A volte il risultato più importante non compare sul tabellone. Ma si ottiene con il messaggio lasciato negli occhi e nella coscienza. È accaduto a Campobasso, durante un torneo estivo di calcio a 5 femminile, dove alcune giovani frequentatrici della Scuola allievi agenti della Polizia di Stato hanno scelto di scendere in campo nel nome di Emanuela Loi.
Le ragazze, tutte tra i venti e i ventiquattro anni, hanno voluto chiamare la propria squadra “Siamo tutte Emanuela”, rendendo omaggio alla giovane poliziotta assassinata il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio, insieme al giudice Paolo Borsellino e agli agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Noi di WordNews.it, dal 23 maggio (Capaci, altra Strage di mafia e di Stato) stiamo dedicando le puntate di “30 minuti con…” ai 57 giorni che separano le due stragi di mafia e di Stato (Capaci e via D’Amelio), con la partecipazione di vari protagonisti per raccontare e far emergere le tante anomalie di Stato.
L’iniziativa della FITEL Molise (Federazione Italiana Tempo libero) è nata spontaneamente, ed è stata capace di trasformare un torneo sportivo in una testimonianza concreta di legalità, memoria e responsabilità civile.
Giovanni Alfano, una vita nella Polizia di Stato
A raccontare questa storia è Giovanni Alfano, poliziotto con circa 38 anni di servizio e presidente della FITeL Molise, protagonista e promotore negli anni di numerose iniziative sociali e antimafia.
Nel 1992 Alfano prestava servizio operativo a Roma, presso il Commissariato San Giovanni, l’ex IX Distretto. I mesi più drammatici dell’offensiva mafiosa contro lo Stato. Il 23 maggio 1992, lungo l’autostrada nei pressi di Capaci, vennero assassinati il giudice Giovanni Falcone, la magistrata e moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. I poliziotti viaggiavano a bordo della Quarto Savona Quindici, la vettura investita in pieno dall’esplosione.
In quel periodo Alfano era impegnato nei servizi di vigilanza presso il domicilio protetto del giudice Rosario Priore, titolare dell’inchiesta sulla strage di Ustica, e presso altri obiettivi sensibili della zona di San Giovanni in Laterano.
La paura, ricorda, era concreta. La mafia aveva assassinato Falcone e aveva avviato una strategia terroristica destinata a colpire anche lontano dalla Sicilia (Firenze, Milano e Roma).
57 giorni dopo Capaci, l’esplosione di via D’Amelio cancellò altre sei vite. Tra queste c’era quella di Emanuela Loi, 24 anni, prima donna della Polizia di Stato a morire in servizio. Il più giovane tra gli agenti assassinati era Vincenzo Li Muli, che aveva appena 21 anni. “Per i giovani poliziotti dell’epoca fu un colpo dirompente. Ma allo sconforto seguì la determinazione”. Alfano chiese di essere assegnato al Reparto volanti della Questura di Roma, per continuare il proprio servizio in prima linea.
Nel 1996 divenne ispettore e fu destinato a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, dove assunse la responsabilità di una squadra di polizia giudiziaria del Commissariato. Tornato in Molise, svolse per circa dieci anni le funzioni di istruttore di tiro presso la Scuola allievi agenti, prima di tornare all’attività operativa nel Nucleo operativo di protezione per collaboratori e testimoni di giustizia. Oggi presta nuovamente servizio presso la Scuola, affiancando all’insegnamento un’intensa attività sociale e culturale.
Tra le iniziative alle quali è maggiormente legato figura l’arrivo, per la prima volta a Campobasso, della teca contenente i resti della Quarto Savona Quindici.

Il nome di Emanuela sulle maglie
Quando alcune giovani allieve hanno chiesto a Giovanni Alfano di aiutarle a partecipare al torneo estivo di calcio a 5, il poliziotto non ha esitato. Per quindici anni ha allenato diverse squadre molisane e conosce il valore educativo dello sport. “La sorpresa più grande è arrivata quando le ragazze, su mia sollecitazione, hanno scelto di richiamare nel nome della squadra la figura di Emanuela Loi. Non un nome scelto per convenienza o per cercare visibilità, ma l’omaggio sincero di giovani donne che hanno riconosciuto in una coetanea di un’altra generazione un esempio di coraggio, determinazione e fedeltà allo Stato”.
Durante le partite le ragazze hanno indossato una maglietta con il volto di Emanuela Loi e, sul retro, la scritta:
“Siamo tutte Emanuela”.

