“Siamo inseriti nello speciale programma di protezione, il nostro rientro in località di origine era stato comunicato e autorizzato, eppure siamo stati abbandonati senza alcuna tutela. Neppure un agente. Solo il pericolo”.
È l’ennesimo grido di dolore e denuncia che arriva da Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia che da anni vive sotto protezione dopo aver denunciato clan camorristici e corruzione negli appalti pubblici. L’episodio, gravissimo, è stato denunciato dallo stesso Ciliberto attraverso tutti i canali istituzionali: dal Ministro dell’Interno al Prefetto di Napoli, fino a un esposto alla DDA di Napoli e al Procuratore Capo Nicola Gratteri.
“La scorta non è un privilegio, è una misura di sicurezza. Noi non possiamo vivere come tutti gli altri: niente cinema, teatri, stadi, passeggiate. Da 14 anni vivo lontano dalla mia terra, da cittadino invisibile. Ma lo accetto, se è per proteggere la mia famiglia. Quello che non posso accettare è essere lasciati alla stazione, con dei minori, senza alcuna protezione”, afferma con amarezza.
La mancata applicazione del programma di protezione non è solo una falla burocratica. È un messaggio devastante per chi denuncia. Per chi ha scelto la legalità. Per chi ha rinunciato alla propria vita, al proprio lavoro, alla propria casa per servire lo Stato.
“Ci è stato detto che c’è stato un errore nel dispaccio. Sempre la stessa scusa. Ma stavolta è troppo: siamo stati lasciati soli, in una località a rischio, dopo che tutto era stato comunicato e autorizzato. Siamo nello speciale programma di protezione, non possiamo essere trattati così”, continua Ciliberto.
Sulla pagina del prete Don Maurizio Patriciello, anche lui sotto scorta, Ciliberto aveva lasciato un commento pubblico. Ma la risposta ricevuta lo ha ferito profondamente: “Non mi aspettavo tanta freddezza da chi dovrebbe capire. Resto deluso, ma non perderò mai la fede”.
Infine, un appello anche al deputato Francesco Emilio Borrelli, da sempre in prima linea nella lotta contro la camorra: “A lui ho inviato copia dell’esposto. Solo chi vive con la scorta può capire davvero cosa vuol dire non poter abbassare mai la guardia”.
Gennaro Ciliberto non ha intenzione di fermarsi. Ma la sua è una voce sempre più sola.
“Lo Stato ci ha lasciati nelle mani della camorra”, conclude. “Ma io continuerò a denunciare. Sempre”.
Ciliberto annuncia che si recherà personalmente presso il Ministero dell’Interno. “È necessario sapere una volta per tutte se siamo ancora riconosciuti come soggetti sottoposti allo speciale programma di protezione. Non posso permettere che l’ambiguità istituzionale metta a rischio la mia famiglia. Il Ministro dell’Interno deve darci una risposta chiara, ufficiale e immediata.”
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