Siamo persone, nessuno di noi è un “bambolotto” ma tutti siamo persone, ha sottolineato Luca Trapanese a Vasto portando la sua testimonianza e condividendo importanti riflessioni sul welfare, sul sociale, sul volontariato e sull’impegno delle istituzioni per tutti. Trapanese, assessore al sociale del Comune di Napoli, ha raccontato quel che accade nel suo impegno istituzionale, ha raccontato dell’incontro e della convivenza con Alba (la bimba con sindrome di down che lui, single, ha adottato), le associazioni e cooperative che ha fondato e anima. Senza indugi e remore su quelli che sono i limiti delle politiche sociali, degli istituti dell’affido e dell’adozione, sulle visioni ancora oggi troppo parziali nei confronti di alcune persone. A cui spesso viene negata autonomia, che non sono considerate nella loro interezza ma sempre dipendenti da altri. Da qui la frase, forse provocatoria ma sicuramente profonda, sui “bambolotti”.
Nasciamo tutti originali e abbiamo il compito di non morire fotocopie. È la strada che ha indicato, nel quotidiano e nel tenace e ricco impegno per e con gli altri, Carlo Acutis. Un ragazzo che ha affrontato il calvario del dolore e della malattia fino alla morte giovanissimo e che, fino all’ultimo giorno, ha dedicato ogni pensiero e ogni giornata al prossimo. Ognuna e ognuno di noi è una persona, è una vita che pulsa, ama, si incammina, con la sua originalità, indipendenza, cuore, anima, carne viva.
«Mentre discutevamo delle barriere, credo che ne abbiamo superate alcune insieme» la riflessione dell’assessora alle politiche sociali Anna Bosco. Barriere fisiche e, a volte, anche sociali, per i pregiudizi che troppo spesso ingabbiano – tra ignoranza e preconcetti – e narrazioni sociali che hanno ben poco di sociale e tanto di non conoscenza e rispetto dell’umanità, delle persone, di vite che sono piene e straordinarie come tutte. Parafrasando lo stesso Trapanese non esistono “bambolotti” ma cuori, anime, carne viva, danze, canti e musiche sui pentagrammi della vita di ognuna e ognuno. Preconcetti che guidano anche quelle che dovrebbero essere politiche sociali nazionali, Trapanese ha portato vari esempi anche su quella che dovrebbe essere la tutela dei più piccoli. È possibile, invece – come accade anche in tanti eventi e tante iniziative portate avanti dall’assessorato alle politiche sociali – emozionarsi riscoprendo il potere trasformativo delle relazioni (come ha dichiarato l’assessora Bosco nella presentazione dell’incontro con Trapanese), costruire relazioni condividendo bellezza.
Il missionario comboniano Kizito Sesana scrisse vent’anni che esiste una forma di poesia che è in agguato sulle strade della vita, che ci assale e rapisce nei momenti più impensati. Bellezza è una delle parole con cui a Vita ha raccontato uno di questi momenti Alessia Bonati, direttrice di Anffas La Spezia e direttrice regionale Special Olympics Italia Team Liguria. Il Festival di Sanremo è ormai in archivio, in questi giorni le note continuano a risuonare dalle tv e sul web. E tra cantanti e vip improvvisa la poesia ha fatto irruzione e ha aperto i cuori mercoledì scorso. Torrenziali, provocatori, emozionanti, in cui la meraviglia e l’incanto ci hanno rapiti e fatto danzare sulle note del pentagramma del cuore. «Emozioni infinite, uniche, un turbinio di incontri di anime: una magia. Chi vive quotidianamente con questi ragazzi può capirlo, dietro ogni persona che era su quel palco c’è una storia dietro» ha raccontato Bonati a Vita l’esibizione del coro dello Special Olympics Italia Team Liguria e di Anffas La Spezia.
«Ogni persona su quel palco portava dentro di sé storie fatte di bellezza, di crudezza, di depressione, di bullismo. E la musica è stato quel veicolo meraviglioso che ha aperto un nuovo mondo per loro. Sanremo è stata l’opportunità di dare un palco a chi questi palchi non ce li ha». Storie, vite vere, persone e non etichette che in queste settimane stanno inviando un messaggio forte, diretto, autentico sui muri della città di Vasto con la campagna «Nessun limite, solo superpoteri» del Centro Diurno per le persone con disabilità “Come un filo rosso”, Consorzio Matrix e Assessorato alle politiche sociali di Vasto.
