Il rilascio delle nuove autorizzazioni alle attività necessarie per bonifica dello stabilimento e fondamentali per metterlo in sicurezza. Senza il loro rilascio il materiale esplosivo residuo rimarrà all’interno dello stesso. È la sintesi della posizione espressa dalla Arca Defense Italy, ramo italiano della quasi omonima multinazionale turca, in merito alla situazione dello stabilimento in contrada Termine a Casalbordino. Produzione ferma dal 13 settembre 2023, quando ci fu la seconda esplosione dopo il 21 dicembre 2020 in cui morirono tre operai. Altri tre erano morti nell’esplosione di quasi tre anni prima. Stabilimento posto sotto sequestro dalla Procura di Vasto dopo l’ultima esplosione il 9 luglio di quest’anno in cui è morto un altro operaio.
Il 29 settembre 2025 la Arca Defense Italy ha rilevato lo stabilimento dal precedente proprietario, la Esplodenti Sabino, proponendo un piano di riconversione dalla demilitarizzazione alla produzione munizioni di medio calibro e sistemi d’artiglieria. Il 4 maggio scorso è stato presentato il progetto per la modifica della destinazione d’uso di alcuni locali dell’impianto. Il 15 ottobre il comitato tecnico regionale ambientale della Regione Abruzzo ha disposto l’assoggettamento del progetto alla Valutazione di Impatto Ambientale.
«Nel sito è tuttora presente materiale esplodente che si trovava nello stabilimento al momento del subentro della nuova gestione, nell’ambito della procedura seguita dal Tribunale di Vasto» riporta la società che esprime l’obiettivo della «sua eliminazione definitiva: in parte mediante restituzione ai legittimi proprietari, in parte attraverso smaltimento in loco, mediante termodistruzione attraverso il forno statico presente presso lo stabilimento di Casalbordino, che le valutazioni tecniche finora svolte indicano come l’unica modalità idonea allo smaltimento essendo gran parte del materiale esplosivo giudicato non trasportabile». Forno il cui utilizzo è attualmente «sospeso, nell’attesa che la Società riceva le autorizzazioni amministrative necessarie» sottolinea la Arca Defense Italy che dichiara di essersi «resa disponibile a ritardare l’avvio della sua attività principale dando priorità alla ripartenza del forno statico al fine di smaltire in sicurezza il materiale esplosivo presente nello stabilimento nell’interesse della comunità di Casalbordino».
La riattivazione del forno è uno dei passaggi della proposta inviata dalla società alle autorità. «Istituzione di un tavolo tecnico urgente con Prefettura di Chieti, Ministero dell’Interno, Regione Abruzzo, Comitato Tecnico Regionale e Vigili del Fuoco, per definire un cronoprogramma condiviso delle attività e dei relativi passaggi autorizzativi» e «completamento dei lavori di miglioramento della sicurezza del sito, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria all’accesso al sito» i primi passi. Altri sono un sopralluogo della commissione tecnica sui materiali esplosivi, la restituzione degli stessi ai proprietari e la bonifica dei locali. Tutti passaggi per cui sono necessarie nuove autorizzazioni. «Senza le autorizzazioni allo smaltimento e alla bonifica, il materiale esplosivo resta nello stabilimento» e «ogni giorno di attesa prolunga i rischi che l’azienda vuole eliminare» dichiara la Arca Defense Italy.
In occasione dello sciopero generale promosso dall’Usb il comitato “Disarmiamoci – Basta fabbriche di morte. Quanto vale una vita?”, sorto a Casalbordino dopo la terza tragedia in pochi anni, parteciperà al corteo di Pescara. Tornando a ribadire la richiesta di ricollocazione dei lavoratori e la riconversione civile dello stabilimento di Casalbordino.
«Saremo a Pescara per chiedere a gran voce alla Regione Abruzzo di ricollocare tutti i lavoratori dell’ex Esplodenti Sabino tramite tavolo istituzionale aperto ad un confronto pubblico. Vogliamo che la regione, la Provincia di Chieti e le amministrazioni locali considerino un progetto alternativo che miri ad una riconversione industriale civile e non bellica a tutela dei livelli occupazionali e delle vocazioni produttive del territorio. Chiediamo, inoltre, che queste istituzioni assumano una posizione chiara e decisa contro la militarizzazione progressiva del nostro territorio e sulla chiusura dell’Arca Defense» dichiarano gli attivisti.
«Questa azienda turca, legata a doppio filo con la NATO, ha ricevuto ingenti finanziamenti per stabilirsi a Casalbordino, in funzione di una politica internazionale indirizzata al riarmo, con l’appoggio del governo e degli enti locali» e «poco importa ai politici se all’ombra della fabbrica insistano infrastrutture pubbliche o una località turistica balneare ad alta frequentazione. Poco importano i 7 morti sul lavoro in 6 anni deceduti mentre faticavano per portare il pane a casa. Poco importano, ancora, la pericolosità e l’impatto ambientale dell’industria su territorio e salute pubblica, su cui esigiamo chiarezza» ribadisce con forza il Comitato.
«Vogliamo vengano rispettati i controlli, a seguito dell’accesso desideriamo scoprire quante pagine di “OMISSIS” nascondano informazioni importanti per la salute pubblica. L’impianto di Arca Defense Italy sul territorio di Casalbordino è il risultato di ingenti finanziamenti che riflettono la volontà nazionale ed europea di puntare ad un’economia di guerra snellendo l’iter di autorizzazioni, come ci insegna il pacchetto legislativo “Omnibus V”. Pretendiamo di sapere chi si assume la responsabilità politica e morale di questa imposizione, a cui noi ci opponiamo e che continueremo a contrastare con tutte le energie e con ogni mezzo: legale, politico, mobilitativo. Nel frattempo, presenteremo un progetto civile alternativo che sottoporremo alle istituzioni» conclude il Comitato “Disarmiamoci – Basta fabbriche di morte! Quanto vale una vita?”



