anni dopo: la presentazione del libro a Petilia Policastro
  • 11 novembre 2022 – Lea Garofalo è viva: nessun silenzio davanti alla sua storia
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  • 20 luglio 2022 – Una strada per Lea Garofalo a Pagliarelle
  • 8 marzo 2022 – Il coraggio di dire no: la poesia
  • 6 marzo 2022 – Il coraggio di dire no a Taurianova
  • 24 novembre 2021 – Per non dimenticare la “fimmina calabrese” che sfidò la schifosa ’ndrangheta
  • 22 novembre 2021 – In ricordo di Lea Garofalo e Giusy Potenza
  • 19 novembre 2021 – Lea Garofalo, il coraggio di dire no
  • 3 novembre 2021 – Superate le 15 mila firme per la “fimmina” che sfidò la schifosa ’ndrangheta
  • 28 ottobre 2021 – Una strada per Lea Garofalo a Campobasso
  • 29 settembre 2021 – Lea Garofalo fa ancora paura
  • 30 luglio 2021 – Percorsi di lettura e di antimafia sociale: si parla di Lea Garofalo
  • 5 maggio 2021 – Lea Garofalo, 5 maggio 2009: il tentato sequestro di Campobasso
  • 24 novembre 2020 – Lea Garofalo, la testimone di giustizia abbandonata dallo Stato e bruciata dalla ’ndrangheta
  • 23 novembre 2020 – Lea Garofalo è una testimone di giustizia
  • 22 novembre 2020 – Il grido d’aiuto inascoltato di Lea Garofalo
  • 21 ottobre 2020 – Dedicato a Lea Garofalo il giardino di viale Montello
  • 5 maggio 2020 – Con Lea Garofalo siamo stati tutti poco sensibili
  • 5 maggio 2020 – Lea Garofalo, il tentato sequestro di Campobasso
  • 5 maggio 2020 – Undici anni dopo
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  • 26 gennaio 2020 – Canusia, tra cultura popolare e impegno civile
  • 13 gennaio 2020 – Lea Garofalo, il prete che nega l’evidenza: «Mai conosciuta»

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Denise, il cordoglio dell’Associazione Joe Petrosino: «Una giovane donna che ha portato una storia più grande di lei»

Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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