Nel CPI (l’Indice di Percezione della Corruzione) 2025 l’Italia prosegue a marcia indietro e rivela un Paese in difficoltà nel quadro di un’Europa e un mondo che arretrano nella lotta alla corruzione.
L’aumento della corruzione – sono le evidenze scientifiche contenute nelle rilevazioni a denunciarlo – è un dato proprio dei regimi non democratici. Non sorprende che i paesi con democrazie piene tendano ad ottenere punteggi elevati nel CPI, mentre i regimi non democratici ottengono in gran parte i risultati peggiori. Nella maggior parte delle autocrazie piene del mondo, come il Venezuela (10) e l’Azerbaigian (30), la corruzione è sistemica e si manifesta a tutti i livelli.
Transparency International ha pubblicato il 10 febbraio 2026 l’edizione 2025 dell’Indice di Percezione della Corruzione (CPI), il principale indicatore globale della corruzione nel settore pubblico. L’Indice assegna un punteggio e una posizione a 182 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. I punteggi riflettono le opinioni di esperti. Secondo il CPI 2025 la corruzione sta peggiorando a livello globale, con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate.
Il punteggio dell’Italia nel CPI 2025 è di 53 e segna un nuovo calo (-1) rispetto al 2024 (54), quando il punteggio ha subito la prima inversione di tendenza dal 2012. Ossia dall’anno in cui il Paese ha scelto di puntare sulla prevenzione della corruzione, con leggi e strumenti per anticipare i rischi e rafforzare la trasparenza. Il CPI 2025 conferma la 52° posizione dell’Italia nella classifica globale di 182 paesi e territori.
I punti di attenzione per l’Italia
Il sistema di prevenzione della corruzione italiano risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio.
- Le normative di contrasto all’abuso d’ufficio in Italia (fenomeno che è spesso sintomatico di casi di corruzione)
Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione Europea attraverso la Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata in via provvisoria a dicembre 2025.
Va ricordato che il Parlamento europeo aveva espresso una forte volontà di migliorare il quadro europeo anticorruzione con ambiziosi emendamenti al testo proposto della Commissione. Alcuni Stati membri hanno cercato di ritardare la finalizzazione del pacchetto, nel tentativo di minimizzare il suo impatto sulle leggi nazionali. Tra loro, i rappresentanti italiani hanno chiesto l’eliminazione dell’abuso d’ufficio come reato previsto della Direttiva, in deroga ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Corruzione (UNCAC). Anche la Germania ha spinto per impedire che l’abuso d’ufficio diventi un reato in tutta l’Unione Europea e ha ostacolato i progressi dei negoziati in alcuni passaggi chiave della Direttiva.
- La mancanza di una legge organica sul lobbying
Tra le carenze del sistema nazionale di prevenzione della corruzione vi è anche la mancanza di una legge organica sul lobbying.
La necessità di regolamentare i rapporti tra i decisori pubblici ed i portatori di interessi, rappresenta da tempo uno dei temi più importanti per migliorare le regole di trasparenza ed etica, che sono fondamentali per prevenire la corruzione. La regolamentazione del lobbying svolge un ruolo cruciale nella protezione della nostra democrazia, assicurando che tutti i portatori di interessi, nessuno escluso sia incluso nell’ambito della legge.
Le proposte di emendamento presentate in I Commissione Affari Costituzionali, escluderebbero attori fondamentali, quali le organizzazioni sindacali, e le organizzazioni dei datori di lavoro, la loro esclusione andrebbe in direzione opposta alle finalità originarie della norma, riducendo l’efficacia della norma stessa.
Il Registro pubblico dei portatori d’interessi è lo strumento di trasparenza da cui partire, utile per conoscere le informazioni relative all’attività dei lobbisti. Quello che ancora manca è una agenda pubblica degli incontri. Sarebbe inoltre fondamentale conoscere i destinatari dell’attività di rappresentanza di interessi, l’agenda aperta degli incontri renderebbe disponibili le informazioni essenziali degli incontri e faciliterebbe l’attività di studio e monitoraggio dell’attività di lobbying da parte di cittadini, associazioni, organi di stampa e centri di ricerca.
La proposta di legge sul tema (approvata alla Camera a gennaio con il voto di maggioranza) presenta le evidenti lacune: in primis la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio.
Il testo andrà presto al voto del Senato e il paradosso è rappresentato dagli oneri di trasparenza previsti in capo alle Associazioni della Società civile ma non in capo ai decisori pubblici e alla maggior parte delle aziende private (clienti delle agenzie di Lobbying).
I risultati globali del CPI 2025
I dati globali del CPI 2025 mostrano che le democrazie, solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni. Questa tendenza riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80).
In molti paesi europei, negli ultimi dieci anni, gli sforzi anticorruzione hanno subito una battuta d’arresto. Dal 2012, 13 paesi dell’Europa occidentale e dell’UE hanno registrato un significativo peggioramento, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti. Un altro fenomeno preoccupante è l’aumento delle restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi CPI hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico.
La corruzione non è inevitabile. I paesi che hanno registrato miglioramenti a lungo termine nei punteggi CPI hanno visto in gran parte uno sforzo sostenuto da parte dei leader politici e delle autorità di regolamentazione per attuare ampie riforme legali e istituzionali. Punteggi CPI persistentemente bassi o in calo vanno di solito di pari passo con gli sistemi di checks and balances (controlli ed equilibri) democratici limitati o in erosione, la politicizzazione dei sistemi di giustizia, un’influenza indebita sui processi politici e l’incapacità di salvaguardare lo spazio civico.






