Un argomento che ha riempito le pagine dei quotidiani e i prodotti editoriali per decenni. E ora questo lavoro a due mani, anzi a più mani, con le introduzioni che sono in realtà veri e propri interventi di due personaggi chiave della questione, come i magistrati Caselli e Ingroia.
Un lavoro che potremmo definire tra l’enciclopedico e il divulgativo, e di un’utilità estrema. Per capire il passato allineandosi con il presente. A partire, come si spiega, dalla contronarrazione, in certi punti quasi revisionista, che si sta avendo attualmente nei confronti della storia del rapporto Stato-mafia e dei relativi attacchi di narrazione storica contro la magistratura.
Un excursus che parte da molto lontano, dagli anni Settanta e Ottanta, e che adesso, in questi decenni, sta entrando in una nuova fase. La cosiddetta “normalizzazione”, in senso negativo e restaurativo, del rapporto Stato-mafia. Con le vicende che hanno caratterizzato tutte le battaglie di vari gruppi di potere, che gli autori però identificano in ben determinati settori, contro i protagonisti dell’azione giudiziaria, di indagine e di intervento. Fra i quali il caso Contrada, di cui, in questi giorni, si è assistito alla morte del protagonista.
Ma il rapporto Stato-mafia è una caratteristica soltanto della seconda metà del ventesimo secolo in Italia? Non precisamente, secondo gli autori. Da un caso simbolo come la strage di Portella delle Ginestre si dipana un filo nascosto ma, allo stesso tempo, “visibile”, che mette in relazione tutta una storia giudiziaria e politica del Paese. Tutto all’insegna della strategia della destabilizzazione continua per “normalizzare” ogni situazione.
Con legami curiosi e inaspettati. Il terrorismo degli anni Settanta, con esempi tragici come Piazza Fontana e Bologna, il cui modus operandi, con esplosioni nelle strade, stragismo diretto e omicidio mirato politico, è quanto di più lontano da quello del sistema mafioso. Eppure esempi come Paolo Bellini, uno degli autori della strage di Bologna, che poi si ritrova in Sicilia a insegnare tattiche e strategie dell’eversione terroristica alla mafia, come nuovo sistema di attacco allo Stato, sono storia reale e compiuta.
Oppure quello del procuratore capo di Bologna dell’epoca, Ugo Sisti, che il giorno dell’attentato va a casa del padre di Bellini e resta lì per tutto il tempo. Fili conduttori invisibili, ma evidenti.
E, su tutto, l’altra strategia del depistaggio: un ritardo di indagini e azioni giudiziarie che, all’epoca, se ben applicate, avrebbero dato risultati molto rapidi e non ancora oggi avvolti nelle nebbie del dubbio storico. Un filo conduttore nascosto e sinistro che si aggira fin dal passato sulla storia del Paese Italia.
Questo, e molto altro, in questa prima parte dell’intervista agli autori del libro “Stato Mafia”, che si avvale, oltre che dell’introduzione dei magistrati Caselli e Ingroia, anche della collaborazione di una vignettista veterana della satira come Ellekappa.





