2018: “puttane” usato come insulto contro i giornalisti, 2022: esultano gli stupratori allo scoppio della guerra, 2026: si sogna di sfruttare una guerra per la mediocrità della nazionale di calcio.
C’è una circostanza che sta passando in cavalleria sulla terza esclusione di fila della nazionale dal mondiale e che, già da sola, conferma la tendenza del tirare a campare di quest’Italietta borghese e infima. Il 28 febbraio, in pieno giorno, è iniziato l’attacco israelo-statunitense in Iran, dopo poche ore avevamo già notizia della strage in una scuola. Tra le milioni di parole di quei giorni emerse che l’Iran potrebbe essere esclusa o decidere di non partecipare ai Mondiali negli Stati Uniti. Mentre i morti si contavano a centinaia dopo poche ore, mentre il dramma terrorizzava il mondo, cosa comincia a pensare l’italiota medio (e non solo lui)? Che nel caso non si arrivava ai mondiali dai play off si poteva essere ripescati grazie all’esclusione dell’Iran. Teoria tornata a circolare sera dopo la sconfitta. Di fronte una guerra e migliaia di morti c’è un’Italietta che pensa al suo particulare, ad un infimo interesse pronta a sfruttare l’occasione, a brigare per volgere il tutto a proprio favore.
La prima esclusione è avvenuta nel 2018, quell’anno qualcuno (che oggi si erge a censore altrui e vuol insegnarci la libertà di stampa e il giornalismo, fottendosene allora come oggi dei giornalisti veramente precari, di chi ogni giorno soffre e rischia, di chi viene soffocato da potentati ed economia) definì i giornalisti che avevano pubblicato per anni notizie che non convenivano e la cui diffusione dava fastidio la sua squallida consorteria “puttane”. Così libero il signorino (col portafoglio pieno e che si muove solo a pagamento di biglietti e/o gettoni di oltre 2.000 euro alla volta) da utilizzare come insulto la schiavitù sessuale, lo sfruttamento mafioso per eccellenza, donne uccise e morte, abusate e violentate nelle modalità più brutali, disumane, orrende, schifose possibili. Liliam Solomon, per il racconto della sua storia rimando alle centinaia di volte che ne ho scritto in articoli e post social, per lui è un insulto.

Domenica scorsa è stata una di quelle “feste comandate” in cui appaiono obbligatori auguri e pensieri belli e colmi di retorica commovente, di belle parole e pie intenzioni. Per augurare bisogna pensare a qualcuna/o, per augurare bisogna vedere e guardare che ci siano persone, che esistono. Parafrasando Danilo Dolci potremmo dire che le persone esistono solo quando pensate. Ed oggi augurate.
Allora, scusateci se può turbare qualche anima bella e qualche imborghesito amante dei meme e delle frasi fatte (anzi no, non scusateci proprio, non chiedo scusa un c****o, se vi turba potete pure girare al largo e non farvi più vedere e sparire) ma visto che siamo nei giorni di crocifissioni e calvari, tutti i pensieri ai crocifissi di oggi, alle vittime dei golgota moderni e dell’ipocrisia perbenista, del borghese “garantismo” per ricchi, potenti e violenti, a chi ha subito i chiodi di violenze, abusi, ingiustizie, disumanità, barbarie, dei più immondi crimini. Alle vittime dei pedocriminali di ogni tipo, alle donne incatenate dalla schiavitù della tratta, alle bambine e ai bambini dilaniati dalle più orrende perversioni depravate, criminali, schifose di esseri immondi, di Erodi moderni nel mare magnum dei Ponzio Pilato, alle vittime di ogni età dei più turpi traffici, di vite, stupranti, di organi.
L’opera d’arte nella foto qui sopra si chiama “Los Intocables” ed è stata creata da Erik Ravelo.
Prima foto si riferisce alle vittime di abusi pedofili e ai silenzi omertosi.
La seconda immagine al turismo sessuale
La terza immagine si riferisce alle guerre.
La quarta immagine si riferisce al traffico di organi sul mercato nero, dove le prime vittime sono bambini provenienti da paesi più poveri.
La quinta immagine riguarda armi libere negli Stati Uniti.
E infine, la sesta immagine riguarda l’enorme danno che le grandi aziende di fast food hanno arrecato ai bambini.
Nella foto di copertina ci sono Lilian Solomon e Adelina Sejdini. Lilian vittima della mafia e degli stupratori paganti, della schiavitù sessuale oltre dodici anni fa in Abruzzo. Per mesi fu stuprata ogni notte da innumerevoli “bravi borghesi” italici indifferenti al dolore e alla sofferenza che la stavano straziando. Fuggì dal clan e grazie alle sue denunce scattarono le prime operazioni contro le mafie nigeriane in Abruzzo. Morì all’Ospedale Santo Spirito di Pescara il 1° ottobre 2011, malata di linfoma.
