«Venivamo caricati su dei camion. Chiusi, tipo quelli che vendono la frutta nei paesi. C’erano dei bimbi piccolissimi, alcuni neonati. Ma non con le loro madri, non tutti almeno».
«Non scorderò mai le grida. A un neonato appena scaricato dal camion fecero…. Nemmeno nei peggiori film dell’orrore. Eppure loro stavano tutti lì, fermi, convinti che Satana li avrebbe premiati. E ridevano, ridevano, mentre tutto intorno era dolore e morte, loro ridevano».
Sono stralci della testimonianza di una sopravvissuta ad una setta pedosatanista raccolta dall’associazione Prometeo, fondata e presieduta da Massimiliano Frassi.
«Una delle tante sette, reali, che esistono, sommerse, nel nostro Paese – denuncia Frassi – Altre, più note, non praticano (forse) il satanismo, ma in un momento buio come questo (basta leggere le cronache per vedere come il male abbia alzato la cresta), stanno imperversando. Nel silenzio più totale».
La presenza di sette sataniste, gli abusi satanisti anche pedofili esistono, dilagano in tante parti d’Italia. Ma non se ne parla se non per negare, far finta che non esistono, perseguitare chi denuncia. «Il tema sette è un altro tema di cui non si parla più. Forse davvero registriamo un prima e un dopo Epstein. E quel dopo, che vede i vertici del mondo coinvolti, fa sì che certi argomenti siano un tabù. Oppure, senza cadere in facili idee complottiste, la verità è più a portata di mano: sono così potenti che possono controllare chi parla di loro… silenziandoli» la riflessione di Massimiliano Frassi che cita due inchieste di Panorama del 2007 e del 2008.
Sono passati quasi vent’anni, sul sistema Epstein è calato il silenzio e continua a mancare consapevolezza e impegno nel contrastarle. Eppure i fatti emergono, ci sono, documentano una realtà che sarebbe incontrovertibile. Come copertina di quest’articolo riproponiamo un’immagine diffusa anni fa dalla Polizia Postale. Nel giugno 2020 a Firenze fu arrestato un 23enne che si faceva chiamare “Il Diavolo” che sottoponeva le sue vittime «a rituali satanici di ogni genere, anche di natura sessuale». Le accuse contestate furono «riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, violenza sessuale e pornografia minorile».
In questi giorni tra le notizie c’è quella di un 15enne italiano arrestato a Malta, accusato di vari reati tra cui detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Il ragazzo sarebbe stato adescato da un gruppo che gli avrebbe inviato materiale pedopornografico e satanista. Pedopornografia e satanismo, un mix che torna in varie inchieste e operazioni della polizia postale e che da Epstein in giù ricorre nelle cronache nazionali e internazionali.
Nel 2019 una vittima (abusata dall’età di 2 anni) di una rete satanica pedofila in Australia denunciò pubblicamente, facendo nomi di esponenti delle alte sfere coinvolti.
Sul web si trovano pochissime tracce, non è disponibile neanche la copertina, di un libro pubblicato nel 2007. Il titolo è più che emblematico di cosa veniva denunciato e dello spaccato della realtà documentato: “Viaggio nelle tenebre. Pedofilia, traffico d’organi e satanismo”.
Nel 2020 furono 50 gli arresti al termine di una operazione della Polizia Postale di Torino. Torture di bambini piccolissimi, organi estrapolati, arti amputati, olio bollente versato sui corpicini dei piccoli abusati e poi uccisi dai loro predatori, i pedocrimini documentati dagli investigatori. «Contenuti raccapriccianti di abusi su minori, ritraenti vere e proprie pratiche di sadismo dove le vittime erano anche neonati» scrisse il Corriere della Sera.
Il 5 dicembre dell’anno scorso abbiamo riportato la notizia di un gruppo pedosatanista sgominato in Australia. Sette mesi dopo contro il capo di questa rete, Landon Germanotta-Mills, sono stati formulati altri 20 capi d’accusa per possesso, produzione e diffusione di materiale di abuso pedofilo. Il gruppo pedosatanista ha condiviso video di abusi pedofili anche su neonati, abusi con simboli e rituali satanici.
Sette, pedocriminalità, satanismo. Mix sempre negato, omesso, taciuto, anche in Italia. E anche in Abruzzo. Eppure esistono, come abbiamo documentato con un’inchiesta in vari articoli partendo dalla morte di Jois Pedone. Nei prossimi giorni cadrà il quarto anniversario della morte del ragazzo, ritrovato senza vita a Punta Penna. Una morte archiviata come suicidio dalla magistratura mentre la famiglia in questi anni, sostenuta dall’associazione Penelope Abruzzo, vicenda di cui si è molte volte interessata anche “Chi l’ha visto?”, continua a ribadire che il ragazzo non si è ucciso ma è stato ucciso. Ombre, dubbi, interrogativi sulla morte sono numerosissimi, come abbiamo documentato e riportato in una nostra inchiesta articolata su diversi articoli.



