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«Via l’abuso d’ufficio? Favore ai sindaci collusi»

Il 10 gennaio la commissione Giustizia del Senato ha cancellato il reato di abuso d'ufficio approvando l'articolo 1 del ddl Nordio

by Antonino Schilirò
4 Febbraio 2024
in Attualità
Reading Time: 7 mins read
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Partiamo dalle basi. Cosa è l’abuso d’ufficio?

L’abuso d’ufficio è il delitto che commette il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio il quale, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto (art. 323 c.p.). L’abuso di ufficio rientra fra i reati contro la pubblica amministrazione.

Ma il 10 gennaio 2024 la commissione Giustizia del Senato ha cancellato il reato di abuso d’ufficio approvando l’articolo 1 del ddl Nordio. A votare con la maggioranza è stata Italia Viva con Ivan Scalfarotto. Voto rivendicato da Matteo Renzi. Contrarie le opposizioni.

“Sono soddisfatta per essere riuscita a strappare agli alleati l’impegno di dar vita a un tavolo per ‘rivedere’, a questo punto, tutti i reati contro la pubblica amministrazione”,

ha dichiarato la Presidente della commissione Giulia Bongiorno.

Con il via libera è stato abrogato l’articolo 323 del codice penale relativo appunto al reato di abuso d’ufficio. Si tratta solo di un primo passo, ma il Guardasigilli Carlo Nordio ha espresso “grande soddisfazione” con “l’auspicio che la parte residua del disegno di legge venga altresì approvata nel minor tempo possibile”. Nordio ha poi ribadito che

“l’abrogazione di questo reato evanescente, richiesta a gran voce da tutti gli amministratori di ogni parte politica, contribuirà a un’accelerazione delle procedure e avrà quell’impatto favorevole sull’economia”.

Per il capogruppo del Partito Democratico in commissione, Alfredo Bazoli, l’Italia sarà costretta a reintrodurlo.

“La direttiva sull’abuso d’ufficio dovrà essere reinserito nell’ordinamento per evitare quel contrasto con l’Europa che vorrebbe evitare anche il Quirinale, che aveva invitato il centrodestra a riformulare il testo. Con l’eliminazione definitiva dell’abuso d’ufficio resteranno senza sanzioni tante condotte prevaricatrici di pubblici funzionari compiute insieme a singoli cittadini  è una cosa inaccettabile”.

Infatti, l’Ue ha espresso disapprovazione rispetto alla bozza del Ddl Nordio.

“Siamo a conoscenza della bozza della legge italiana che propone alcuni cambiamenti alle norme che regolano le violazioni contro la pubblica amministrazione. Questi cambiamenti proposti depenalizzerebbero importanti forme di corruzione e potrebbero avere un impatto sulla capacità efficace di intercettare i casi di corruzione. Il processo legislativo è in corso e continueremo a seguire gli sviluppi. La lotta alla corruzione è un’alta priorità per la Commissione europea.

Abbiamo adottato il pacchetto sull’anticorruzione a maggio per rafforzare la prevenzione e la lotta contro la corruzione”,

ha dichiarato il portavoce della Commissione europea, Christian Wigand.

Le reazioni sono state diverse: secondo Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, intervistato al Tg3 ha affermato:

“Come può il diritto penale restare indifferente a un pubblico funzionario che abusa dei suoi poteri, che prevarica i diritti dei cittadini, che assume comportamenti di angheria nei confronti dei diritti dei privati? Questo è inaccettabile”.

Intervistato da RaiNews24 il procuratore Nicola Gratteri ha detto:

“Si stanno facendo cose delle quali non si avvertiva tanto il bisogno. In Italia, servono riforme per velocizzare i processi, e deve essere possibile impiegare il trojan per reati contro la pubblica amministrazione.

