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Scarabeo: «Il Comune di Isernia spetta a Fratelli d’Italia»

by Paolo De Chiara
24 Giugno 2021
in L'Opinione
Reading Time: 20 mins read
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Sono passati esattamente sei anni. Nel giugno del 2015, in una conferenza stampa presso la Procura della Repubblica, l’allora procuratore capo, Paolo Albano, pronunciava queste parole: “l’Assessore che truffa la sua Regione è come il padre che rompe il salvadanaio per rubare i soldi del figlio”. L’assessore era Massimiliano Scarabeo (all’epoca PD), finito agli arresti domiciliari. Meno di un mese fa il Tribunale di Campobasso ha assolto l’ex amministratore pubblico “per non aver commesso il fatto”.

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Lo abbiamo incontrato per raccogliere il suo punto di vista non solo sulla vicenda giudiziaria. Resta ancora in piedi il secondo filone dell’inchiesta “Alta tensione” presso il Tribunale di Isernia.  

Abbiamo affrontato anche tematiche legate alla politica e alla gestione della cosa pubblica. «Oggi si lavora alla carlona» ha tuonato Scarabeo. Ma non è l’unica affermazione forte raccolta nel corso dell’intervista.

 

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’esperienza giudiziaria personale. «Forse, anche per il ruolo che rivestivo all’epoca, l’azione messa in campo era allettante da più parti. La cosa che mi è dispiaciuta è che, effettivamente, se avessero voluto avrebbero potuto approfondire un po' di più una questione e, soprattutto, verificare che, all’epoca dei fatti, in cui fu pubblicato il bando ero consigliere regionale e quando furono erogate le somme non ero neanche assessore. Comunque nutro profondo rispetto per la magistratura e credo che in quel momento, sicuramente, c’era un interesse a volere andare oltre.»

 

Resta un secondo filone presso il Tribunale di Isernia per frode ed evasione fiscale.

«Sì, chiaramente il filone principale era quello di Campobasso. Quello che a me riguardava maggiormente anche dal punto di vista istituzionale e politico. Il peso di una presunta truffa ai danni della Regione moralmente pesa e non poco. Già il fatto stesso che non sia stato individuato quale amministratore di fatto della società, soprattutto delle società, anche la non sussistenza del reato mi mette abbastanza sereno nell’affrontare anche questo ulteriore procedimento ad Isernia con la giusta e dovuta misura.»

 

In un passaggio, lei ha dichiarato che “chi doveva controllare e portare avanti questo gruppo non era all’altezza della situazione”. Che significa?

«All’epoca, per oltre un decennio, il nostro gruppo imprenditoriale è stato un punto di riferimento della nostra Regione. Un motivo di orgoglio. È chiaro che quando si coprono dei ruoli apicali quei ruoli devono avere le giuste persone all’altezza della situazione. E su questo c’è una eccessiva amarezza. Nel momento in cui mi sono buttato a capofitto in politica, quindi totalmente lontano dalle mie aziende, ero convinto che quelle persone avessero le carte in regola per poterle portare avanti nella maniera più dignitosa possibile.»

 

Lei è stato assolto insieme a suo fratello. A Isernia, per il secondo filone, chi sono gli imputati?

«C’è stato il decesso dell’amministratore. Credo che siamo io e mio fratello.»

 

In un’altra dichiarazione, sempre lei, ha affermato che nei suoi riguardi c’è stata una “eccessiva attenzione, forse perché coprivo un ruolo”. Da parte della magistratura?

«Un po’ da parte di tutti.»

 

Il suo ruolo di assessore regionale dava fastidio? Questo sta cercando di dire?

«Sicuramente. Primo eletto in provincia di Isernia, primo eletto in Regione in termini percentuali. Venendo dal basso, con un consenso non di apparato, non economico ma politico vero e proprio. Io ho fatto politica, al servizio della gente.»

 

Vuole dire che c’è un corto circuito tra politica e magistratura?

«Non ho detto questo.»

 

E cosa sta dicendo?

«C’è stato un eccessivo interesse. Può darsi pure che l’interesse forte da parte della politica, qualche opportunità che gli è stata data anche alla politica e non solo alla politica, ha fatto si che tutto questo diventasse una miscela esplosiva.»

 

Lei, nelle dichiarazioni dei giorni scorsi, ha aggiunto che c’è stata una “strana contestualità tra il mio fermo e il comunicato con cui l’ex presidente Frattura mi ha estromesso dalla Giunta”.

«È la realtà dei fatti.»

 

Quindi il suo ruolo dava fastidio anche al suo presidente Frattura?

«Sicuramente sì.»

 

Perché?

