Roberto Scarpinato, già magistrato e oggi componente della Commissione parlamentare antimafia, ricostruisce il significato politico e civile della mobilitazione del 19 luglio in via D’Amelio, partendo dai funerali degli agenti della scorta celebrati il 21 luglio 1992 nella Cattedrale di Palermo.
«Quella folla immensa di normali cittadini aveva capito con il cuore una verità tragica e indicibile: la strage di via D’Amelio non era soltanto una strage di mafia, ma era una strage di Stato».
Secondo Scarpinato, per anni sarebbe esistito un tacito confine tra le celebrazioni ufficiali e lo spazio della società civile, rimasto libero dalle «passerelle di antimafia da vetrina». Un equilibrio che quest’anno le forze politiche di governo avrebbero tentato di spezzare, cercando di occupare anche simbolicamente via D’Amelio.
«Se non ci sono riusciti è solo grazie alla resistenza tenace di Salvatore Borsellino».
L’ex magistrato respinge con forza la narrazione di uno Stato che avrebbe definitivamente fatto giustizia sulle stragi del 1992.
«Lo Stato ha fatto un grande flop perché non è riuscito a identificare e condannare i mandanti e i complici eccellenti di quelle stragi».
Scarpinato elenca alcuni buchi neri: la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, la cancellazione dei file delle agende di Giovanni Falcone, il falso pentito Vincenzo Scarantino e i depistaggi che hanno impedito per anni di raggiungere la verità.
Parole dure vengono rivolte contro coloro che si definiscono gli “eredi morali” di Borsellino.
«Quali sono le credenziali che li accreditano come veri eredi morali? Forse aver impedito alla Commissione antimafia di svolgere qualsiasi indagine conoscitiva sui mandanti eccellenti e sui complici delle stragi?».
Scarpinato ricorda la memoria di 57 pagine depositata insieme a Federico Cafiero De Raho, contenente l’indicazione dei testimoni da ascoltare e dei documenti da acquisire. Un lavoro che, denuncia, non avrebbe avuto seguito.
Il suo intervento si conclude con un appello diretto alla società civile:
«Riprendiamoci quella strada, dimostriamo che quella strada è nostra. Giù le mani da Paolo Borsellino!».
Nel video integrale pubblichiamo l’intervento di Roberto Scarpinato, una denuncia politica e istituzionale che riporta al centro la domanda ancora inevasa dopo trentaquattro anni: chi furono i mandanti esterni e i complici eccellenti delle stragi del 1992?
Le riprese sono a cura di Antonino Schilirò
Stragi di Stato, da Capaci a via D’Amelio: 57 giorni di articoli e trasmissioni di WordNews.it





