Nel visionario romanzo “Il ciottoloso enigma” di Marco Biagetti, il lettore viene trascinato dentro un’esperienza percettiva e psicologica intensa, instabile, attraversata da simboli, visioni e improvvise fratture della realtà. Non siamo davanti a una narrazione lineare, rassicurante, ordinata: il romanzo procede come un cammino accidentato, quasi ipnotico, dentro una dimensione in cui ciò che appare solido comincia lentamente a incrinarsi.
Il protagonista dell’opera, Beniamino, si muove in una città alienante, fatta di stazioni ferroviarie, marciapiedi gremiti e folle anonime che sembrano avanzare come organismi automatici. Potrebbe essere una qualsiasi periferia urbana contemporanea, dominata dal rumore, dal traffico, dall’isolamento e da quella solitudine collettiva che spesso abita i luoghi più affollati.
A rompere questo equilibrio fragile è l’incontro con una strana ragazza dai capelli mutevoli e dal forte odore di rosmarino. Una presenza enigmatica, quasi impossibile da classificare, che agisce come un detonatore nella vita del protagonista. Da quel momento, Beniamino comincia a mettere in discussione tutte le sue certezze: la percezione della realtà si deforma, il tempo si spezza, i ricordi si confondono e il linguaggio stesso sembra liberarsi da una logica puramente realistica.
«Sto davvero vivendo un’altra vita, diversa e del tutto estranea da quella che ho lasciato non appena ho incontrato la ragazza sotto la panchina. Tuttavia, ancora non sono certo di nulla, né di questa vita, né di quell’altra e se davvero, o ancora, c’è qualcosa che le lega».
Quella raccontata da Marco Biagetti potrebbe sembrare, a prima vista, una storia di smarrimento personale. Ma “Il ciottoloso enigma” si rivela presto una riflessione più profonda e radicale sulla crisi dell’identità contemporanea. La città moderna appare come una gigantesca macchina crudele, capace di imporre agli individui percorsi prefissati, trasformandoli in ingranaggi inconsapevoli di un meccanismo più grande.
In questo scenario, la ragazza rappresenta l’opposto dell’ordine sociale. È imprevedibile, caotica, sfuggente. I suoi capelli, che cambiano colore in base alla luce, diventano il segno di una realtà che non possiede mai una forma definitiva. Beniamino viene attratto proprio da ciò che non riesce a classificare, da ciò che non può dominare, da ciò che rompe la gabbia delle abitudini e lo costringe a modificare il proprio comportamento.
La forza del romanzo sta anche nella scrittura di Marco Biagetti, che si muove continuamente tra prosa narrativa e tensione poetica. Ogni elemento può trasformarsi in simbolo: una panchina, una cabina telefonica distrutta, un fermaglio per capelli. Nulla resta semplicemente ciò che sembra. Gli oggetti, i luoghi e le presenze contribuiscono a costruire un discorso più ampio sulla paura, sul controllo e sulla necessità di ridefinire sé stessi.
“Il ciottoloso enigma” è una lettura impegnativa, ma capace di offrire grandi soddisfazioni quando il lettore comincia a decifrare alcuni dei suoi riferimenti cruciali. Il romanzo non consegna risposte semplici, né cerca scorciatoie consolatorie. Al contrario, suggerisce che la ricostruzione dell’identità possa avvenire soltanto accettando le proprie fratture interiori, la perdita delle vecchie certezze e la necessità di cambiare prospettiva.
Marco Biagetti firma così un’opera visionaria e inquieta, dove la realtà non è mai una superficie ferma, ma un terreno mobile, ciottoloso appunto, sul quale ogni passo obbliga a fare i conti con ciò che siamo, con ciò che abbiamo smarrito e con ciò che potremmo ancora diventare.

Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 301
Prezzo: 15,00 €
Codice ISBN: 979-8328835602
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