«Avevo iniziato a non votare, ero uno di quelli che sosteneva in maniera forte il rispetto degli impegni elettorali. Ero un fermo sostenitore della sanità pubblica. Ho dato anche un atto di indirizzo autonomo al mio assessorato, una cosa che all’epoca non era di buon gradimento.»

 

Lei all’epoca faceva parte del Pd, lo stesso partito di Frattura. Come giudica la sua gestione politica?

«Non ho votato gli ultimi bilanci.»

 

Politicamente come giudica la presidenza di Paolo Frattura?

«Frattura non ha fatto il politico, ha fatto altro. Quando fu ricandidato Frattura per la seconda volta, all’epoca ero vice segretario regionale del PD, ero tra quelli che non voleva sostenere la candidatura di Paolo per tutta una serie di motivi.»

 

Perché proveniva dal centro-destra?

«Non tanto per questo.»

 

Per quale motivo?

«Una valutazione legata a quell’arco di tempo in cui lui ha svolto quel ruolo di consigliere regionale di opposizione, rispetto a degli impegni politici e programmatici presi anche consapevolmente. Noi non eravamo abituati a lavorare “alla carlona” come fanno alcuni amministratori oggi in seno al consiglio regionale, noi facevamo politica e facendo politica chiaramente portavamo avanti le nostre istanze con impegno forte sui vari territori regionali. Su alcuni temi Paolo, già quando era in opposizione, aveva assunto un atteggiamento poco riguardoso e rispettoso di chi aveva sostenuto la nostra compagine.»

 

In sintesi, a lei non piaceva politicamente?

«Lo conoscevo poco e quel poco che ho avuto modo di conoscerlo non mi è piaciuto politicamente, pur essendo un buon tecnico. Tutto era tranne che politico.»

 

Lei ha anche dichiarato che solo Michele Iorio e Aida Romagnuolo le hanno espresso vicinanza.

«Nessuno degli attuali consiglieri regionali o assessori in carica mi ha espresso, anche attraverso un messaggino, le proprie felicitazioni.»

 

Come ha interpretato questa freddezza?

«Manca il buon senso, manca anche quella sensibilità umana.»

 

Perché durante la conferenza stampa definisce “ragazzo” il consigliere dei 5 stelle Andrea Greco?

«Greco è stato abbastanza cattivello nei miei riguardi. In campagna elettorale, in consiglio regionale. Una persona matura quel tipo di errore…»

 

Quindi lei lo definisce “ragazzo” riferendosi alla sua “maturità”?

«Penso che oggi lui non sia maturo per svolgere quel ruolo.»

 

“Aspetto le scuse pubbliche di Greco e del ministro degli Esteri Di Maio”. Sono arrivate?

«No.»

 

Lei ha definito l’esecutivo regionale presieduto da Toma una “pericolosa accozzaglia”.

«È la verità.»

 

Perché ha usato questa definizione?

«Una cosa in programma che hanno qual è? Non c’è un dispositivo legislativo innovativo. Non c’è nulla.»

 

La sua critica è rivolta sia alla maggioranza che all’opposizione?

«Non voglio generalizzare, anche perché ci sono delle componenti capaci in consiglio regionale. Abbiamo comunque un esecutivo inconsistente, che pensa a sé stesso. Un esecutivo che non fa nulla.»

 

Ma siamo in un periodo emergenziale…

«Poteva essere una opportunità per lavorare di più. Avendo la possibilità di non stare in giro a “perdere tempo” ci si poteva chiudere in assessorato per lavorare di più e per lavorare meglio.»

 

Quindi non c’è programmazione?

«Non c’è volontà, non c’è voglia. Solo lo status…»

 

Cosa significa?

«Pensano solo al loro status. È solo facciata. Nulla fanno responsabilmente.»

 

Lei ha definito questo governo regionale “incapace e inetto”, “esecutivo peggiore di tutti i tempi”. L’attuale governatore Toma per lei è “inadeguato”.

«Sicuramente…»

 

Ma perché si arriva a questi risultati. Sono i cittadini che scelgono male nelle cabine elettorali o sono i partiti che non fanno più da filtro?

«La politica deve ritornare ad essere fatta all’interno dei partiti e chi ricopre ruoli di vertice deve farlo in maniera adeguata e appropriata. Avere, in sostanza, un determinato tipo di conoscenza politico amministrativa e anche delle capacità personali.»

 

Soffermiamoci sulla legge elettorale. Lei ha affermato che “hanno cambiato le regole del gioco a partita in corso”, aggiungendo che “quella votazione in aula è nulla”.

«Il ricorso in appello è pronto e andrò avanti per ripristinare la legalità. Un atto di arroganza e ignoranza politica.»

