Continua quello che sembra essere uno scontro a tutto tondo e che, ancora una volta, avvolge i lavori in Commissione Antimafia. Infatti l’avvocato Luigi Li Gotti, avvocato di diversi testimoni e collaboratori di giustizia e tornato alle cronache per aver denunciato l’élite del governo italiano per il caso Almasri, aveva già presentato al Consiglio Superiore della Magistratura un esposto nei confronti del procuratore di Caltanissetta, procura che indaga sulle stragi mafiose del 1992, Salvatore De Luca.
Adesso si inasprisce lo scontro e arriva la denuncia penale: il reato contestato, che a quanto scrive l’avvocato “non è compito o pretesa dello scrivente denunciante, dare una spiegazione del grave comportamento del dott. De Luca. Peraltro, il reato di falsa testimonianza richiede il dolo generico. Potrà, quindi, essere lo stesso denunciato a indicare la ragione della sua scelta delittuosa gravissima” è quello di “reiterata falsa testimonianza commissiva ed omissiva“.
Il fatto riguarda le audizioni che si sono svolte nelle sedute del 9 dicembre 2025, 10 febbraio e 14 aprile 2026 in Commissione Parlamentare Antimafia e che riguarda le stragi di Capaci e via D’Amelio e le varie piste investigativa, quindi dossier mafia-appalti e pista nera, quali causa o concausa delle stragi, oggetto delle indagini, dirette dal procuratore.
Nell’audizione del 9 dicembre, la parte contestata detta dal procuratore in commissione è:
“dobbiamo affermare che la concausa sulla quale abbiamo trovato maggiori elementi e maggiori riscontri è proprio mafia-appalti. Altre concause non ci sentiamo di escluderle, ma allo stato o sono in corso oppure, almeno per una certa parte, non hanno dato alcun esito. In particolare, desidero -sempre come premessa- spendere due parole circa la pista nera.
Noi abbiamo in corso delle indagini sulla piata nera. Ciò che sinceramente ci appare un po’ strano, un po’ singolare è che si insista su un certo filone legato alla pista nera. Mi riferisco alla pista Delle Chiaie a seguito delle dichiarazioni rese da Romeo Maria e anche dal luogotenente Giustini. Se qualcuno vorrà approfondire l’argomento lo approfondiremo, ma sinceramente mi pare un’autentica perdita di tempo, e già ne abbiamo perso abbastanza su questa pista, continuare a parlare di questa vicenda.
Dalle dichiarazioni del luogotenente Giustini, di Maria Romeo e dalle presunte dichiarazioni -che non ci sono mai state- del collaboratore Alberto Lo Cicero viene fuori una pista che giudiziariamente vale ‘zero tagliato’. Ripeto, ‘zero tagliato’. Non mi dilungo perché mi sembra di farvi perdere tempo sul punto”
In quella del 10 febbraio invece, a seguito della trasmissione Report dove sono state fatte ascoltare le parole di Alberto Lo Cicero:
“ho sentito la necessità di approfondire quanto detto con un flash nella precedente audizione (dal min. 1,30) circa la pista nera intesa esclusivamente con riferimento alle propalazioni di Romeo Maria, luogotenente Giustini Walter ed eventualmente Lo Cicero Alberto, perché per mia ingenuità, ho pensato che ci fosse poco da dire, tenuto conto della chiarezza del materiale che avevamo a disposizione.
Tuttavia, successiva trasmissione televisiva ha portato degli elementi che è necessario approfondire perché è inutile nascondere che in una materia come quella che trattiamo, gli elementi che vengono portati, nuovi o seminuovi delle trasmissioni televisive poi entrano a far parte del materiale processuale e bisogna tenerne conto. Ribadisco che io sento al massimo livello di assicurare la completezza e correttezza dell’informazione, perché questo mi impone la legge, ovviamente nei limiti delle mie capacità e salvo errori che sono sempre possibili. Ritengo necessario ribadire ciò che ho detto nella precedente audizione, ma forse a qualcuno è sfuggito, che io faccio riferimento alle propalazioni di Romeo Maria, Giustini Walter e, vedremo in che termini, di Lo Cicero Alberto (…).
Non si va a processo con elementi che sono fragili ma si archivia e poi, al sopravvenire di nuovi elementi, si riaprono le indagini. (…) Quello zero tagliato di cui ho parlato nella precedente audizione. Vogliamo cambiare terminologia, purissima aria fritta, ma la sostanza non cambia”
Per l’avvocato il procuratore De Luca, nel riferire in ordine alla vicenda Maria Romeo, Walter Giustini e Alberto Lo Cicero e sul ruolo ipotizzato di Stefano Delle Chiaie, definito dallo stesso De Luca purissima aria fritta e zero tagliato, una perdita di tempo da scongiurare in favore della stessa Commissione parlamentare, a verosimile callidità di rispetto istituzionale, avrebbe taciuto, impedendone la conoscenza, l’esistenza della richiesta di rinvio a giudizio depositata il 20 giugno 2024 (ed accolta), a sua firma,
“segnatamente il capo D della imputazione, relativo a Romeo Domenico, in concorso con l’ex parlamentare del MSI. avv. Stefano Menicacci.”
Alla fine delle 8 ore totali di audizione in commissione, tra l’altro senza nemmeno la possibilità da parte dei commissari di fare domande, il procuratore ha affermato:
“Per quel che riguarda le istituzioni deviate o anche la pista nera, l’ho già detto più volte, può darsi, stiamo lavorando, ma allo stato non ci sono concreti elementi ostensibili di cui parlare. In ogni caso, l’accertamento di una partecipazione di istituzioni deviate o di destra eversiva non riguarderebbe la causale. Si troverebbero dei concorrenti esterni.
Poi bisognerebbe capire qual è la causale di queste istituzioni deviate e di questi presunti estremisti eversivi della destra estrema. Bisognerebbe poi accertare perché c’è questo intervento e a che cosa tendono”.
Ed è in questo passaggio che per l’avvocato, al reato “mendacio omissivo” si può aggiungere il reato “mendacio commissivo“.
Infatti, in conclusione, per l’avvocato:
“Non pare proprio una conclusione coerente al dovere di fare conoscere tutto ciò che il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, aveva l’obbligo giuridico di riferire, nell’arco delle otto ore di sua audizione, cui non è seguita la possibilità di porre domande ai Commissari, non essendo stata fissata, all’uopo, una ulteriore audizione, essendo la maggioranza all’evidenza appagata dal compendio dichiarativo dell’autorità giudiziaria audita.”