Il messaggio della nipote di Emanuela Loi
Carissime colleghe,
mentre vi preparate per il torneo di calcetto, voglio esprimere quanto
sia speciale il vostro team, “Noi siamo Emanuela”.
Emanuela aveva 24 anni, era una poliziotta, la prima donna ad entrare
in una scorta. Il 19 luglio 1992 ha perso la vita a Palermo per
difendere la legalità insieme ai suoi colleghi Walter Eddie, Claudio,
Vincenzo e Agostino.
Emanuela Loi ha dimostrato grande coraggio e impegno nel suo
lavoro, anche di fronte alle difficoltà non si è mai tirata indietro.
Onorare il suo nome significa anche onorare i valori in cui credeva: la
giustizia, la determinazione e la solidarietà.
Ogni volta che scendete in campo, portate con voi il suo spirito.
Questa è un’opportunità non solo per divertirvi, ma anche per
mostrare quanto sia importante lavorare insieme come squadra.
Ricordate che ogni passaggio e ogni tiro sono un modo per esprimere
il vostro impegno e la vostra passione.
Emanuela rappresenta un esempio da seguire: la sua forza e il suo
coraggio ci insegnano a non arrenderci mai, di fronte a qualsiasi
ostacolo. Portate con voi questa determinazione e giocate con tutto il
cuore, divertendovi e creando ricordi bellissimi insieme.
Siate fiere di ciò che rappresentate e date il massimo in ogni partita.
Lei sarà fiera di voi e della forza che emanate!
Con affetto
Emanuela
Giovanni Alfano ha contattato Emanuela Loi, nipote della poliziotta assassinata, che porta il suo stesso nome e indossa a sua volta la divisa della Polizia di Stato. La giovane agente ha accolto con emozione l’iniziativa e ha inviato alla squadra un messaggio di incoraggiamento, letto dalla speaker prima delle due partite disputate.
Due sconfitte in campo, una vittoria sugli spalti
Le giovani allieve hanno ottenuto una vittoria più importante: hanno riportato tra la gente il nome di Emanuela Loi, trasformando un campo di calcio in un luogo di memoria condivisa.
Non c’erano passerelle, cerimonie ufficiali o riflettori mediatici. C’erano soltanto ragazze con una maglia, un pallone e la consapevolezza di rappresentare qualcosa di più grande di una competizione.

La maglia numero 19 arriverà a Palermo
Uno dei momenti più significativi dell’iniziativa ha riguardato la maglia numero 19, scelta per ricordare la data della strage di via D’Amelio. La maglia è stata autografata da tutte le componenti della squadra e consegnata a Serena, una giovane attivista antimafia che giocava nella formazione avversaria. Sarà lei a portarla a Palermo il 19 luglio, in occasione dell’anniversario dell’assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta.
Da Campobasso a Palermo, un viaggio simbolico. Porterà con sé le firme delle ragazze, il ricordo di Emanuela e un messaggio rivolto alle nuove generazioni: la memoria non deve restare chiusa nelle commemorazioni, ma deve diventare una scelta quotidiana.
La memoria che continua a vivere
“L’arresto di Matteo Messina Denaro ha chiuso una lunga stagione criminale, ma non ha certamente sconfitto le mafie. La battaglia contro il potere mafioso continua nella società, nelle istituzioni, nelle scuole e nella capacità di trasmettere ai giovani i valori della legalità e dell’onestà”.
È questo il senso più profondo della testimonianza di Giovanni Alfano: ricordare gli uomini e le donne che hanno sacrificato la vita per la democrazia significa impedire che i loro nomi diventino semplici ricorrenze sul calendario.
Ovviamente, come hanno tenuto a precisare gli organizzatori, la manifestazione rientra nel puro volontariato e negli ideali di donne e uomini che credono fermamente in certi principi.






