Interdittiva antimafia a Isernia, il Molise non è un’isola felice: la camorra guarda all’edilizia e all’economia legale
Il Molise non è un’isola felice. Non lo è mai stato. E la nuova interdittiva antimafia adottata dalla Prefettura di Isernia nei confronti di una società operante nel settore edile conferma, ancora una volta, ciò che per troppo tempo è stato rimosso, minimizzato: la criminalità organizzata non ha bisogno di sparare per entrare in un territorio. Dalle nostre parti siede nei cantieri, condiziona le scelte economiche, sporca il mercato. E non solo.
Il provvedimento, firmato dal Prefetto di Isernia, Giuseppe Montella, riguarda una società edile con sede legale nel territorio provinciale. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbero stati rilevati concreti rischi di infiltrazione mafiosa da parte della criminalità organizzata di matrice camorristica. Un atto di prevenzione antimafia, costruito con il lavoro del Gruppo Interforze Antimafia coordinato dalla Prefettura e composto da Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza e Direzione Investigativa Antimafia.
Gli elementi raccolti avrebbero delineato un quadro considerato critico, con rapporti stabili e non occasionali, anche di natura familiare, con soggetti ritenuti vicini o contigui alla criminalità organizzata.
Il settore dell’edilizia resta uno dei terreni più appetibili per le schifose organizzazioni criminali. Cantieri, lavori pubblici, movimento terra, forniture, manodopera, rapporti con imprese e amministrazioni: l’economia legale diventa zona grigia, il denaro sporco subisce quel necessario lavaggio. E in Molise, tutto questo, accade da decenni.
La Prefettura parla di tutela dell’ordine pubblico economico e della libera e leale concorrenza. Una verità semplice e brutale. Da troppi anni finita nel dimenticatoio della pubblica opinione.
Troppo silenzio, troppa rassegnazione. Troppe complicità imprenditoriali e istituzionali.
E proprio il silenzio è il nodo politico, culturale e civile che WordNews.it denuncia da tempo. Nell’intervento pubblico rilanciato dai nostri canali, il direttore Paolo De Chiara aveva già posto il problema senza giri di parole: il Molise non può continuare a raccontarsi come terra immune, vergine, lontana dagli interessi mafiosi. Questa narrazione è falsa. Il primo problema è anche un’informazione che troppo spesso non fa fino in fondo il proprio dovere.
Questa nuova interdittiva non arriva nel vuoto. Si inserisce in un contesto più ampio, fatto di allarmi già emersi, denunce pubbliche, interventi, inchieste e testimonianze. Il Molise è un territorio appetibile, vulnerabile. La vicinanza con aree segnate dalla presenza camorristica e mafiosa, gli appalti, la debolezza del tessuto economico, la scarsa attenzione pubblica e l’abitudine a considerare la mafia un problema “degli altri” rendono questa regione un territorio fertile per i loro sporchi affari.
Le mafie moderne non hanno più bisogno di coppole e lupara. Ma di complicità, relazioni, professionisti disponibili, imprenditori, politica, cittadini rassegnati e stampa timida. Hanno bisogno di una società che guarda altrove. L’interdittiva adottata a Isernia non può essere letta come un episodio isolato. È un segnale. Un nuovo e drammatico segnale.
Il Molise – insieme ai molisani – deve scegliere da che parte stare. Vuole continuare a ripetere la favola (inutile e dannosa) dell’isola felice oppure vuole diventare una terra consapevole?





