Una bomba con oltre un chilo di esplosivo, una pistola, oltre venti cartucce, venticinque boccette di metadone e 10 grammi di anfetamine. È quanto individuato nell’abitazione di un 53enne di origine campana ieri pomeriggio dagli uomini del Commissariato di Vasto della Polizia di Stato guidati da Pasquale Marcovecchio.
L’alta pericolosità dell’esplosivo ha richiesto l’intervento anche del reparto artificieri della Polizia giunto da Pescara.
L’ordigno esplosivo, l’arma, le cartucce e le sostanze stupefacenti sono stati rinvenute nell’abitazione in seguito ad una perquisizione scattata dopo una segnalazione, avvenuta nell’ambito della normale attività investigativa della Polizia.
Le indagini sono coordinate dal pm Silvia Di Nunzio della Procura di Vasto.
Alla perquisizione è stato presente il legale del 53enne, l’avvocato Massimo Baccalà. L’uomo, residente a Vasto, è già noto alle forze dell’ordine per precedenti per associazione mafiosa.
Sarà compito degli inquirenti risalire all’origine di tale materiale, esplosivo e non, e la motivazione della detenzione. Codici e leggi italiane alla mano va sottolineato che il 53enne è da considerarsi, allo stato attuale, presunto innocente delle accuse contestate di ricettazione, detenzione di esplosivo e detenzione di sostanze stupefacenti. Così richiede la normativa vigente e gli ultimi sviluppi legislativi degli ultimi anni. E fin quando non ci dovessero essere eventuali riscontri e sviluppi successivi in fase di indagine qui dobbiamo fermarci.
Ma esiste la cronaca del momento, esiste il rispetto delle leggi su fatti specifici, che si ferma ad un certo punto. Ed esiste la società, esiste la storia di un territorio e quel che si muove al suo interno. Diciannove anni e un mese fa per la prima volta l’associazione mafiosa piombò su questo territorio. Negli anni abbiamo avuto successive ulteriori inchieste, operazioni delle forze dell’ordine e quel che ogni cittadino che vuole può vedere. Nelle notti e nei giorni, nelle strade di periferia e del centro e dentro molteplici quattro mura. Droghe, armi, persone accusate anche di associazione mafiosa, penetrazione di organizzazioni criminali e connessioni con reti di altri territori.
«L’espansione affaristica, l’espansione economica, i processi di accumulazione della ricchezza delle mafie foggiane vanno ben oltre i confini della provincia di Foggia, hanno letteralmente invaso le regioni circostanti, Molise, Abruzzo, una parte significativa anche della Campania» ha dichiarato l’11 maggio scorso il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
Vasto è città del detto e del non detto, in cui tutti sanno tutto e nessuno conosce nulla, in cui tante voci, evidenze, corrono, si rincorrono e si scontrano. L’abbiamo sottolineato varie volte. La cronaca viene superata in pochi giorni, si ferma. E parlare e sparlare di drammi personali o speculare su singoli fatti a nulla serve, a niente è utile ed è solo un esercizio di vuota e ottusa retorica che ha stancato da un pezzo. Diciannove anni e un mese dopo, nel territorio in cui Giovanni Falcone nel 1989 rischiò di subire un grave attentato, in un territorio in cui tante vicende, operazioni, inchieste, notizie si sono intervallate mentre certa quotidianità sarebbe davanti gli occhi di tutti.






