Nulla di strano, nulla di nuovo. Il libro degli orrori è stato scritto tanti anni fa. Però mai nessuno ha avuto la forza e il coraggio di chiuderlo, per aprirne uno nuovo. Ora si riaccendono i riflettori, per qualche ora.
Il Molise ritorna al centro di una vicenda che pesa come un macigno e che riapre una ferita e una domanda rimasta sospesa: quanto è profonda la contaminazione del territorio da parte del malaffare che ruota attorno al ciclo dei rifiuti?
L’operazione Fort Apache, condotta dai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Campobasso (NOE) e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA), mette in fila fatti, numeri e contestazioni che raccontano il volto sporco di questa terra: 17 indagati, 1.700 tonnellate di rifiuti gestiti illegalmente e un profitto illecito che si aggira intorno ai 250mila euro.
Nulla di nuovo sotto il sole. E’ il “sistema” (dei “prenditori della monnezza”, come le loro anime putride) che si rigenera con una facilità disarmante.
Secondo gli investigatori, tra il 2022 e il 2024 sarebbe stato messo in piedi un sistema stabile e ripetuto di gestione irregolare dei rifiuti attraverso una società operante nel Basso Molise. Il solito meccanismo che avrebbe consentito di trattare enormi quantitativi di materiali fuori legge.
I rifiuti sarebbero arrivati, soprattutto, da un’impresa incaricata del servizio di raccolta dei rifiuti urbani lungo la costa molisana, ma anche da altri impianti presenti in Molise, Puglia, Campania e Abruzzo.
Il nome scelto per l’operazione non è secondario. Fort Apache richiama l’idea di un presidio isolato, circondato da un contesto difficile. Da nemici invisibili. La metafora utilizzata dagli investigatori racconta bene la sensazione di una legalità costretta a difendersi in trincea, dentro una terra “controllata”.
Il Molise appare ancora una volta come un’isola infelice, piccola ma esposta a dinamiche grandi e sporche.
Da troppi anni il tema dei rifiuti in Molise è un termometro dello stato di salute del territorio, della tenuta delle istituzioni e della capacità di prevenire atti delinquenziali. Il Basso Molise, ancora una volta, diventa lo scenario di vicende che narrano di ambiente aggredito e di soldi facili. Il traffico illecito di rifiuti è anche una questione sociale, economica e, soprattutto, politica.
Il Molise continua a fare i conti con un passato mai risolto, con bonifiche mai effettuate e con la sudicia attualità, dove soggetti senza scrupoli continuano a fare business sulla pelle e sulla salute della collettività.

Questa è una drammatica vicenda che si inserisce in una storia più cupa, più macabra e più scomoda. Resta sempre la stessa domanda di ieri: quante volte ancora questa terra, resa disgraziata, dovrà essere raccontata attraverso i suoi veleni?
Da anni teniamo accesi i riflettori. E non soltanto il giorno del comunicato stampa inviato dagli inquirenti. Lo facciamo attraverso denunce, inchieste e ricostruzioni pubbliche.
Con il libro “Il Veleno del Molise” sono stati messi al centro della questione quasi quarant’anni di silenzi, omissioni e opacità attorno al tema dei rifiuti tossici.
Quanti anni ancora servono per chiudere definitivamente la partita?

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