In Molise la questione non è più soltanto sanitaria. È democratica. Quando un cittadino deve aspettare mesi per una visita, percorrere chilometri per una cura, sperare che un reparto resti aperto, che un medico ci sia, che un’ambulanza arrivi in tempo, non siamo più dentro un normale disservizio: siamo davanti allo svuotamento di un diritto.
La sanità pubblica non è un favore concesso dalla politica. Non è una gentile concessione da campagna elettorale, né un lusso da difendere solo quando il pronto soccorso collassa o quando un reparto viene ridimensionato. È un diritto costituzionalmente garantito.
Quando la sanità pubblica arretra, avanza la selezione sociale. Chi ha soldi si cura prima, meglio e altrove. Chi non li ha aspetta, rinvia, si indebita o semplicemente rinuncia.
La malattia diventa più pesante per chi vive nei territori interni, per gli anziani, per chi non può spostarsi, per chi ha uno stipendio fragile, per chi ogni giorno deve fare i conti con il prezzo della benzina, con il lavoro precario.
Il Molise conosce la ferita che sanguina. La conoscono le famiglie che fanno i conti con liste d’attesa. La conoscono i malati cronici costretti a una resistenza quotidiana. La conoscono i medici e gli operatori sanitari che ogni giorno tengono in piedi interi servizi con professionalità e fatica. La conoscono i cittadini che vedono la sanità pubblica diventare sempre più debole. Rispetto alla sanità privata.
Difendere la sanità pubblica significa difendere il principio: la salute non può dipendere dal reddito, dal comune in cui vivi, dal santo a cui ti affidi. Significa opporsi all’idea velenosa secondo cui l’unica sanità che funziona è quella che puoi pagare.
Un ospedale che perde servizi, un reparto che arretra, una medicina territoriale che non regge producono disagio e sfiducia. Chi governa ha il dovere di dirlo con chiarezza: la salute non può essere negoziata. Serve una scelta politica netta. Servono investimenti veri, personale, servizi, presìdi, dignità per chi lavora e per chi si cura.
Serve una visione.
La sanità pubblica si difende ed è un bene comune. La “tua salute è a rischio” non per fatalità.
Ma per responsabilità precise, per scelte precise.
Questa è una battaglia di civiltà. Un atto di resistenza civile.








