«Per 8 anni Anna è stata violentata ripetutamente. Alcune delle aggressioni sono state filmate e caricate su Pornhub usando il suo nome con titoli come “Capture and Stupe” e “Torture”. Ha chiesto a PH di rimuoverli ma non hanno mai risposto. Invece hanno monetizzato i suoi abusi fino a quando lei li ha denunciati nel 2021».
È questa una delle numerosissime testimonianze pubblicate sui social negli ultimi anni da Laila Mickelwait, attivista statunitense nella denuncia e nella lotta del business degli stupri su PornHub. L’inchiesta del New York Times del dicembre 2020, da noi citata in precedenti articoli e inchieste, dall’inequivocabile titolo «I bambini di PornHub» ha documentato e denunciato i traffici pedofili, di stupri, di violenze sessuali le più brutali ed efferate su cui la più nota piattaforma pornografica lucra e guadagna, indifferente anche a segnalazioni e denunce – come Anna – delle stesse vittime.
Pornografia a cui sono esposti anche minori, bambini di età sempre più bassa. Esposizione correlata, sempre di più, anche con abusi pedofili e tratta. Lo documenta anche una recente ricerca universitaria statunitense di cui ha dato notizia Pro Vita&Famiglia sul suo sito web.
«La ricerca, intitolata “Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell’infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori”, è stata condotta da docenti della New York University, dell’Università dell’Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University – riporta l’associazione – Gli autori hanno osservato che l’esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo, con un’età media della prima esposizione collocata nella prima o nella media adolescenza e con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l’84%. In questo contesto, spiegano, il consumo di pornografia influenza atteggiamenti e comportamenti sessuali sia negli adolescenti sia negli adulti, fino a rappresentare una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani».
Ben quattro sono le principali modalità di legami tra pornografia e pedofilia: «modellamento sociale: i bambini imitano ciò che vedono, con il rischio di riprodurre comportamenti sessuali dannosi»; «normalizzazione, che rende apparentemente “standard” comportamenti sessuali abusivi e irrealistici. Diversi operatori dei servizi sociali hanno riferito che giovani ragazze hanno subìto strangolamenti durante rapporti sessuali, poiché i ragazzi adolescenti erano stati indotti dalla pornografia a credere che si trattasse di una pratica normale»; «adescamento, attraverso l’uso di materiale pornografico per desensibilizzare i minori all’abuso, e il potere, ovvero quando la pornografia viene usata per controllare e manipolare le vittime, minacciando di rivelarne il consumo o di diffondere immagini sessualmente esplicite».
L’abbassamento dell’età in cui avviene la prima esposizione alla pornografia rende la situazione ancora più allarmante. «Più precoce è l’esposizione alla pornografia, tanto più alta è la probabilità che, in seguito, la persona guardi pornografia violenta – si legge sul sito di Pro Vita&Famiglia – Da qui derivano visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso e della sessualità in generale. Lo studio ha inoltre spiegato che non si tratta soltanto di considerare normale un certo trattamento – violento e vergognoso – verso le donne, ma di arrivare a percepire come piacere comportamenti aggressivi e violenti, fino a parlare di strangolamento, colpi, pugni, immobilizzazione. Anche alcuni infermieri specializzati in casi di violenze sessuali – e intervistati nel corso della ricerca – hanno riscontrato le stesse dinamiche, parlando di adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia».
Normalizzazione e legittimazione della violenza, perpetrazione dello sfruttamento sessuale più depravato e violento alla base dello stupro a pagamento, sempre più anche di minori, di bambine.


Queste sono due denunce pubblicate da Sex Industry is violence due anni fa. Testimonianze che documentano lo sfruttamento sessuale di minorenni esiste ed è “normalizzato” nel mondo della “prostituzione”. Quella “prostituzione minorile” documentata e denunciata in operazioni delle forze di polizia in varie regioni d’Italia negli anni, la cronaca ci ha riportato varie volte notizie di arresti e inchieste. È accaduto due volte in pochi anni anche a Chieti.
Tra un mese, il 24 e 25 maggio, il capoluogo di provincia abruzzese tornerà al voto per l’elezione del nuovo sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Tra i candidati nella lista del Partito Democratico a sostegno del candidato sindaco Giovanni Legnini c’è Paride Paci. «Che lavora nell’Arci, l’associazione ricreativa culturale italiana, occupandosi di tutela di minori stranieri, di supporto alle famiglie di rifugiati in fuga dai teatri di guerra, di gestione dei circoli» ha sottolineato Lettieri su Il Centro in occasione della pubblicazione che Paci sta facendo campagna elettorale anche su PornHub, e che sul suo profilo facebook rivendica il contributo alla realizzazione in città dell’Abruzzo Pride, del Primo Maggio 2022, della Pastasciutta Antifascista e di altre iniziative.
In occasione di questo 25 aprile, Festa della Liberazione, Paci ha dichiarato sui social che è stato il giorno «in cui il nostro paese ha ritrovato la dignità» e del «ricordo di chi ha dato la sua vita per la libertà». Commentando la sua scelta di farsi pubblicità elettorale su PornHub il capogruppo uscente del Partito Democratico l’ha definita «trasgressiva», «ironica» e «dissacrante». Dignità e libertà come si accostano alle violenze ripetute delle donne (anche minori) sfruttate da PornHub? In precedenti pubblicazioni e oggi in questo articolo riportiamo piccoli stralci di quanto avviene su quella piattaforma. Nulla che, sinceramente, ci appare trasgressivo, ironico e dissacrante.




