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Molise, inquinamento e mala gestio della cosa pubblica. Parla Mainelli (Azione Civile): «Il malaffare viene dagli organi dello Stato»

by Paolo De Chiara
14 Dicembre 2021
in L'Opinione
Reading Time: 11 mins read
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«In Molise abbiamo un sacco di autorizzazioni che vengono date, sempre che gli organi di controllo abbiano le strutture idonee per controllare cosa succede». Comincia così la nostra conversazione con l’avvocato Alfonso Mainelli, da tanti anni impegnato attivamente su tematiche importanti. Il suo attivismo si è registrato non solo nella sua professione legale ma, anche e soprattutto, nei movimenti, nei partiti politici e nelle associazioni. Oggi Mainelli è il portavoce in Molise del Movimento dell’ex magistrato antimafia Antonio Ingroia. E con lui, in occasione della conferenza stampa organizzata per questa mattina a Campobasso, abbiamo affrontato diversi temi: dall’inquinamento del territorio molisano alla malagestione di una politica incapace, dannosa e poco credibile. «Prendiamo Venafro, i cittadini sono chiusi tra due inceneritori. In quell’area le polveri ultrasottili le hanno cominciate a monitorare nel luglio/agosto del 2018.»

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Cosa significa?

«Che una larga fascia di territorio, che una larga fascia di popolazione è stata per tanti anni esposta ad un rischio grave presupposto per legge. Gli inceneritori sono assolutamente pericolosi e su questo non si discute. Tenere tutte quelle persone per anni esposte ad un rischio ed avere a latere i volontari dell’ambiente che le denunciavano queste cose, senza che le Prefetture e le Procure abbiano preso in considerazione l’alto rischio che c’era, è un fatto grave.»

 

 

È lo Stato che viene a mancare?

«Sì e non ce lo possiamo permettere.»

 

Perché è accaduto e accade tutto questo? Perché sono venuti meno i controlli in questa Regione?

«I controlli non si fanno dove si vuole lasciare scoperto un settore nel quale circolano capitali non indifferenti. Nel momento in cui i fatti dimostrano che mancano le cose essenziali per mettere in sicurezza la gente è normale che sorgono dei dubbi. La pubblica amministrazione questo lo deve capire. I mancati controlli che facevano a Bojano hanno lasciato in eredità una relazione peritale fatta da Paolo Rabitti dove parla di sostanze cancerogene bruciate in un inceneritore nel triangolo Colle d’Anchise, Spinete e Bojano. In quella relazione ci sono cose gravissime. Il malaffare viene da organi della pubblica amministrazione, Rabitti fa anche nomi e cognomi. Nel nostro sistema la struttura sociale, disegnata dall’ordinamento giuridico, si basa sul potere legislativo, sul potere esecutivo e sul potere giudiziario. Se vengono a mancare questi ultimi due poteri come cittadino non ti puoi salvare. Perché non sai più dove poter portare le tue problematiche.»

 

E in Molise questo è accaduto?

«In una regione come il Molise se non funziona la magistratura la regione se ne va giù, non solo per l’ambiente. In Molise, ad esempio, la zonizzazione è stata fatta qualche anno fa, quando sorse la questione delle biomasse. Gli altri stavano già misurando lo 0,5, non il PM 2,5. Quando la Cattolica, l’Istituto universitario, ha pubblicato lo studio con il quale collegano l’ictus e l’infarto all’inquinamento, dice anche che lo studio va fatto su una fase statistica almeno biennale. E a Venafro che cosa è successo?»

 

Cosa è successo?

«A Venafro hanno cominciato a misurare il PM 2,5 a fine 2018. E se arrivi fino al 2019 non hai niente. A meno che non ci vengano a dire che i dati saranno forniti dalla Sorgenia. Ma quest’ultima è il soggetto da controllare. È crollato il sistema giudiziario di controllo. Il procuratore capo di Campobasso, su una mia istanza per la riapertura delle indagini su delle questioni che si stanno verificando nella piana di Bojano, dice che le soglie superate si riferiscono a delle supposizioni. Evidentemente non ha capito che non è una mia supposizione. È la regione Molise che dice che sono considerate superate le soglie di valutazione. E tu procuratore ti devi adeguare a quello che dice l’organo di controllo. Non si può confondere il principio di precauzione come qualcosa al quale sono tenute le pubbliche amministrazioni. Ma sono gli imprenditori che devono attenersi a quei concetti.»

 

Lei sta descrivendo una situazione molto difficile per il Molise.

«Non c’è una specializzazione della magistratura che è necessaria e si sente. La differenza l’abbiamo vista quando è venuto Rabitti, il perito del giudice Falcione. Lo specialista ha affermato che in Molise sono stati portati rifiuti che non potevano essere portati, non potevano nemmeno partire da dove sono partiti. E sono stati bruciati in un impianto inadeguato, perché non raggiungeva le temperature previste dalla legge. Cosa è stato sparato in atmosfera? Usavano i formulari identificativi falsi. Chi è che certificava che l’impianto in questione era a norma?»

