C’è un disco che non vuole nascere in silenzio. Vuole attraversare strade, paesi, margini, crepe e memorie. Si chiama Lapp(e) lapp(e) ed è il primo album solista di Antonio Mastrogiorgio, artista molisano che nei giorni scorsi ha lanciato una campagna di crowdfunding per sostenere la produzione del progetto.
Per Mastrogiorgio si tratta di un passaggio importante. Dopo il percorso come frontman de La suonata balorda, con due album in studio all’attivo, l’artista sceglie ora una traiettoria personale, più nuda, più essenziale, più radicale. Un lavoro che tiene insieme musica, scrittura e appartenenza, con lo sguardo puntato su un Molise che non viene raccontato come cartolina, ma come corpo vivo, ferito, contraddittorio.
Il titolo del disco, Lapp(e) lapp(e), richiama un’espressione dialettale che rimanda ai bordi, ai margini, agli estremi. Ed è proprio lì che sembra voler abitare questo album: ai confini delle cose, nei punti meno addomesticati della realtà, nelle zone dove la parola torna ad avere peso, suono, mistero.
I brani del progetto sono tutti in dialetto, ma il cuore dell’operazione non è una semplice riproposizione del canto popolare. Mastrogiorgio non guarda alla tradizione come a un museo da spolverare. La attraversa, la smonta, la ascolta di nuovo. Ne raccoglie la forza originaria e la porta altrove, dentro una scrittura musicale asciutta, scarna, capace di tenere insieme passato e presente senza nostalgia di maniera.
La cifra musicale di Antonio Mastrogiorgio si muove su un terreno personale e sorprendente. Il sound di Lapp(e) lapp(e) oscilla tra suggestioni cinematografiche che evocano Morricone, aperture più elettroniche vicine alla house, ombre che richiamano Nick Cave e una tensione narrativa che può far pensare anche a Matteo Salvatore.
Il risultato è un paesaggio sonoro coerente, essenziale, minimale in cui le chitarre, i sintetizzatori e le atmosfere blues costruiscono un immaginario preciso, delle statali nostrane, delle carreggiate che attraversano l’entroterra, dei cantieri infiniti, delle buche rattoppate male, delle direttrici che portano verso Foggia o l’Adriatico. È una geografia sentimentale e concreta, senza trucco e senza filtro.
Nella poetica di Mastrogiorgio il territorio non è uno sfondo ornamentale. È materia narrativa, lingua, ferita, appartenenza. Dentro i testi del nuovo album entrano la storia, la cultura e le contraddizioni del Molise, insieme ai suoi aspetti più duri, più dolorosi, più irrisolti.
È qui che il progetto trova una sua forza precisa. Perché Lapp(e) lapp(e) non cerca di abbellire il reale. Lo osserva da vicino. Lo lascia parlare. Ne restituisce la parte aspra e quella visionaria. I testi si ispirano alla produzione autentica e fertile delle tiritere, delle filastrocche, del detto e dell’epigramma, forme popolari in cui la parola riesce a essere insieme immagine, sintesi e scossa.
Il nuovo lavoro musicale dialoga idealmente anche con l’altra dimensione creativa di Mastrogiorgio, quella poetica. Negli anni l’artista ha infatti pubblicato due raccolte, È finita la gioventù del 2021 e A margine ed oltre del 2024. Già i titoli raccontano una tensione simile a quella che attraversa il disco: il confine, lo scarto, l’uscita dal centro, il bisogno di cercare senso nelle zone meno illuminate.
Anche la copertina dell’album si muove in questa stessa direzione poetica. A firmarla è un altro artista molisano, Lello Muzio, definito non a caso poeta della fotografia, autore di uno scatto realizzato su pellicola scaduta. Una scelta che sembra rispecchiare perfettamente lo spirito del progetto: niente patina, niente plastica, niente finzione levigata. Solo materia, luce imperfetta, memoria.