Se, in un’indagine per droga, si parla di corruzione o concussione non posso utilizzare quella intercettazione che invece può essere usata se, nella stessa conversazione, si parla del furto di una bottiglia di liquore. Nessun politico mi ha spiegato perché, né mi ha risposto e questo è uno scandalo sul piano del contrasto alla corruzione, alla concussione, al peculato” .

Luigi de Magistris, ex pm e sindaco di Napoli, intervistato da LePresse ha affermato:

“Cancellare l’Abuso d’ufficio fa crollare i processi contro i colletti bianchi. Contrariamente a molti dei miei ex colleghi sindaci, io non sono contrario all’Abuso d’ufficio, soprattutto quello patrimoniale. Perché chi ha esperienza sa che l’80% delle indagini per reati gravi come corruzione, concussione, peculato, associazione mafiose nascono dall’abuso d’ufficio. Attraverso quella condanna io fui sospeso da sindaco per un reato che non solo non avevo commesso, come poi è stato dimostrato, ma per cose tra l’altro che erano legate alla mia attività di magistrato, quindi non di sindaco, risalenti a tre anni prima.

Ero un magistrato che aveva osato indagare sulla politica e sul sistema criminale. A gran voce, in quei giorni, furono chieste le dimissioni del sindaco ‘arancione’, ma io tenni botta, il rischio era di sovvertire il voto popolare. Per l’abuso d’ufficio non patrimoniale non farei una crociata. È un reato che fu infilato nella legge Severino, ma che nella prima stesura del testo non era previsto. Altro tema è quello della questione politica, morale ed etica. La politica deve chiedere un passo indietro per gli amministratori, ma non si può arrivare alla sospensione per una condanna un primo grado se non per reati particolarmente gravi, perché una denuncia può diventare pretesto contro un sindaco”.

Secondo l’associazione Libera Nomi e Numeri contro le Mafie si fa

“un passo indietro e un indebolimento nella battaglia per la legalità e contro la corruzione. Una decisione presa in nome di una efficienza della pubblica amministrazione che solo un investimento in professionalità e qualità potrà garantire. Questo caso fa dell’Italia un caso unico nel panorama europeo, che contravviene ai vincoli delle convenzioni internazionali sottoscritte e vanifica gli appelli dei tanti magistrati in prima linea che segnalano come indagini avviate perseguendo quella fattispecie siano spesso il ‘grimaldello‘ che permette loro di scardinare sofisticati circuiti corruttivi”.

Secondo il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia,

“secondo me non è solo un reato spia. Se un sindaco colluso con la mafia vuole concedere dieci licenze edilizie, cioè autorizzazioni a costruire, illegittime, secondo me questa è una condotta in qualche modo agevolatrice di Cosa Nostra in sé, non è un reato spia. Ebbene da domani nessuna di quelle licenze illegittime sarà più un abuso e in teoria la condotta di quel sindaco non sarà più sanzionabile.

Dubito che il pubblico ministero non iscriverà più le notizie di reato. Non le iscriverà più per abuso d’ufficio, ma troverà alle altre soluzioni giuridiche per indagare su questo tipo di condotte. Quindi magari è vero che i processi per abuso raramente si sono conclusi con condanne – anche se non sono poche quelle che ci sono state – ma è anche vero che questo tipo di reato ha costituito una barriera di prevenzione per impedire una serie di illeciti. Del resto queste sono indagini che nascono comunque da denunce dei cittadini.”

L’attacco più duro è venuto dal senatore Scarpinato prima durante il suo intervento in commissione Giustizia al Senato:

“È surreale e inquietante che si debba discutere di una proposta di legge che vuole abrogare il reato di abuso d’ufficio, ridimensionare il reato di traffico influenza, diminuire in modi obliqui e occulti i poteri di indagine della magistratura sui reati dei colletti bianchi, mentre nel Paese si va consolidando la consapevolezza che la politica è divenuta la cinghia di trasmissione di interessi di potentati economici, di grandi e piccole lobby affaristiche, di comitati di affari, di cricche. In un quadro di malaffare sempre più diffuso, il governo Meloni fa esattamente tutto ciò che serve per accelerare questo processo di decadimento dello Stato e per facilitare la predazione del denaro e delle risorse pubbliche da parte dei comitati di malaffare.