«Cambiare prospettiva: non più lo sguardo sul limite, ma sulle risorse, sui talenti, sulle capacità che rendono ogni persona unica» è l’obiettivo della campagna, sottolinea l’assessora alle politiche sociali Anna Bosco. «Il vero costume non è quello che si vede, il vero superpotere è dentro: è la resilienza, la capacità di affrontare le sfide, di creare relazioni, è la capacità di sorridere, di affrontare le sfide, di creare legami di credere in se stessi» perché «il vero superpotere è dentro» e «ogni scatto racconta una storia unica, fatta di emozioni autentiche e di forza silenziosa» la riflessione della delegata alle politiche sociali.
«Le fotografie di Ludovica Meo non sono semplici immagini. Sono messaggi – sottolinea l’Amministrazione Comunale – Sono sguardi che incontrano altri sguardi e chiedono di andare oltre i pregiudizi. Sono uno strumento per parlare alla città di Vasto, per stimolare riflessione, consapevolezza e rispetto. Per ricordare che le persone con disabilità non sono spettatori, ma protagonisti della vita della comunità».
Scopo della campagna è inviare «un messaggio verso una città sempre più inclusiva, capace di riconoscere e valorizzare ogni talento, un invito a tutta Vasto a cambiare sguardo e sentirsi parte attiva di un percorso culturale che mette al centro la persona» racconta l’assessora che ringrazia il Consorzio Matrix e la responsabile Valentina Di Petta. «I superpoteri, spesso, sono più vicini di quanto immaginiamo» ha sottolineato Anna Bosco.
«I veri poteri sono quelli più autentici e necessari: aiutare chi è in difficoltà, tendere una mano, condividere, prendersi cura dell’altro» e «essere supereroi, oggi, significa questo: fare un gesto gentile, includere, costruire relazioni tra persone che arrivano da luoghi e vissuti differenti, trasformando la diversità in una ricchezza comune» la riflessione della delegata alle politiche sociali in occasione dell’evento “WOW! I Supereroi siamo noi!”, organizzato con il progetto SAI e il Consorzio Matrix nel dicembre scorso.
«Apro qualunque social e l’algoritmo mi riporta al nostro passaggio sanremese di cui dirò sempre grazie a Carlo Conti per aver acceso un faro sul nostro progetto, che portiamo avanti con amore, impegno e dedizione – la riflessione/testimonianza di Beppe Stanco, direttore artistico dello “Special Festival” affidata ai social – Leggo tantissimi commenti di sostegno, che ci riempiono il cuore. Poi c’è una piccola parte di critiche: alcune costruttive, altre più irruenti, altre ancora fatte solo per cercare visibilità. Fa parte del gioco. A volte sembra quasi gelosia o invidia, perché invece di essere felici per chi riesce a salire su quel palco, partono giudizi affrettati e sterili polemiche. Il coro Anffas è formato da persone con e senza disabilità. La maglia che indossiamo con scritto “Sono come te” non è uno slogan casuale: è un messaggio forte, chiaro, determinato. Siamo tutti uguali. Non esistono categorie di valore. Non ci sono differenze che rendano qualcuno “più” o “meno” di un altro. E questo vale al di là della disabilità: colore della pelle, origine, altezza, aspetto, storia personale… siamo persone. Punto. Capisco che non tutti riescano a cogliere questo messaggio. Per questo lo gridiamo con ancora più forza. E invito ad ascoltare il brano “Sono come te”, prima di trarre conclusioni affrettate. Se con il nostro passaggio al Festival di Sanremo siamo riusciti a far riflettere anche solo due o tre persone, per me è già una vittoria. Io sono felice di ciò che ho fatto. Sono felice per tutto il gruppo Anffas che ha realizzato il sogno di salire su quel palco».




















