Nel libro di Orwell, “1984“, era importante controllare la memoria, riscrivere il passato per controllare il presente ed il futuro.
Quindi la memoria storica è importante che non venga persa per poter comprendere il presente e prospettare il futuro.
Lo spettacolo molto bello di De Magistris, “Colpo di Stato” ha questo merito. Riesce con una sintesi mirabile a mettere in fila i fatti dal dopoguerra fino ai giorni nostri. Ne esce una lettura più che condivisibile di una nazione a sovranità limitata in cui, ogni volta che cercava vie che non potevano essere accettate dal potere sovranazionale, si detetminavano reazioni violente e partire da Portella della Ginestra, alle stragi di Stato nella strategia della tensione, all’occupazione con propri uomini delle sedi istituzionali importanti.
È nel mondo di mezzo dove si incontrano criminalità, potere finanziario, politico ed istituzioni, che venivano e vengono scelte le strategie vere e gli obiettivi da raggiungere.
La scoperta della Loggia P2, con tutti i suoi obiettivi, è il vero decalogo di riferimento nella gestione del potere ed anche l’ultimo tentativo, bloccato per fortuna dal referendum, di depotenziata la magistratura e cercare di metterla sotto il potere politico, faceva parte di quel decalogo.
Il quadro è tenebroso perché, tra l’altro si inserisce in un contesto internazionale di crisi di sistema, alla ricerca di possibili nuovi equilibri se si riuscirà ad evitare tragedie più grandi.
Quale potrebbe essere un riferimento italiano, tutto nostro, per cercare di uscire dal pantano? De Magistris la vede nella nostra Costituzione in gran parte inattuata.
Ecco che ci sarebbe la possibilità di ricreare una dialettica nella società, a pensiero unico trasversale, cercando di attuare ciò che è scritto nella Costituzione.
Una forza politica che partisse dal voler attuale la Costituzione determinerebbe una rivoluzione copernicana nella nostra società e, forse, spingerebbe i cittadini a ritornare alla politica ed al voto come è successo il 22 e 23 marzo.
Sarebbe un buon viatico per il futuro ma ancora non si intravede una costituente politica in questa direzione. Il momento sarebbe buono per un simile approccio ma sembra che manchino gli uomini ed il coraggio per questo passaggio di rottura del pensiero unico.
Siamo un pò tutti stanchi dell’attuale teatrino della politica.





