Il 23 maggio 2026, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, l’intervento di Di Matteo a Palermo ha squarciato il velo della retorica ufficiale.
Parole pesanti come pietre.
Di Matteo ha spiegato di aver sentito “il bisogno” di essere presente, come magistrato e prima ancora come cittadino.
Un bisogno nato davanti a un 23 maggio che sta diventando sempre più “un’occasione di parata istituzionale”, popolata anche da “sepolcri imbiancati” che fingono di commemorare Falcone mentre, nel resto dell’anno, ne tradirebbero le idee, lo spirito e l’eredità.
La memoria di Falcone non può essere separata dalla ricerca della verità sulle stragi. Per Di Matteo, commemorare davvero significa continuare a cercare ciò che è stato nascosto, continuare a interrogarsi sui mandanti esterni, sui depistaggi, sulle responsabilità che vanno oltre la manovalanza mafiosa.
Nel suo intervento, Di Matteo ha indicato nei cittadini presenti e soprattutto nei giovani la parte viva di Palermo.
“Voi rappresentate la speranza”, ha detto rivolgendosi al corteo.
Giovanni Falcone non si onora con le corone, i palchi e le frasi di circostanza. Si onora cercando la verità. Si onora difendendo chi indaga. Si onora rifiutando le versioni di comodo.