 

Chi certificava tutto questo?

«La Regione, il capo della sicurezza ambientale della Regione. Queste questioni sono state sottoposte alla Procura di Campobasso nel 1994. Un sistema non controllato e ignoto di inquinamento. Le Procure pensano che noi siamo ancora i bambini con i pantaloncini corti, dimenticano che è stato inserito il reato di disastro ambientale in Italia. E la Procura lo dovrebbe sapere, lo dovrebbe conoscere a memoria. La norma punisce anche chi mette a rischio una parte della popolazione, pure se sono state immesse delle sostanze in atmosfera che per loro composizione sono classificabili come portatrici di disastro ambientale. Siamo fuori controllo, nel senso mentale della situazione. Non si possono tenere due inceneritori a Venafro senza controllare le polveri sottili. Se non sai cosa succede nel contesto non puoi rilasciare le autorizzazioni.»

 

In questa situazione manca ancora il Registro dei tumori. Ma serve o non serve?

«Serve, però se lo apri domani servono, in media, dieci anni perché diventi un riferimento istruttorio…»

 

Hanno cominciato a finanziarlo dal 2004. Sono passati quasi vent’anni…

«Ma non lo aprono…»

 

Perché non lo aprono?

«Se lo aprono potrebbero…»

 

Cosa potrebbe emergere?

«Emerge quello che già sappiamo, che i picchi di malati e morti di tumore sono enormi. La tutela ambientale è fondata sulla prevenzione. Se non fai prevenzione non fai nemmeno tutela. A Bojano nessuna sa cosa abbiamo respirato. Nel 1986 a Bojano hanno bruciato 14 milioni di chili di sostanze tossiche, nocive e cancerogene. Tra questi 14 milioni ci stavano i fanghi di raffinerie, acque di industrie chimiche e le ceneri radioattive di Brindisi, dove arrestarono il direttore di Enel. Tra i fanghi di raffinerie vennero sequestrate 300 mila chili, perché quella volta l’opinione pubblica fu molto forte. La combustione di quei fanghi era stata già pagata e la Procura che fa? Una sperimentazione. E bruciano quei 300 mila chili. Una follia. E chi ha pagato per quelle cose? Nessuno.»

 

Oggi come si sta comportando l’opinione pubblica?

«La gente ritiene che queste siano cose secondarie.»

 

Perché?

«I primi presidi territoriali sono inesistenti. In qualsiasi parte d’Italia se esce una notizia che una persona è stata ricoverata in ospedale per intossicazione si va a cercare di capire cosa è successo. E da noi cosa fanno i sindaci? Niente. Questi malaffari, queste situazioni limite hanno preso in mano anche la politica.»

 

Lei prima ha affermato che non c’è una specializzazione della magistratura. Possiamo specificare meglio?

«Molti non si rendono conto come si affrontano queste situazioni.»

 

Cos’altro manca?

«Una cosa fondamentale, i magistrati devono esercitare lontano dai luoghi di nascita, lontano dalle zone in cui sono nate. Questo sottende un motivo di grande opportunità. La gente deve essere libera di valutare e i dubbi non ci devono mai essere. Si perde fiducia.»

 

Manca la politica?

«La politica è inesistente. La politica è un’arte nobile. Noi siamo abituati a discuterne come quando si parla di guerre per bande. Noi siamo cresciuti con Berlinguer, Pertini, Moro. Oggi ci ritroviamo con questi personaggi. È inutile parlare a loro di queste cose, non le capiscono. Respirano le stesse cose che respiriamo noi. Questo fa capire a che punto arriva la stupidità.»

 

Ma le responsabilità non sono anche degli elettori che scelgono questi rappresentanti?

«Sono pure degli elettori le responsabilità. Ma in un contesto così piccolo se la magistratura funziona male nel suo complesso, ovviamente ci sono anche ottimi magistrati, significa che poi vanno avanti quelle fasce della politica, dell’impresa che non sono troppo ligi a rispettare le regole. La Gam, i fondi per la montagna, il Lotto Zero: sono tutti indicatori che qualcosa non va.»

 

Il Procuratore nazionale antimafia De Raho ha parlato delle presenze delle mafie in Molise.

«Non basta dire dove ci sono i soldi… dove c’è la magistratura che non funziona entra la malavita.»

 

Ma il Molise è un’isola felice?

«Non è assolutamente un’isola felice dal punto di vista della sicurezza della gente.»

 

Quali saranno le forme di lotta di Azione Civile per la salvaguardia della salute?

«Sicuramente è necessario che anche i magistrati rispondano delle proprie azioni. Ci saranno denunce, anche mirate. Il sistema non regge più. Sulla questione della Gam si è fatto di tutto per mettere a tacere la situazione. Viviamo in una Regione che investe in operazioni totalmente fallimentari. Queste situazioni non si possono più ripetere, non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo rimettere sul tavolo i veri problemi.»               

 

WORDNEWS.IT © Riproduzione vietata

 

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– I nostri ARTICOLI sull'AMBIENTE    

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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