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Il ritorno della bestia Carlo Cosco

Un permesso “per gravi motivi” si trasforma in passerella: senza manette, tra applausi e dolciumi, l’ergastolano del delitto Garofalo torna a Pagliarelle e lascia un messaggio di potere.

by Paolo De Chiara
16 Luglio 2022
in Mafie
Reading Time: 4 mins read
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Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro (Crotone), luglio 2022. Nove anni dopo (29 maggio 2013) la sentenza di secondo grado della Corte di Assise di appello di Milano (presidente Anna Conforti) l’ergastolano ‘ndranghetista Carlo Cosco ha rimesso piede in Calabria. Ufficialmente per un permesso concesso per andare a trovare sua madre, Piera Bongera. La madre dei fratelli mafiosi Cosco (Carlo, Massimo, Vito, Giuseppe).

Il ritorno del mafioso, con una «capacità criminale di straordinario spessore», ha mobilitato un intero paesino. Sua madre, ufficialmente “moribonda”, è stata vista (solo due giorni prima) in un supermercato per fare la spesa.

Ma è possibile tutto questo in un Paese normale?

Nella foto si vede il mafioso Cosco che saluta, senza manette ai polsi. E’ normale questo trattamento da parte della polizia penitenziaria? Non c’è solo il saluto, ripreso con un video e pubblicato sui social (un chiaro segnale mafioso), a destare preoccupazione. Il ritorno della bestia (la mente criminale della banda dei petilini a Milano) è stato accolto da mezzo paese. Su quel tavolino, che in parte si vede nel fermoimmagine, erano piazzate bevande e dolciumi per “festeggiare” un assassino.

Lea Garofalo, che oggi troviamo sulle bandiere e sui prodotti alimentari, è stata ammazzata dal clan Cosco (uccisa a Milano il 24 novembre del 2009 e bruciata in un bidone in provincia di Monza a San Fruttuoso). Dall’omicidio, che ha fatto piangere l’intero Paese (anche se in vita non è mai stata presa in considerazione da nessuno), sono passati 13 anni.

Dalla sentenza di Cassazione, che ha confermato gli ergastoli (Carlo Cosco, Massimo Sabatino, Vito Cosco, Rosario Curcio), l’assoluzione per uno dei fratelli (Giuseppe Cosco, detto Smith) e 25 anni di carcere per il collaboratore di giustizia (Carmine Venturino), sono passati appena 8 anni (18 dicembre 2014, prima sezione penale, presidente Maria Cristina Siotto).

E’ ammissibile tutto questo? Perchè un ergastolano rientra nel suo paesino nel silenzio generale? E’ normale vederlo senza manette salutare i tanti presenti? Che segnale è stato lasciato dal mafioso Carlo Cosco? E’ una coincidenza il ritorno del cugino Vito Cosco, implicato nella strage di Rozzano?

Lo abbiamo chiesto ad un esperto, l’avvocato Enzo Guarnera (Presidente Associazione Antimafia e Legalità): «Un articolo dell’ordinamento penitenziario prevede che quando un familiare è in pericolo di vita o gravemente ammalato, valutata anche la pericolosità del soggetto, il comportamento tenuto in carcere e i pareri che il gruppo di osservazione comportamentale del carcere formula, il Tribunale di Sorveglianza può concedere un permesso per gravi motivi familiari che, comunque, normalmente per gli ergastolani è un permesso sorvegliato.

Non viene lasciato libero ma costantemente sorvegliato. Il fatto che lui sia senza manette non è una cosa strana, perchè è chiaro se sta al capezzale di un familiare gravemente ammalato, ovviamente, in casa ci sta libero. Per poter esprimere una valutazione bisognerebbe leggere il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza».



Sulla accoglienza paesana cosa si può aggiungere? «Sono situazioni molto diffuse. Quando ci sono delinquenti di un certo livello vi è una solidarietà diffusa nell’ambiente. Il vederlo dopo tanto tempo suscita uno spontaneo applauso. Questo fa parte di quella che è la bassissima coscienza civile e antimafia del nostro Paese, soprattutto in alcune realtà. Più sono grandi mafiosi e più vengono applauditi. Una forma di devozione».

Il video diffuso sui social può essere interpretato come un segnale mafioso? «Può essere un segnale di presenza e di affermazione del proprio potere criminale. Culturalmente può avere questo significato. Hanno preparato l’ambiente per dare un segnale allo stesso ambiente. Su questo non c’è dubbio».

In tutto questo schifo resta un fatto molto grave: la reazione della popolazione del posto. Molti, alla faccia di Lea Garofalo, hanno accolto un assassino mafioso ‘ndranghetista come un uomo di rispetto.

