Italia Nostra del Vastese ha organizzato lo scorso 15 maggio un incontro pubblico sul futuro della scogliera vastese. «Se andrà in porto il nuovo Piano Demaniale Marittimo , adottato dal Consiglio Comunale di Vasto il 9 marzo, sarà vietato l’accesso ad ampi tratti della scogliera vastese tra il Monumento alla Bagnante e Punta Vignola se non si appartiene a determinate categorie, se non si è ospiti di determinate strutture ricettive o se non si prende un ombrellone in affitto da chi avrà in concessione quei lotti – sottolineò il sodalizio guidato dal prof. Davide Aquilano – Si tratta di una svolta epocale, ovviamente in negativo, che segnerà la fine di un’atavica, bella e sana tradizione vastese fondata sul libero e spensierato accesso alle spiagge di ciottoli ed alla scogliera».
Adozione Piano Demaniale Marittimo, scontro in aula con opposizione e cittadini
Un secondo incontro si è tenuto giovedì 21 maggio, al centro il dossier Vasto Cemento elaborato da Augusto De Sanctis (Forum H2O). «Vasto che frana. Tra nuovi progetti edilizi e consumo di suolo: cosa fare?» il titolo del convegno che ha registrato una grande partecipazione di cittadini e, soprattutto dopo quanto avvenuto nella zona di San Michele a causa delle piogge alluvionali di inizio aprile, ha suscitato dibattito in città.
Il primo cittadino Francesco Menna ha attaccato in due video pubblicati sui social gli interventi delle associazioni. Il secondo si è concluso con il gesto di gettare il manifesto dell’incontro del 21 maggio ed è iniziato con l’allusione ad una associazione, parole testuali del sindaco, «vicina al centro-destra» con esplicito riferimento a fondi pubblici regionali ottenuti mentre istituzioni culturali vastesi sarebbero ignorate dalla regione stessa. Il riferimento è apparso, immediatamente, alla Pro Loco Città del Vasto di cui rappresentanti hanno partecipato all’incontro del 15 maggio. Mentre il 21 non erano presenti in quanto, nelle stesse ore, impegnati in una loro iniziativa culturale. E da quell’iniziativa è iniziata la nostra intervista a Mercurio Saraceni, presidente della Pro Loco.
«Si può essere favorevoli o contrari alle scelte urbanistiche dell’attuale amministrazione del Comune di Vasto, e questo è il sale della democrazia, ma definire terrorismo una relazione tecnica basata su dati ISPRA, ISTAT e eleborati progettuali dei proponenti vuol dire voler privare i cittadini dei più elementari diritti all’informazione» ha sottolineato sui social dopo il primo video del sindaco Lino Salvatorelli, storico ambientalista vastese, per decenni responsabile dell’Arci, associazione sempre in prima fila nella difesa dell’ambiente e del territorio, autrice di pagine storiche e fondamentali dell’ambientalismo cittadino. Tra le innumerevoli battaglie in difesa dell’ambiente portate avanti quelle contro la petrolizzazione, in difesa di Punta Aderci, per l’istituzione della Riserva, la sua valorizzazione, per il Parco Nazionale della Costa Teatina, in difesa dell’acqua pubblica, e l’elenco è poderoso. Battaglie in cui ci si è confrontati con la politica, che ha avuto anche comunanze con partiti politici. Tra cui, negli anni in cui in città aveva una solida base e un suo radicamento territoriale, Rifondazione Comunista. Partito che da Vasto ha espresso anche rappresentanti nelle istituzioni, nella prima metà del primo decennio degli anni duemila anche un consigliere provinciale, il compianto Roberto Menna. La tutela della scogliera vastese e l’istituzione della Riserva naturale di Casarza, prevista negli anni della legge 5 che istituì il sistema delle aree protette della costa teatina, è portata avanti da decenni da Lino Salvatorelli e dall’ambientalismo vastese organizzato. La richiesta di istituire la Riserva fu, ha ricordato Lino Salvatorelli nei giorni scorsi su facebook, inoltrata l’ultima volta sollecitando l’Amministrazione nel 2021. Perché «avere dubbi sulla Riserva regionale di Casarza visto che il Consiglio comunale si è espresso tutto a favore – la domanda posta da Arci, Italia Nostra e altre associazioni cinque anni fa – Non vogliamo credere che si vogliano aprire le porte ad una speculazione edilizia con qualche variante al PRG, e neppure che si vogliano riempire le aree di risulta a rischio concessione ai privati con decine e decine di strutture finto mobili. Tutto ciò sarebbe la fine del potere attrattivo della Via Verde: attualmente la Via Verde esercita un grande richiamo per un cicloturismo diffuso e un turismo sostenibile e di qualità. Ma affinché possa continuare a farlo, la stessa via verde deve conservare le caratteristiche della naturalità e delle peculiarità paesaggistiche: nessun cicloturista, nessun escursionista, ma persino nessuno che voglia semplicemente passeggiare in un ambiente tranquillo e sereno sceglierà di frequentare un’accozzaglia di luoghi della movida. Da parte nostra possiamo dire che per contrastare qualunque ipotesi speculativa continueremo a vigilare sulle scelte urbanistiche di quella zona, e che utilizzeremo sia legge regionale n. 5/2007 che il decreto di inedificabilità sancito dalla prima Amministrazione Lapenna all’indomani della chiusura del tracciato ferroviario».
