23 maggio 1992 – 23 maggio 2026: 34 anni dopo. Non basta ricordare. Non basta deporre corone, pronunciare discorsi, riempire le piazze di parole inutilmente solenni. E attendere l’anno successivo per continuare a dire e fare le solite stronzate. La strage di Capaci resta una ferita aperta.
Sabato 23 maggio scorso è andata in diretta la puntata organizzata da Informazione Antimafia, dedicata proprio a quella pagina di sangue e alle verità ancora incomplete. In studio Giuseppe Notaro, Brizio Montinaro, Paolo De Chiara e Antonino Schilirò hanno affrontato il tema senza cedere alla retorica celebrativa, riportando al centro la domanda più scomoda: dopo trentaquattro anni, conosciamo davvero tutta la verità sulla strage di Capaci?
La presenza in studio di Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, ha dato alla puntata un valore umano e civile profondo.
Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani non erano semplicemente “la scorta”. Erano uomini. Erano rappresentanti dello Stato. Ricordarli significa sottrarli alla formula fredda della commemorazione.
La puntata organizzata da Informazione Antimafia ha avuto il merito di riportare il 23 maggio fuori dalla dimensione rituale e dentro il campo della responsabilità. Un confronto sulla necessità di continuare a chiedere verità.
A trentaquattro anni dalla strage di Capaci restano ancora tante domande. Chi volle quella stagione di sangue? Chi ne trasse vantaggio? Chi coprì, depistò, rallentò, confuse? Quali pezzi di verità mancano ancora all’appello della storia e della giustizia?





