“Vanno, vengono, qualche volta ritornano e quando ritornano sono nere come il carbone”, citazione dalle Nuvole di De Andrè.
Il dio Draghi ce lo ricordiamo negli anni 90 quando fu uno dei maggiori artefici della privatizzazione del patrimonio pubblico, dopo la riunione sul Britannia, lo yacht della regina Elisabetta. Si decise allora di svendere industrie pubbliche, banche, infrastrutture ai privati con la scusa di dover abbattere il debito pubblico che si era generato quando, nel 1980 si decise che la Banca d’Italia non dovesse riassorbire più , a tasso calmierato, i bot non venduti sul mercato. Quella scelta ci depauperò di un patrimonio pubblico, concentrò ricchezze in poche mani, il debito pubblico non fu abbattuto, mentre aumentò la precarietà e diminuì il valore del lavoro.
Poi lo vediamo nella costruzione dell’Europa ad impronta neoliberista e dello scarico su tutti noi, ed in particolare sulla Grecia, dei costi del salvataggio del sistema bancario dopo la crisi delle speculazioni bancarie del 2008. Più di 5000 miliardi di euro furono scaricati sui debiti pubblici e noi tutti stiamo ancora pagando.
Poi fu richiamato per fermare Conte nella gestione dei 209 miliardi del PNRR, che dovevano essere gestiti non a favore di tutti ma essenzialmente nell’interesse dei soliti noti.
Ora lo rivediamo perché bisogna rilanciare l’economia europea. Quali interessi deve tutelare? Quella dei costruttori di armi. Infatti la sua proposta è che l’economia europea deve investire in riarmo. Ma il mercato degli armamenti è la guerra. Il dio Draghi è stato richiamato per portarci verso la guerra.
Spero che si abbia la coscienza di fermare questa follia e che si arrivi ad avere un pensiero alternativo forte che superi il darwinismo sociale e possa far scomparire la prospettiva della guerra che non è solo violenza distruzione e dolore ma, molto probabilmente, scomparsa della razza umana.
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