Questo mondo, con le sue logiche aberranti, va cambiato radicalmente.
Nei numerosi incontri con i giovani delle scuole mi sono convinto che senza di loro non c’è salvezza.
Un graffito sui muri di Parigi, scritto negli anni del ’68, dice:”Non vogliamo un mondo dove la garanzia di non morire di fame si compensi con la garanzia di morire di noia”.
È la sincera testimonianza del rifiuto di ogni omologazione, il desiderio di uscire dalle sabbie mobili di un sistema sociale, economico e politico che, attraverso la logica del consumo,
spegne i sogni e le speranze.
È la voglia di un ordine nuovo, senza morti di fame e senza morti di noia.
Un ordine dove la salvezza dalle disuguaglianze comprenda la salvezza della persona integrale.
È la richiesta di scendere nel profondo di ciascuno e non rimanere al livello di una sua necessità e di una sua funzione.
Quel graffito, con il suo intenso significato, è valido anche oggi.
Vi è da fare una rivoluzione più profonda di quella economica, perché bisogna andare al fondo e scoprire dove sta la vera alienazione della persona.
I giovani vanno incoraggiati alla collera serena e non violenta, al rifiuto di un sistema che mortifica il loro futuro.
Ciò può avvenire solo attraverso una sorta di “mutazione genetica” che rompa tutte le catene interiori per costruire una società fondata sull’assenza di egoismo e di ogni egolatria.
È il momento, questo, di intraprendere la lunga marcia per la fraternità universale.






