Nella lunga intervista rilasciata a “30 minuti con…”, Salvatore Borsellino guarda al passato ma non dimentica il presente. E denuncia quello che considera uno dei pericoli più gravi per il Paese: la riscrittura della storia. Secondo Borsellino, un disegno più profondo: cancellare i legami, isolare le stragi, separare ciò che invece andrebbe letto dentro un’unica lunga trama di potere, sangue, depistaggi e interessi politici.
“Stanno tentando veramente di riscrivere la storia, di cancellare la storia, stanno in tutte le maniere cercando proprio di far sì che i giovani non conoscano quello che è veramente successo nel nostro Paese”.
Borsellino lega questa denuncia a un filo che attraversa decenni di storia italiana: da Portella della Ginestra alle stragi del 1992 e del 1993, passando per quella che definisce una strategia volta a condizionare la vita democratica del Paese.
“Ho dovuto stampare io una edizione dell’Agenda Rossa dove ho riassunto tutte le stragi che sono avvenute nel nostro Paese da Portella della Ginestra in poi, perché sono tutte stragi che hanno la stessa finalità, lo stesso indirizzo”.
Nel corso dell’intervista, il fratello di Paolo Borsellino affronta anche il tema della strage dell’Olimpico, l’attentato progettato contro i carabinieri allo Stadio Olimpico di Roma e mai realizzato. Secondo la sua lettura, quell’azione non sarebbe stata portata a termine perché il risultato politico era già stato ottenuto.
“La strage dell’Olimpico cosiddetta non c’è stata semplicemente perché il risultato era stato raggiunto, era stato sovvertito l’ordine democratico del nostro Paese attraverso la creazione di quel partito, Forza Italia. Lo stesso Berlusconi presentando Dell’Utri ha detto: senza quest’uomo Forza Italia non esisterebbe. Lo dice lui”.
Senza dimenticare Vittorio Mangano, non un semplice stalliere.
“Adatto per mantenere i rapporti, quello stalliere di cui diceva mio fratello non sapeva neanche quante gambe avesse un cavallo”.
Quando nell’intervista viene richiamata la narrazione secondo cui Silvio Berlusconi avrebbe combattuto Cosa Nostra, Salvatore Borsellino risponde con parole durissime.
“Ho provato un senso di ripulsa: come si può dire che Berlusconi, al quale oggi intitolano anche aeroporti, ha combattuto la mafia quando ha continuato a finanziare la mafia, a pagare la mafia anche quando era Presidente del Consiglio?”.
Ecco che ritorna ancora una volta il rapporto tra mafia, politica, denaro e potere.
Salvatore Borsellino punta il dito anche contro le nuove norme sui servizi segreti, denunciando una trasformazione inquietante: ciò che un tempo sarebbe avvenuto nell’ombra, oggi rischierebbe di trovare copertura normativa.
“Stanno uscendo allo scoperto le cose che facevano prima di nascosto, oggi le vogliono fare alla luce del sole”.
Poi aggiunge:
“Oggi le possono fare alla luce del sole, senza essere perseguiti dalla magistratura e sono cose terribili perché hanno la possibilità di detenere l’esplosivo, partecipare alle associazioni terroristiche, anche compiere omicidi senza doverne rispondere alla magistratura ma solo al capo del governo”.
Borsellino si dice addolorato anche per quella che considera una mancata reazione da parte delle più alte istituzioni.
“Mi addoloro, devo dire che ci sarebbe dovuto essere una reazione ben diversa da parte del Presidente della Repubblica che non avrebbe dovuto permettere che passasse questo decreto”.
Racconta degli appelli presentati dal coordinamento delle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi.
“Purtroppo non siamo stati ascoltati e devo dirlo con tristezza: da parte della Presidenza della Repubblica la risposta è stata soltanto il silenzio e questo è una cosa che mi dà un’infinita tristezza”.
Guarda l’intervista integrale a Salvatore Borsellino su “30 minuti con…”





