Il vino, emblema della cultura e civiltà italiana, è una bevanda sempre più consumata e apprezzata tra gli italiani che accompagna il cibo e ogni attimo degli italiani. La reputazione che questa bevanda gode è il frutto della sua evoluzione e della sua funzione ricoperta nella storia, tracciando aspetti e peculiarità che hanno segnato il suo uso nei vari periodi storici.
Le prime tracce antichissime del vino e dell’uva sono databili attorno al 8.000 a.C. nel Caucaso, attraverso testimonianze in anfore antichissime riguardo la fermentazione di uva antichissima in contenitori. In seguito, con l’arrivo degli egizi, i Sumeri e i Greci la cultura del vino iniziò ad avviarsi attraverso la tecnica della vinificazione per poi arrivare alla produzione.
Ai tempi degli egizi il vino assunse una connotazione religiosa, in quanto venne usato per rituali religiosi come offerta per la divinità in cui i vigneti crebbero lungo le sponde del fiume Nilo, in cui furono trovati tronchi per estrarre uva e recipienti di resina per conservare e sigillare il vino. Con i Greci, il vino secondo Omero, Aristotele e Platone, iniziò ad essere associato alla vita sociale e alla religione, le cui testimonianze girarono attorno alla divinità di Dioniso.
Dio Dioniso, raffigurato con calici di vino e grappoli d’uva, illustrò il vino come elemento celebrativo nelle situazioni sociali e banchetti in cui si cantarono ed intrattennero spettacoli, per poi arrivare all’epoca romana in cui si avviò la tecnica di perfezionamento e coltivazione del vino in terreni fertili, diventando i primi ad esportare il vino. A differenza dell’epoca greca, con i Romani questa bevanda alcolica venne consumata con erbe, spezie, e miele diventando elemento di piacere e di festa, consumato principalmente dai patrizi e da intellettuali quali poeti e scrittori. Con l’arrivo del Medioevo, si concretizzò la produzione di vino grazie all’attività di monasteri e l’operato di monaci che dedicarono anima e corpo alla vinificazione e alla conservazione del vino in botti migliorando, la qualità e la conservazione. Infatti, in questo periodo le prime aziende vitivinicole furono fondate e costruite come la Borgogna, il Chianti, e la Rioja.
Invece, con il Cristianesimo, il vino assunse un ruolo primario a livello religioso e nella liturgia cristiana simboleggiando il sangue di Cristo, diventando una bevanda consumata da tutte le classi sociali fino a giungere al Rinascimento, in cui il vino divenne merce di scambio.
Una bevanda come il vino non si è limitata ad essere consumata nelle feste e nei banchetti, ma ha ricoperto delle funzioni religiose fino a configurarsi come prodotto commerciale, associandosi alla vita sociale, religiosa ed intellettuale nelle varie epoche storiche.
Ancora tutt’oggi, il vino rappresenta la massima espressione di una cultura del bere in cui si incorporano un know show antico e conservatore, valori come la famiglia e lo stare insieme costruendo un’identità millenaria che è ancora in continua evoluzione e sviluppo ai giorni attuali attraverso il marketing, i clienti e le tecnologie.
L’unicità e la grandiosità del vino è legato all’uso di viti autoctone, come nel caso dei vini italiani quali il Barbaresco, la Valpolicella, e il Pinot Grigio del Friuli, in cui ogni vino italiano è la massima espressione di ogni regione e territorio italiano dove il gusto di ogni vino è il risultato di ogni tratto naturale e climatico del posto.
Per questo, quando le persone e clienti acquistano e bevono vino, non è solo un modo per stare insieme, ma soprattutto un modo per entrare in contatto con la natura.
Federica Alfino