Con il ddl Nordio normalizza l’abuso di potere, cioè lo sviamento del potere pubblico per finalità private, e normalizza il conflitto di interessi, perché grazie all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio non costituirà reato neppure la violazione dell’obbligo di astenersi in presenza di un interesse privato in conflitto con l’interesse pubblico”.

Dopo il voto, intervistato da La Repubblica, afferma:

“Davanti alla cancellazione dell’abuso d’ufficio mi metto nei panni di tutte le future vittime di abusi di potere, tradite da uno Stato che lascia i cittadini indifesi dinanzi agli abusi di tanti piccoli e grandi Don Rodrigo che potranno spadroneggiare e prevaricare impunemente. Si va verso una riabilitazione di massa del peggio dei pubblici amministratori: messaggio devastante per il futuro. A perdere, con l’eliminazione del reato, è la credibilità di uno Stato che si auto-delegittima normalizzando sia la strumentalizzazione clientelare e prevaricatrice del potere pubblico che il conflitto di interesse. Una deriva in totale controtendenza con gli orientamenti della Ue. Evanescente è la paura della firma perché dal 2020 è stato abolito qualsiasi sindacato penale su tutta l’attività discrezionale dei pubblici amministratori.

Evanescente è che l’elevato numero di archiviazioni dimostri l’inutilità del reato. Nel 2021 quelle per abuso d’ufficio hanno raggiunto l’85% perché con la riforma è diminuita l’area di applicazione e tantissimi fatti hanno cessato di essere reato. Ad esempio non potranno essere perseguite tutte le manipolazioni di concorsi pubblici grazie alle quali i vincitori sono selezionati non per merito ma per nepotismo e fedeltà. E ancora tutti i casi di favoritismo per ragioni clientelari destinati ad alimentare il voto di scambio. L’abuso d’ufficio non è affatto solo un reato spia come dimostrano le 3.600 condanne definitive inflitte. L’omertà dei colletti bianchi sulla corruzione e sui loro affari sporchi è più granitica di quella dei mafiosi.

L’unico tallone d’Achille sono le intercettazioni che non a caso sono divenute l’ossessione di questa maggioranza, perché consentono di accertare i reati e mettono a nudo un mondo politico divenuto in larga misura cinghia di trasmissione degli intessi dei comitati di affari. Il sacco edilizio di Palermo che arricchì la mafia e devastò la città fu realizzato proprio grazie alla consumazione seriale di abusi d’ufficio col rilascio di migliaia di licenze edilizie illegittime e di varianti ai piani regolatori. I procuratori di Palermo e Roma hanno evidenziato che la ‘mafiocorruzione’ resta costante.

Il reato non riguarda solo i sindaci ma tantissimi pubblici amministratori e incaricati di pubblici servizi. Poi, per i sindaci dopo la riforma del 2020 resta il reato quando viene violato l’obbligo di astenersi in presenza di un interesse personale. L’Anci si è dichiarata favorevole al mantenimento del reato in questa forma residuale. Questa destra ha una vera idiosincrasia per tutte le forme di controllo: della magistratura, della Corte dei Conti, dell’Anac, della stampa indipendente”.

immagine di copertina presa dal web

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Antonino Schilirò

Appassionato di politica e lotta alle mafie conduco, insieme al giornalista Giuseppe Notaro, la rubrica online sui social "Informazione Antimafia". Responsabile comunicazione dell'associazione Dioghenes Aps, con sede distaccata aperta a Maletto (CT). Inviato dell'emittente televisiva siciliana Telemistretta Collaboratore del giornale online della Generazione Z progressista.io

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