Adelina rapita e struprata in Albania, venduta agli schiavisti mafiosi, incatenata per anni allo sfruttamento sessuale dello stupro a pagamento finché non fuggì e denunciò gli sfruttatori mafiosi permettendo di liberare tantissime donne, anche di dodici anni. Fu emarginata e abbandonata dalla società e dallo Stato, da chi declama di difendere i “diritti delle donne” e da tanta “brava gente”, Ponzio Pilato e oppressori dei tempi moderni. Giorni dopo un drammatico appello su facebook – in cui chiese in lacrime di dare voce a tutte le Adeline perché nessuna potesse più vivere il calvario che ha vissuto lei – la sua vita si è spezzata volando giù dal Ponte Milvio a Roma il 6 novembre 2011.
Il nostro Crocifisso si schiera con gli ultimi, conforta gli afflitti, condivide i dolori e le sofferenze dei poveri della Terra, denuncia lo scandalo degli armamenti e della speculazione finanziaria sulle spalle dei Paesi poveri. Guida di una Chiesa che, come scrisse don Tonino Bello, ha ‘la nausea di una vita egoista e assurda’ e che vive ‘un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio’.
Una Chiesa a cui ‘il Bambino che dorme sulla paglia’ toglie il sonno e fa sentire il guanciale del letto ‘duro come un macigno’ finché non avrà ‘dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio’. Una Chiesa che denuncia lo scandalo delle violenze sulle donne, delle sevizie, degli stupri che giornalmente subiscono, spesso in famiglia, dello sfruttamento della schiavitù sessuale e dello stupro a pagamento di donne di ogni età, anche bambine. La pedofilia e la pedopornografia uccidono psicologicamente e ammazzano anche bambini in tenera età, anche neonati. I Golgota di oggi sono i loro golgota, la Crocifissione è la loro Crocifissione, che grida, di fronte lo scandalo di potenti. Chi si ricorda più di Epstein? E quando si apriranno gli occhi sui tanti Epstein e sulle reti pedocriminali, pedosataniste, pedomafiose di oggi?
È stata una Pasqua carica di dolore nelle oltre mille famiglie che hanno visto un loro familiare morire sul posto di lavoro. O rimanere gravemente invalido. Triste e mesto nelle migliaia di famiglie che la speculazione finanziaria ed industriale, e le ingiustizie criminali e disumane, hanno lasciato senza un lavoro, strappando ogni speranza
Sul Golgota si piange e soffre con loro.
I giorni scorsi sono stati accompagnati dalla pioggia, dal diluvio, dalla neve, dal freddo e dal gelo. Per moltissimi neve, freddo e gelo possono significare la morte. Sono morte anche lo scorso inverno, anche nell’Abruzzo che sta uscendo ferito e devastato dal ciclone Erminio, persone che non aveva più una casa, emarginati e impoveriti. Nella frenesia dello shopping, nel luccicare degli addobbi stradali non ci si accorge, si tralasciano e in alcuni casi anche calpestano, fratelli e sorelle che vivono ai margini, al limitar delle strade. Persone vittime delle ingiustizie della vita, questo Sistema che arricchisce sempre più i ricchi e lascia gli impoveriti, gli ultimi e gli emarginati fuori via dalla società, costringendo agli stenti, alla fame e alla miseria.
E il lusso delle nostre tavole, l’immensa mole di cibo che finirà nella spazzatura, ci venga a nausea. Una nausea che ci sconvolga lo stomaco, al solo pensiero che per milioni di persone, nei sotterranei della storia, la spazzatura è l’unica fonte di sostentamento. Si alzano la mattina e non sanno se la fame e la miseria permetterà loro di giungere a sera.
Maria e Giuseppe rifiutati da tutti gli alberghi, e poche settimane dopo la nascita di Gesù costretti a fuggire clandestinamente in Egitto, ci facciano sentire il cuore duro come macigno nel momento in cui le nostre coscienze non vengono smosse dal fratello rifiutato, da coloro che chiedono dignità e vita e bussando non trovano porte aperte ma muri invalicabili, violenze, soprusi, ingiustizie, crudeltà, dalle lacrime e dalle atroci sofferenze delle migliaia di Lilian, Adelina, Sonia, delle bambine e dei bambini che anche in questi giorni vengono crocifissi dalle turpe perversioni e dalle più disumane depravazioni di “bravi padri di famiglia” italiani (almeno 80/100.000 ogni anno, record mondiale da decenni) in Asia, Africa, Americhe.
Il coraggio di Giuseppe, che accetta in casa Maria senza spaventarsi di cosa sarebbe potuto accadere, ci faccia sentire fino in fondo il peso dell’ipocrisia, del perbenismo, della condanna moralistica e arrogante con la quale vengono segnate persone e vite.
Ci salga una vergogna immensa mentre doniamo giocattoli ai bambini delle nostre famiglie e dei nostri amici, se non ci siamo domandati (e nulla abbiamo fatto di conseguenza) la provenienza di quegli oggetti. Che, per far divertire alcuni bambini, possono essere lacrime e sangue dello sfruttamento di migliaia di loro coetanei.
Mentre nelle nostre calde ed accoglienti case si festeggerà la Pasqua, in migliaia di fredde celle qualcuno conterà le ore, i giorni, le settimane con angoscia, in attesa dell’ultimo giorno.
I crocifissi in plastica e legno non sostituiscano la realtà della vita.
Le immagini della croce nelle nostre case non sostituiscano le croci vere.