Il segnale è devastante. Resta, però, un dato da riportare: Carlo Cosco non è affatto un uomo di rispetto. Ma solo un pezzo di merda vigliacco che, insieme ad altri vigliacchi, ha massacrato una donna.

Noi, su questa storia, resteremo vigili. Questa gentaglia non deve avere scampo. Nei prossimi mesi saremo presenti su quel territorio.   

La famiglia Cosco, secondo il collaboratore di giustizia Venturino: «Carlo Cosco, diciamo, dopo aver fatto ammazzare Floriano è lui che dirige le cose al paese, a Pagliarelle. Per qualsiasi cosa bisogna andare dai Cosco. Diciamo che i Cosco sono una famiglia di ‘ndrangheta; Carlo Cosco è un santista, Giuseppe Cosco ha la dote dello sgarro, Vito Cosco è un camorrista; Massimo Cosco è un picciotto, è stato battezzato dopo la morte dei fratelli Comberiati a Petilia Policastro nel 2008; loro praticamente appartengono alla famiglia dei Comberiati, appartenevano; nel 2008, in Calabria ci fu la pace tra le famiglie di ‘ndrangheta e praticamente fu dichiarato il capo locale che era, è ancora vivo, e era Vincenzo Comberiati, fu rimpiazzato da Vincenzo Manfreda e Carlo Cosco diciamo che apparteneva a Vincenzo Manfreda; Vincenzo Manfreda è stato ucciso nel gennaio-febbraio 2012. Loro sono una forte, una potente famiglia di ‘ndrangheta. Carlo Cosco è un uomo molto pericoloso, molto influente e ha molte amicizie. Si è legato anche alla famiglia Megna. È legato alle famiglie Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. È legato a tutte le famiglie ‘ndranghetiste del crotonese, rispettate da tutti. A Milano avevano tanti amici. Erano una famiglia abbastanza influente; imponevano il pizzo. Avevano un grosso commercio di cocaina», verbale di udienza, aula 1^ Assise appello, 11 aprile 2013.

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Paolo De Chiara

FONDATORE e DIRETTORE WordNews.it - direttore@wordnews.it Giornalista Professionista, iscritto all’OdG Molise. Scrittore e sceneggiatore italiano. È nato a Isernia, nel 1979. In Molise ha lavorato con gran parte degli organi di informazione (carta stampata e televisione), dirigendo riviste periodiche di informazione, cultura e politica. Si dedica con passione, a livello nazionale, alla diffusione della Cultura della Legalità all’interno delle scuole. LIBRI: - Nel 2012 ha pubblicato «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta» (Falco Ed., Cosenza); - nel 2013 «Il Veleno del Molise. Trent’anni di omertà sui rifiuti tossici» (Falco Ed., Cosenza, vincitore del Premio Nazionale di Giornalismo ‘Ilaria Rambaldi’ 2014); - nel 2014 «Testimoni di Giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie» (Perrone Ed., Roma); - nel 2018 «Il Coraggio di dire No. Lea Garofalo, la donna che sfidò la schifosa 'ndrangheta» (nuova versione aggiornata, Treditre Ed.); - nel 2019 «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano» (Romanzi Italiani, finalista del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarrori”, 2019). Dal romanzo «Io ho denunciato», nel settembre del 2019, è stato tratto un corto e un medio-metraggio (CinemaSet, vincitore Premio Legalità, Fiumicino 2019). È autore del soggetto e della sceneggiatura del corto e del medio-metraggio «Io ho denunciato. La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano», 2019 (Premio Starlight international Cinema Award, 77^ Mostra del Cinema di Venezia, settembre 2020). - nel 2022 «UNA FIMMINA CALABRESE» (Bonfirraro Editore). - nel 2023 «UNA VITA CONTRO LA CAMORRA» (Bonfirraro Editore). - Ha collaborato con CANAL+ per la realizzazione del documentario Mafia: la trahison des femmes, Speciàl Investigation (MagnetoPresse). Il documentario è andato in onda in Francia nel gennaio del 2014. Premio "Giorgio Mazzanti", San Salvo, 31 luglio 2025. Premio giornalistico letterario "Piersanti Mattarella", Roma, 30 novembre 2024. Premio Adriatico, «Un mare che unisce», Giornalista molisano dell’anno, Guardiagrele (Chieti), dicembre 2019. Premio Valarioti-Impastato, Rosarno (RC), maggio 2022. Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa, San Pietro Apostolo (Catanzaro), agosto 2022. FONDATORE e PRESIDENTE di Dioghenes APS - Associazione Antimafie e Antiusura (dioghenesaps.it) - Ideatore, nel 2022, del Premio nazionale Lea Garofalo (giunto alla IV edizione). - Ideatore, nel 2025, del Premio nazionale Letterario e Giornalistico Pier Paolo Pasolini - www.dioghenesaps.com -- paolodechiara.blog

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