 

Lei non ha avuto la possibilità di rientrare in consiglio regionale come primo eletto.  

«Questo sistema elettorale ha dato la possibilità a Toma di diventare governatore. La nostra coalizione aveva sul campo oltre trecento persone e tutte queste persone sono state messe insieme in virtù di un dispositivo legislativo elettorale che dava la possibilità anche al primo, al secondo dei non eletti di poter entrare in consiglio regionale.»

 

Il provvedimento, secondo il suo punto di vista, è stato fatto ad personam?

«Sicuramente.»

 

Lei come giudica l’azione politica di Michele Iorio, ex governatore del Molise?

«Uno dei pochi che è politico.»

 

La sua azione politica passata come la giudica?

«Forse in quel momento, alcune dinamiche mi mettevano in condizione di essere in contrapposizione a quello che era l’entourage e la coalizione politica di Michele Iorio. Io sono stato espulso da An perché ero contrario alla Turbogas a Venafro e determinati ambienti vicini a Iorio erano favorevoli alla Turbogas.»

 

Nel 2006 lei dichiarava: “La politica peronista di Iorio e C. ha messo a segno un altro scempio, un’altra offesa alla dignità dei molisani”. Oggi lei conferma questa visione?

«Dipende in quale contesto è stato detto. Accuso per il passato l’eccessiva disponibilità verso apparati o verso persone che non meritavano di avere tutta quella libertà di movimento.»

 

Un anno dopo, nel 2007, lei dichiarava: «I molisani stanno pagando la politica dissennata attuata nello scorso quinquennio della maggioranza di centrodestra (Iorio presidente, nda) che ha fatto esplodere la spesa sanitaria». Questa frase la conferma?

«In quel contesto evidentemente c’erano delle scelte che l’allora presidente Michele Iorio ha portato avanti in netta contrapposizione a quella che era la mia idea rispetto alle res pubblica.»

 

Oggi è possibile immaginare un’alleanza politica tra lei e Michele Iorio?

«Michele Iorio è in questa Regione, forse, uno dei pochi politici presenti.»

 

E gli altri come possono essere definiti?

«Di politici ce ne sono pochi. C’è il faccendiere, c’è l’arrivista, l’arrampicatore o l’arrampicatrice sociale che coglie l’opportunità e si vende all’ultimo secondo rispetto a una linea di condotta integerrima per “x” mesi. Oggi non parliamo di politica ma di mero opportunismo personale.»     

 

 

Alleanza nazionale poi Margherita poi Pd. Oggi Fratelli d’Italia. Lei si reputa politicamente coerente? O rientra nella normalità il frequente cambio di casacca?

«Sono fedele alle mie idee, alle mie convinzioni e ai miei principi che sono quelli del programma elettorale. Non rinnego il mio percorso. In Alleanza Nazionale sono stato espulso, l’ho detto prima. Per rapporti amicali mi sono ritrovato nella Margherita e mi sono trovato benissimo. Poi c’è stata l’evoluzione e mi sono ritrovato nel Pd.»

 

Oggi in Fratelli d’Italia.

«Sono ritornato alle origini. Quando ho aderito era al 3%.»

 

Adesso ha un peso politico diverso.

«Oggi è facile aderire a Fratelli d’Italia.»

 

A livello nazionale come hanno preso la sua assoluzione?

«Bene.»

 

Ha sentito anche la Meloni?

«Lei no, ma i vertici sì.»

 

In un comunicato stampa lei ha scritto: “Il mio futuro politico riparte dall’assoluzione”. Qual è il suo futuro politico?

«Ripartire con serenità, decidere se candidarmi o meno. La scelta principale la fanno i cittadini.»

 

Cosa è per lei la politica?

«Servizio. Ho avuto l’esigenza di candidarmi, partendo dal basso, perché credo che qualche cosa puoi migliorarla attraverso una rappresentanza politica all’interno delle istituzioni.»

 

Come può essere migliorata politicamente questa Regione?

«Con un vertice politico e non della cosiddetta società civile. Abbiamo già avuto…»

 

Si riferisce al Movimento 5 stelle?

«No, in generale.»

 

Il prossimo ottobre si vota ad Isernia per il rinnovo del consiglio comunale. Sarete presenti come Fratelli d’Italia?

«Sì. Si sta cercando l’unità, essendo un capoluogo di provincia.»

 

L’unità o la supremazia del suo partito?

«Ragionando per logiche politiche ritengo che la candidatura al vertice del Comune di Isernia spetti a Fratelli d’Italia. Termoli è andata in appannaggio di Forza Italia e Campobasso appannaggio della Lega. In una ottica di coalizione questo è un dato significativo.»

 

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata

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2021-06-24 18:51:00

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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