La mobilitazione possibile, quella che non si esaurisce in un post e non finisce schiacciata da una minaccia di querela, comincia nella cabina elettorale. È lì che si decide se il Molise resta prigioniero di promesse stanche e poteri impermeabili, oppure se finalmente cambia passo.
È lì che i molisani dovranno ribaltare l’attuale situazione e mandare a governare la Regione persone perbene, capaci di mettere mano a ciò che è diventato emergenza quotidiana: sanità, scuole sicure, viabilità, turismo, futuro per i giovani.
Perché la verità è questa: negli ultimi trent’anni hanno fatto “carne di porco”. Tutti, nessuno escluso.
Non solo servizi. Hanno tolto tempo, serenità, prospettive. E quando qualcuno ha provato a dirlo ad alta voce si è ritrovato davanti la suscettibilità dei “mammasantissima” di turno, seduti nei palazzi.
In Molise chi chiede diritti elementari viene trattato come un fastidio. E il fastidio qualcuno prova a zittirlo.
Molise: spopolamento e abbandono, l’emergenza delle emergenze
Lo spopolamento è una fotografia che fa male. Paesi con poche decine di anziani, serrande abbassate, scuole che chiudono, autobus che passano una volta al giorno. Se passano. Spopolamento e abbandono sono i due aggettivi che raccontano il Molise di oggi.
Quando un territorio si svuota, non perde solo residenti. Perde forza politica, perde servizi, perde economia, perde difese. Diventa più facile tagliare ancora, ridurre, lasciare. Un circolo vizioso: meno persone, meno diritti; meno diritti, meno persone.
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Sanità molisana: una chiara scelta politica
La sanità è il primo terreno dove si vede se una classe dirigente governa o sopravvive. E in Molise, da troppo tempo, si sopravvive. Liste d’attesa infinite, reparti in affanno, medici che mancano, cittadini costretti a spostarsi fuori regione come se fosse normale. Non è normale. È una resa spacciata per gestione.
La sanità non può essere trattata come un bilancio da aggiustare.
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Scuole: sicurezza e futuro
Non esiste futuro se le scuole non sono sicure. E non esiste “ripartenza” se i ragazzi studiano in edifici che fanno paura o in strutture rattoppate con interventi d’emergenza. La sicurezza delle scuole non è un dettaglio tecnico: è una promessa che una Regione fa ai suoi figli.
Viabilità e trasporti: il Molise non può restare isolato
Strade dissestate, collegamenti lenti, trasporti su gomma ridotti, ferrovie che sembrano un ricordo. La viabilità in Molise è un problema di diritti, di sicurezza, di sviluppo.
Un territorio isolato è un territorio che muore lentamente. Non attrae investimenti, non sostiene il turismo, non permette ai giovani di restare, non garantisce servizi. È matematica sociale.
Turismo: servono scelte
Il Molise ha bellezza, storia, natura, borghi. Ma il turismo non nasce con le poesie: nasce con le infrastrutture, con l’organizzazione, con servizi reali, con trasporti funzionanti, con promozione seria. Finché la Regione tratta il turismo come un capitolo marginale, resterà un’occasione mancata.
Serve una visione. Non “un evento”, non “una sagra”. Non “un post”, ma un sistema.
Giovani
Il Molise non può continuare a perdere i suoi giovani. Non è destino: è conseguenza. Se un ragazzo non vede lavoro, prospettive, servizi, mobilità, resta? Resta solo chi può permettersi di restare. Gli altri partono. E quando partono, portano via energia, idee, comunità.
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Dalla rabbia al voto: la cabina elettorale è il punto di svolta
Indignarsi è giusto, protestare è necessario, denunciare è doveroso. Ma se tutto questo non si traduce in una scelta netta al momento giusto, resta sfogo. Inutile.
La cabina elettorale è l’unico posto dove i “mammasantissima” smettono di sentirsi intoccabili. È l’unico luogo dove il cittadino, da solo, senza microfono, senza paura, può dire: “basta”.
E allora la mobilitazione vera è questa: scegliere persone perbene. Persone che non usano la politica come scudo ma come servizio. Persone che non rispondono con arroganza ma con atti. Persone che non minacciano querele quando vengono contestate ma spiegano, si assumono responsabilità. E lavorano.
2026: anno della riscossa, ma non per magia
Il Molise non si salva con la speranza. Si salva con una parola concreta: responsabilità. Di chi governa, ma anche di chi vota.
Il 2026 può essere l’anno della riscossa. Solo se i molisani decidono che la rassegnazione è finita, che i diritti non si chiedono in ginocchio, che la Regione non è un feudo. Che sanità, scuole, viabilità, turismo e futuro per i giovani sono vita quotidiana.
E la vita quotidiana, quando la difendi davvero, cambia il destino.
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