Quattro associazioni – Forum H2O, Italia Nostra del Vastese, Konsumer Vasto e La Conviviale – hanno replicato con questo comunicato stampa alle dichiarazioni di Menna sui social.
Le scriventi associazioni rispondono al video social diffuso dal sindaco Menna, che accusa le stesse di fare “terrorismo” quando contestano i piani urbanistici del Comune di Vasto, che prevedono nuovi piani d’area e lottizzazioni su quasi 73 ettari di oliveti e aree verdi, evidenziando anche il tema del rischio idrogeologico nella zona di Montevecchio.
Al centro della polemica c’è anche la mancata trasparenza dell’amministrazione. Le stesse associazioni sottolineano che il Comune non ha risposto entro i termini di legge alla richiesta di accesso agli atti relativa agli studi geologici sul dissesto della collina di Montevecchio. La Regione Abruzzo avrebbe già chiesto da anni una revisione delle aree a rischio, mentre uno studio geologico commissionato dal Comune sarebbe stato consegnato da oltre un anno, ma non è stato ancora reso pubblico.
In più, Il sindaco Francesco Menna non ha inteso intervenire alle assemblee pubbliche del 15 e 21 maggio scorsi, pure se invitato, evitando così il confronto diretto sul merito delle questioni e, anzi, rispondendo con attacchi personali di “terrorismo” nei confronti di uno dei responsabili. La narrazione del primo cittadino sul “verde urbano” è fermamente contestata dalle scriventi associazioni, perché:
• i 9 ettari acquistati nella Riserva di Punta Aderci dal Comune non possono essere considerati parco urbano per il semplice fatto che sono in campagna;
• le aree verdi previste nei nuovi comparti sarebbero marginali e spezzettati rispetto all’espansione edilizia;
• il problema non è il singolo intervento, ma l’effetto cumulo, cioè l’impatto complessivo sul consumo di suolo, che è in questo caso pari a oltre 100 campi da calcio (quasi 73 ettari).
Le associazioni ricordano che il piano regolatore può essere modificato e chiedono una revisione urbanistica orientata alla tutela ambientale.
A sostegno delle critiche citano anche ISPRA, che definisce “non sostenibili” gli attuali tassi di consumo di suolo. A Vasto il territorio urbanizzato avrebbe raggiunto il 15%, contro una media nazionale del 7%. Inoltre, secondo i dati ISTAT, in città esistono già oltre 9.000 abitazioni vuote.
Le associazioni concludono chiedendo un confronto pubblico e ribadendo la volontà di contrastare quello che definiscono “l’assedio del cemento”.
Nel comunicato i sodalizi fanno riferimento ad un accesso agli atti che non ha avuto risposta entro i termini di legge, 30 giorni. Sempre Italia Nostra lo scorso 14 marzo ha reso noto che un altro accesso gli atti non aveva avuto risposta entro i 30 giorni previsti dalla normativa. Accesso in cui si chiedevano informazioni anche sullo stato «delle acque e dei sedimenti del torrente Lebba». Cinque anni fa abbiamo pubblicato il video – che stava girando in quei giorni sui social – di quello che apparve essere frutto di uno sversamento nel torrente.
A pochi passi da Punta Aderci sversamenti nel torrente Lebba?
Gli accessi agli atti e gli accessi civici sono tra gli strumenti più utilizzati dai giornalisti per ottenere informazioni e documenti. Lo abbiamo fatto anche noi in questi anni, varie volte proprio a Vasto su temi di rilevante importanza pubblica, questioni ambientali in primis. Nei nostri archivi gli articoli in cui abbiamo riportato l’evoluzione dei vari accessi.





