Mentre la politica urla nei talk show, milioni di cittadini, soprattutto quelli economicamente più fragili, stanno pagando una vera e propria patrimoniale al contrario: una tassa occulta che colpisce chi possiede meno e alimenta un sistema sempre più ricco e pervasivo.
E la politica? Conosce perfettamente il fenomeno ma, salvo alcune lodevoli eccezioni, continua a voltarsi dall’altra parte. È arrivato il momento di spezzare questa catena di silenzi, connivenze e distrazioni.
A raccontare la dimensione del disastro sociale prodotto dai Gratta e Vinci sono innanzitutto i numeri ufficiali.
Il boom dell’azzardo di Stato
Nel 2015 la raccolta dei Gratta e Vinci ammontava a 8,70 miliardi di euro. Nel 2025 ha raggiunto l’impressionante cifra di 12,60 miliardi, facendo registrare un aumento del 44,8% in dieci anni.
Si tratta di una crescita abnorme, alimentata spesso dalle speranze e dalle difficoltà di persone che cercano nel colpo di fortuna una via d’uscita dalla precarietà economica. Ma quella promessa stampata su un rettangolo colorato di carta, nella quasi totalità dei casi, si trasforma in una nuova perdita.
Non è soltanto un fenomeno economico: è una vera e propria emergenza sociale, che rischia di colpire con maggiore violenza proprio coloro che dispongono di minori strumenti culturali, finanziari e familiari per difendersi.
L’illusione a portata di mano
L’89% dei biglietti viene ancora acquistato fisicamente nelle tabaccherie, nei bar e negli altri esercizi autorizzati. Nel 2025 le vendite attraverso la rete fisica hanno raggiunto 11,21 miliardi di euro.
Significa che ogni giorno vengono spesi in Gratta e Vinci circa 30,71 milioni di euro. Tradotto in tempo reale, il flusso di denaro equivale a:
- 1,28 milioni di euro ogni ora;
- 21.328 euro ogni minuto;
- 355 euro ogni secondo.
Mentre state leggendo queste righe, altre migliaia di euro stanno passando dalle tasche dei cittadini alla filiera dell’azzardo.
La diffusione capillare dei punti vendita rende il gioco immediatamente accessibile. Il biglietto è esposto accanto a prodotti di uso quotidiano e l’atto di acquistarlo finisce per apparire normale, innocuo e privo di conseguenze. Ma dietro questa apparente normalità si nasconde un sistema capace di generare dipendenza, impoverimento e indebitamento.
Chi guadagna davvero con i Gratta e Vinci?
Si sostiene che una parte consistente del denaro raccolto torni ai giocatori sotto forma di premi. Nel 2025 le vincite complessive avrebbero raggiunto circa 9 miliardi di euro. Il dato, tuttavia, deve essere letto con attenzione e non può essere ridotto a una semplice percentuale statistica.
Nella maggioranza dei casi si tratta di vincite di modesta entità, somme che spesso vengono immediatamente utilizzate per acquistare altri biglietti. Il denaro, così, entra nuovamente nel circuito del gioco fino a essere completamente perso.
È il meccanismo della cosiddetta rigiocata: una piccola vincita alimenta l’illusione di essere vicini al premio importante e spinge il giocatore a continuare. In questo modo, il sistema si sostiene attraverso la ripetizione compulsiva del gesto e può favorire povertà, dipendenza patologica e sovraindebitamento.
L’azzardo rappresenta inoltre un settore di interesse per le consorterie criminali, che possono sfruttarne i circuiti per riciclare denaro, esercitare pressioni economiche e approfittare delle condizioni di fragilità delle persone.
Gli utili del concessionario e gli incassi dello Stato
Nel frattempo, l’unico concessionario privato operante in regime di monopolio avrebbe chiuso il 2025 con un utile netto superiore a 163 milioni di euro.
Lo Stato avrebbe incassato circa 1,8 miliardi di euro, mentre la rete composta da 52.500 punti vendita avrebbe registrato complessivamente 900 milioni di euro di aggi lordi. La media matematica è di circa 17.100 euro per ciascun esercizio, anche se la distribuzione effettiva può variare sensibilmente da un punto vendita all’altro.
Siamo quindi davanti a un’intera filiera economica che trae sostentamento dal denaro continuamente drenato dalle tasche dei cittadini. Ed è proprio questo il nodo politico: lo Stato non si limita a consentire il gioco, ma ne ricava entrate considerevoli, finendo per dipendere almeno in parte da un fenomeno che produce pesanti conseguenze sociali.
Da una parte si denunciano la povertà, il disagio e l’indebitamento delle famiglie; dall’altra si continua a promuovere, autorizzare e rendere facilmente accessibili strumenti di gioco che possono aggravare quelle stesse condizioni.
La classifica delle vendite fisiche
Il fenomeno assume dimensioni particolarmente rilevanti nelle regioni che guidano la classifica delle vendite fisiche dei Gratta e Vinci:
- Lombardia, con una raccolta vicina ai 2 miliardi di euro;
- Campania;
- Lazio.
Questi numeri non raccontano semplicemente le abitudini di gioco degli italiani. Raccontano un prelievo continuo di risorse economiche dai territori, dalle famiglie e soprattutto dalle fasce sociali più vulnerabili.
Una gigantesca redistribuzione della ricchezza
Questo non può essere considerato soltanto un gioco. È una gigantesca redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto: una vera e propria patrimoniale inversa.
Una patrimoniale tradizionale colpisce i grandi patrimoni per finanziare servizi e interventi pubblici. Questa, invece, preleva denaro anche da chi fatica ad arrivare alla fine del mese, trasformando la disperazione economica nella materia prima di un sistema redditizio.
Il principio non riguarda soltanto i Gratta e Vinci, ma l’intero settore dell’azzardo legale. La sua crescita non può essere misurata esclusivamente attraverso il fatturato, gli utili o le entrate erariali. Bisogna calcolarne anche il costo umano: famiglie distrutte, persone indebitate, dipendenze, usura, disagio psicologico e impoverimento.
È ora che i partiti e i parlamentari smettano di assecondare questa follia. Servono limiti più severi, una drastica riduzione dell’offerta, controlli efficaci, maggiori investimenti nella prevenzione e una politica realmente indipendente dagli introiti dell’azzardo.
Il silenzio deve essere rotto adesso, perché ogni secondo che passa altri 355 euro vengono spesi soltanto nei Gratta e Vinci cartacei.
Filippo Torrigiani



