Mara Ferraro, responsabile cultura dell’associazione Dioghenes APS. Siamo giunti alla IV edizione del premio nazionale Lea Garofalo, quest’anno si è svolta a Cremona. Un resoconto sul premio di quest’anno?
Il premio lea Garofalo sta dimostrando di subire una crescita costante e importante di anno in anno. Questo trend è stato pienamente confermato in questa edizione, svoltasi a Cremona, città-bomboniera che ha offerto location meravigliose a cornice degli eventi che hanno interessato le varie giornate del premio.
Il bilancio è assolutamente positivo, anche se rispetto alle scorse edizioni c’è stato, tranne che nel pomeriggio del 25 novembre, scarso pubblico agli eventi pomeridiani e una partecipazione muta, anche se attenta, degli studenti alle manifestazioni mattutine.
Quale è stata la risposta da parte degli studenti?
Questo è stato l’anno dei record per quanto concerne la partecipazione attiva delle scuole nella realizzazione dei progetti relativi al bando, che sono stati tantissimi e molto significativi. Persino una scuola dell’infanzia ha partecipato, con un lavoro assolutamente pregevole e, a parte la qualità indiscussa dei lavori collocatisi ai primi posti, anche le altre opere hanno dato piena dimostrazione che il messaggio di Lea arriva e viene elaborato con maturità e coscienza civile: obiettivi principali del premio!
Come dicevamo quest’anno si è svolto a Cremona, nella scuola che frequentò per tre anni Pier Paolo Pasolini e vicino a Milano, dove Lea è stata massacrata e poi sepolta al Monumentale. Cosa ha significato questo?
Visitare i luoghi della memoria di Lea ha arricchito ulteriormente di significato l’iter del premio, connotandolo di commozione e significato simbolico. Una “fimmina calabrese” sepolta al cimitero monumentale di Milano, ove riposano le più grandi personalità della storia del nostro paese, sono il chiaro segno che una vita di coraggio lascia una traccia indelebile, tanto da assurgere questa straordinaria figura a icona nazionale di lotta contro la sopraffazione e la cieca violenza maschile e mafiosa.
Due vite, quella di Lea e quella di Pasolini connotate da una fuoriuscita dagli schemi e dall’amore per l’autenticità.
Tante volte si pensa che la Lombardia, o alcune province, siano immuni dalla presenza mafiosa. E’ così? Se no allora quanto è importante svolgere eventi come questo in quei territori e a maggior ragione nelle scuole?
La mafia, e in particolare la ‘ndrangheta, ha esportato, ahinoi, il suo format criminale da qualche decennio nelle regioni del nord, ricche e conseguentemente foriere di maggiori opportunità di ingenti guadagni. Essa ha affondando i propri tentacoli non solo nei mercati della droga e degli appalti pubblici, ma anche nei piani alti della economia. Si può parlare, ora come ora, di mafia diffusa e quasi confusa con il tessuto sano, il che rende pressoché impossibile individuarne i contorni e poter operare per estirparla.
Eliminare questo fenomeno si può, come diceva il Giudice Falcone, si tratta di un fenomeno umano e come tale ha un inizio e avrà fisiologicamente una fine; tuttavia, questa commistione profonda nel tessuto sociale e la sua adattabilità ai mercati, il fatto che facilmente, a causa del nichilismo imperante, i suoi schemi trovino sempre più adepti non affiliati o semplici osservatori indifferenti, rende questo fenomeno, come anzidetto, sempre più ambiguo nei contorni e nelle forme delittuose perseguibili.
Importantissimo, in questa ottica, agire nelle scuole e sensibilizzare i ragazzi, la parte più duttile e plasmabile della società, affinché possano comprendere la strada giusta da seguire.





